Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – decimo capitolo

Capitolo X

Teresa si trovava nell’ufficio del direttore della filiale Telecom di Varese. Un ometto smilzo, con enormi occhiali da vista quadrati, formale.

Dottoressa Leone, le confermo che Cosimo Valli si trovava qui nel giorno e nell’ora da lei richiesti” e le porse la fotocopia del registro delle presenze

Grazie..che tipo è il suo dipendente?”

Una gran brava persona, non capisco proprio cosa c’entri con un’indagine della Polizia” rispose con una nota di irritazione

Sa, per mia esperienza sono gli insospettabili a poter aver commesso dei reati” replicò la detective

Non è il caso di Valli, lavora qui da più di dieci anni e mai una furbata come invece altri suoi colleghi, lo definirei un uomo corretto. Infatti è in odore di promozione, sempre che lei non me lo arresti”

Vedo nel tabulato – lei cambiò discorso – che la settimana precedente Valli aveva fatto un altro turno, dalle 10 alle 18” e mentalmente si ricollegava alle parole dell’anziano testimone: se un uomo aveva sostato tutto il giorno nell’area vicina alla villa della Pirovano, non poteva essere in contemporanea sul posto di lavoro. Le date coincidevano. E lo escludevano.

Non ricordo con esattezza, guardi lei, è tutto registrato”

Certo. Un’ultima cosa, lei sa di che colore è la nuova Panda di Valli?”

Il dirigente si alzò e le indicò, dalla vetrata, il parcheggio antistante la palazzina. “ E’ quella gialla in seconda fila, alla nostra destra”

Gialla. No, Cosimo Valli non c’entrava. L’auto vista dal vicino di Agata era di un colore spento. Il tizio era sveglio, avrebbe potuto confondere il grigio argento con l’azzurro metallizzato e forse con il bianco, avrebbe ricordato una tinta che spicca come il giallo.

Però la spilla di Tecla Redaelli e l’orecchino trovato nella stanza del giornalista assassinato erano stati fatti dalla moglie. C’entravano i gingilli con i delitti? E in che senso?

Uscì dall’ufficio di telecomunicazioni con i punti interrogativi che le pulsavano nella testa. Salì in macchina e si diresse all’agriturismo Il Pivione, a Brebbia. Piovigginava. Non ci fece caso. Era troppo concentrata sull’indagine. Incrociò Ludovico che stava mettendo sella e briglie a un cavallo, le indicò chi fosse l’artista.

La detective optò per un approccio diretto, spiccio e incisivo:” Ha realizzato lei questo orecchino?”

La donna stava spazzando la grande sala da pranzo. Si fermò e guardò la bustina di plastica che le tendeva Teresa.

Sì” le rispose guardandola di sottecchi. L’investigatrice, rosa dalla fretta, non si era neppure presentata. Lo fece brevemente, senza entrare nei dettagli. La cameriera assunse un atteggiamento più rilassato.

Per caso si ricorda a chi l’ha dato o venduto?”

No..partecipo a tanti mercatini locali, oltre a vendere personalmente a casa di chi mi chiede di visionare la collezione. Mi spiace non poterla aiutare, ma questo modello è piaciuto e ho fatto tanti orecchini simili, proprio non rammento”

Quindi potrebbe anche trattarsi di un regalo acquistato per un’altra persona”

In effetti sì, la stessa signora Redaelli compra molti dei miei pezzi per le sue amiche..”

Sa dove sia adesso?”

Qua in giro, l’ho vista poco fa”

Teresa salutò e andò a cercare Tecla. L’atmosfera uggiosa ben si sposava al suo stato d’animo indescrivibile, un malcelato mix tra incazzato e depresso. La figlia di Giovanni Redaelli invece sembrava di buon umore, la accolse più allegra del solito e le offrì un caffè nella sua villetta.

Teresa la seguì volentieri, appena entrate le fece vedere l’ornamento.

E’ suo?”

Direi di sì.. – rigirò il contenitore trasparente per qualche secondo – sono spariti da un po’, naturalmente avevo la coppia…li ho tanto cercati per abbinarli a un certo vestito..ma come mai lei ne ha uno?”

E’ una lunga storia..piuttosto, mi stava dicendo che sono scomparsi..da dove?”

Ho in camera da letto un’anta dove appendo collane e orecchini. Ma questi rossi non li trovo più, ho guardato anche altrove..niente”

E’ sicura di non averli persi? Oppure, chi potrebbe averglieli presi?” la detective parlava a raffica

Escludo di averli entrambi smarriti e pure si tratti di un furto.. non mi manca nient’altro e ho bijoux ben di maggior valore…e no, non mi viene in mente che fine possano aver fatto..”

Ok. Grazie per il caffè, mi chiami se le viene in mente qualcosa o se salta fuori il gemello di questo..che tengo io, mi serve”

Tornata in studio avvolta dalla cappa esistenziale di quel suo momento, tormentata da mille dubbi, Teresa trovò Rami al computer con Claudio Redaelli. Seduti fianco a fianco di fronte allo schermo, parlottavano con fare complice.

Ciao – la salutò il suo braccio destro – abbiamo appena completato la transazione e trasferito 10 milioni di euro nel nostro conto Alfa”

Penso sia la soluzione in ogni senso migliore – precisò Redaelli – meno male che ci siete voi a occuparvene, così io ne resto fuori! Sì, lo chiuda pure – disse rivolto all’investigatore tunisino che era on line nel secondo conto della Banca di Lussemburgo, il primo era già stato svuotato e ora risultava inesistente

Ha già pensato a chi destinare la somma in anonimato?” gli domandò Teresa sedendosi di fronte

Mi piacerebbe devolverla agli anziani..questa società se ne occupa troppo poco…in zona c’è il progetto di un’associazione che si definisce ONLUS per costruire una casa di risposo, al solito mancano i fondi e li stanno chiedendo tipo colletta sociale. Ho chiesto al mio avvocato di informarsi bene su di loro.. se è gente seria, veramente motivata, li potreste versare sul loro c/c ”

Ah, ottima idea…” la detective stava commentando l’iniziativa quando trillò il suo smartphone, aveva impostato un allegro sound caraibico per tirarsi su di tono. Era il professor Martini.

Uscì in giardino dalla porta-finestra per rispondergli

Cara Teresa – esordì più arzillo che mai l’ottuagenario specialista in neuropsichiatria – ho una buona notizia per lei. Per meglio aiutarla nella sua indagine, ho svolto una seduta diciamo…particolare con la mia paziente Lucilla Terzi, naturalmente ignara del mio bluff a fin di bene. In sintesi, ho utilizzato l’ipnositerapia per farle eventualmente svuotare il sacco. Come sa, è un metodo scientifico in cui sono esperto e, a proposito di quanto le affermo, firmerei la perizia per il tribunale: posso assicurarle l’estraneità della donna agli omicidi”

Quindi Ecate non c’entra niente? E perché allora non ha reagito emozionalmente alla notizia della morte di Agata Pirovano?”

Perché hanno litigato pesantemente negli ultimi tempi. O meglio, la Pirovano l’ha ripetutamente insultata dandole della truffatrice visto che non sapeva dirle, tramite i tarocchi, chi avesse ucciso suo marito e altro del genere sulla scia dell’assassinio”

Oddio, ma la Pirovano era proprio ignorante alla radice cubica! D’accordo, parce sepulto. Quindi se l’era presa con Ecate tipo capro espiatorio

Sì. Pare che Agata sia andata da lei almeno cinque volte a dirgliene di tutti i colori per la sua incompetenza di maga. Vien da sé che chiunque se la sarebbe presa. Un soggetto fragile come Lucilla, per autodifesa, l’ha psicologicamente rimossa. In pratica, per lei non esisteva più. Ecco spiegata la sua reazione”

La ringrazio, adesso mi è chiaro il suo comportamento”

L’investigatrice andò a sedersi sotto al gazebo sempre più mentalmente ingarbugliata. Certo, escludere una persona dai sospettati era un fatto positivo. Chiamò Nino Salemi per un contrordine, o meglio, per dirgli di lasciar perdere con la cimice da piazzare nel regno di Ecate. Alla luce delle novità emerse rappresentava solo una perdita di tempo e di energie per tutti loro impegnati con fibrillazione nella ricerca della verità.

Peccato lei non sapesse più dove andare a parare. Aveva nascosto nella panca-contenitore d’arredamento esterno una bottiglia di whisky, la prese e ne bevve due ampie sorsate a canna. Poi la ripose. Non voleva che Rami scoprisse il suo nuovo nascondiglio: ogni volta che scovava una bottiglia di malto, la faceva sparire silenziosamente.

Nel giro di cinque minuti il suo esotico braccio destro la raggiunse in giardino. Contrariamente a lei, era di ottimo umore.

Terry, poco prima che arrivasse Claudio Redaelli è passato da noi Enrico Curioni, il fidanzato di Tecla, sai per il DNA. Però il biologo forense è super incasinato, forse riuscirà a venire per il test domani e il Curioni si è detto disponibile a tornare, si ferma all’agriturismo di Tecla per qualche giorno”

Bene, bene…- rispose sovrappensiero – e hai sistemato tutto con il Lussemburgo?”

Sì, non si sa la provenienza di quel denaro ma a questo punto, visto che andrà in beneficenza, mi sembra non sia necessario arrovellarsi. Tu che ne pensi?”

Che va bene così. Se tutti i capitali off shore, leciti o illeciti, venissero devoluti per giuste cause come questa di un residence per anziani…anche Terenzi era d’accordo quando gliene avevo accennato. Non ero affatto certa, piuttosto, che Claudio scegliesse questa strada ..”

Ho capito che per lui l’immagine conta più del denaro. Considera pure che, da quanto ho appurato, guadagna molto bene quindi non sono i soldi la sua priorità. Redaelli è anche un commercialista del Tribunale di Milano, non ultimo ha un nutrito giro di clientela ai piani alti del mondo finanziario. Insomma Teresa, tiene moltissimo alla sua reputazione professionale che evidentemente ha abilmente costruito negli anni. Ha preferito non rischiare scandali”

Meglio così, un problema in meno per noi che già brancoliamo nella nebbia fitta” e gli raccontò di quanto le aveva appena riferito il professor Martini

. continua 

Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – nono capitolo

Capitolo IX

Rami se ne stava imperterrito da un paio di giorni ( e parte delle notti) al computer. Instancabile e determinato, cercava di decriptare la password per entrare nei file cifrati di Davide Trotti. Captava ci fossero, ma non trovava il modo di entrarvi.

Teresa, che tu sappia quel giornalista era un abile cyber del web?”

Boh…però aspetta un attimo, mi viene un’idea…chiamo il suo boss”

Il direttore del Corriere della Sera rispose subito, appena vide chi era che stava cercandolo.

Voi avete una sezione informatica? Forse Davide si era appoggiato a un collega per la sua privacy on line ”

Ah, brava Teresa Leone, può essere! Le passo subito la persona, resti in linea” efficiente e di poche parole, trasferì la chiamata a un certo Renato

Non dica niente al telefono, taccia per precauzione – esordì Teresa – desidero sapere se lei ha maneggiato il computer di Trotti”

Dopo qualche secondo di silenzio, l’uomo rispose: “ Mi dia il suo indirizzo, arrivo al più presto”

Si presentò verso sera. Un ricciolino sui trentacinque anni, molto compreso nel suo ruolo.

Qui possiamo parlare liberamente” e la detective gli spiegò cosa stavano cercando

Hmmm…purtroppo non riesco a ricordare la parola chiave – borbottò – è trascorso parecchio tempo…mi lasci fare dei tentativi”

Prego, si accomodi “ Rami gli cedette ben volentieri il posto davanti al suo schermo, dove era già impostato tutto

Renato si sedette e iniziò a saltellare qua e là con i tasti. Un’oretta dopo, ebbe un’illuminazione: “ Era la data del suo matrimonio! Già, peccato si sia separato nel giro di un anno e la tizia fosse odiosa!”

Ha il suo telefono?” chiese l’investigatrice

..no, io no…ma una nostra collega è sua amica, ora la chiamo al giornale, è di turno stasera” ma la donna non ricordava la data delle nozze, così si fece dare il numero di cellulare della ex moglie.

Lo scrisse su un foglietto che dette a Teresa: “ Meglio se se ne occupi lei, in via ufficiale”.

La detective annuì e digitò le cifre. Si qualificò formalmente e non ebbe problemi nell’ottenere quanto desideravano.

Rami e il webmaster del Corriere smanettarono ancora a lungo sulla tastiera, senza però scovare i file con le informazioni. C’era solo la corrispondeva del cronista con il direttore durante le sue missioni speciali.

Temo proprio non esista altro di importante qua dentro – commentò Renato parecchio contrariato prima di accomiatarsi. Avrebbe desiderato rendersi utile in memoria del collega ucciso, aiutare le autorità a scovare il killer.

Anche Rami e Teresa erano scoraggiati dal fallimento dell’impresa. Trotti stava indagando su qualcosa, ma non aveva lasciato alcuna traccia. E loro non ne avevano altre da seguire.

Dai, non buttiamoci giù. Che ne dici se andiamo a bere qualcosa al Sant’Arialdo di Angera? Non ho voglia di stare in casa” propose l’esotico detective

E Lea?”

Stasera non avevo impegni con lei, non sapevo a che ora avremmo finito…oddio – si dette una pacca sulla testa – mi sono scordato che ho qui i tuoi regali di compleanno! Ecco, li ho messi in un sacchetto unico nel mio armadietto” e glielo porse

Dentro c’erano tre pacchetti. L’investigatrice scartò il primo, era da parte di Lea: un top blu in raso di seta. Rise, naturalmente glielo aveva suggerito Rami. Che a sua volta le aveva donato un enorme portafoglio multiscomparti in pelle blu, sapeva che le serviva e le piaceva di dimensioni maxi. Lei lo abbracciò e gli stampò un bacio sulla guancia: “ E’ fantastico!”.

Con una certa ritrosia aprì la scatola di Terenzi. Conteneva una collana di lapislazzuli irregolari, chiusa con un grande cammeo bianco leggermente azzurrato. Lo girò, sperava recasse sul retro un messaggio per lei. Niente. La indossò e corse in bagno a vedere come le stava. Era esattamente del suo genere preferito, originale e casual-chic.

Ha buon gusto l’ispettore” commentò alle sue spalle Rami, pronto per uscire. Lei annuì. E benché nel più profondo meandro del suo cuore avrebbe desiderato sentirsi coccolata, amata, desiderata da lui, capiva anche che Luca non avesse più voluto sbilanciarsi. D’altronde le aveva addirittura chiesto di sposarsi..e lei non si sentiva pronta.

Sai – le spiegò il suo braccio destro guidando verso Angera – le origini dei cammei sono antichissime e nate come alta forma d’arte prediletta da nobili e potenti, per via della loro elaborata lavorazione a strati. I più datati vennero trovati in tombe risalenti al III secolo a.c. e collocano la nascita di questo gioiello nella civiltà ellenistica. Una delle massime espressioni di questo periodo – continuò vedendola interessata – è il cammeo Gonzaga, che prende il nome dalla famiglia che lo possedeva nella sua collezione artistica: ora si trova all’Hermitage di San Pietroburgo. Inciso su pietra sardonice, presenta i profili sovrapposti di un uomo e una donna, che si ipotizza siano Alessandro Magno e Olimpiade. Credo che Luca abbia scelto proprio questa riproduzione per dirti qualcosa”

La detective si tolse emozionata la collana e osservò bene il delicato disegno del cammeo. Sì, raffigurava una coppia. Trasse un sospiro di sollievo: non tutto era perduto, quindi. Lui non aveva comunicato con parole, bensì aveva scelto un’immagine.

Grazie – si riagganciò l’ornamento – non mi ero accorta avesse un significato..” e intanto meditava su come rispondergli

Sant’Arialdo è un bar, pasticceria, gelateria sul lungolago di Angera.
Un locale curato nei dettagli, che unisce le tendenze del design alla qualità del servizio, grazie anche a uno staff qualificato. Nel laboratorio creano ogni giorno prodotti genuini, per ogni momento della giornata: dalla colazione ai pranzi veloci, dalla merenda agli aperitivi, fino al dopocena. Un salottiero dehors accoglie gli ospiti che vogliono stare all’esterno, di fronte al grande prato che declina nel lago in visione diurna, oppure occhieggia compiaciuto tra le luci notturne della deliziosa cittadina. Rami e Teresa trovarono posto in un tavolino a due sedie, ultimo rimasto. Non avevano cenato ma non avevano esattamente fame, ordinarono pizzette e sfoglie salate con vino bianco. La rossa detective era distratta, continuava a pensare a Luca: come rispondere al suo gesto amoroso? Continuava a sentirsi bloccata nei suoi confronti, in primis dall’inesperienza nelle faccende di cuore, a seguire dal fatto che non aveva proprio mai avuto un uomo. Essere vergine a cinquant’anni non è affatto comune e quindi difficile da intuire, soprattutto in una donna di successo e dal fascino volitivo come il suo. E lei non lo aveva mai confidato a nessuno.

Terry, ci sono Claudio Redaelli e Burk Lange..sono seduti dietro di noi e stanno confabulando fitto fitto” bisbigliò il suo braccio destro.

Lei tornò nella realtà. “Riesci a capire dal linguaggio labiale di cosa parlano?”

Ci sto provando, non posso girarmi e devo fare attenzione che questo – le mostrò un piccolo specchio che teneva nel palmo della mano – non rifletta luce. Ho colto soldi più volte, immagino sia l’argomento dell’incontro”

Probabile. Uniamo i tavolini? Siamo in piena indagine, non possono sottrarsi” e chiese a una cameriera che girava se era possibile spostare qualcosa. La ragazza trasportò il loro accanto a quello indicato, gli investigatori arrivarono con le rispettive sedie.

La reazione dei due ex cognati alla mossa fu di stupore misto a divertimento

Ci avete accerchiato!” scherzò Burk

Perdono se vi abbiamo rovinato la serata, la tentazione è stata troppo forte. Siamo in alto mare con il caso e sicuramente confrontarci un po’ con voi potrebbe essere utile”, e Teresa ordinò un altro bicchiere di vino bianco con le bollicine

Stiamo parlando pure noi dell’omicidio..di mio padre – disse a bassa voce il figlio di Giovanni Redaelli – non avrò pace fino a quando non sarà fatta giustizia”

Siamo praticamente certi di poter trovare il colpevole – gli fece notare Rami – però ci mancano ancora vari elementi di valutazione per avere un quadro quanto più completo e attendibile della situazione”

D’accordo, io per primo non vi ho detto tutto – e Claudio lanciò un’occhiata a Burk, che gli fece segno di andare avanti – per non compromettere la mia immagine professionale. L’Ordine dei commercialisti – abbassò il capo – potrebbe radiarmi e comunque vada, perderei la faccia con la mia clientela”

Fece una pausa in cui si infilò lesta Teresa: “ Stia tranquillo, noi stiamo solo cercando un assassino. Non divulgheremo quanto ha da raccontarci, per noi rappresenta la tessera di un nostro puzzle in costruzione”

L’uomo chiese gli portassero un whisky. Era provato. Si allentò il nodo della cravatta bordeaux in seta opaca.

Iniziò a parlare lentamente: “ Mio padre aveva un giro d’affari non ufficiale e sottobanco con la Cina, che gli fruttava circa il triplo del suo normale business. Aprendo due conti off shore, dapprima in Svizzera e poi in Lussemburgo, non pagava le tasse.. anche metaforicamente – e fece una risatina sarcastica – intendo dirvi…era convinto che tutti gli stessero vicino solo per avere denaro. In questo modo, quei soldi non esistevano per il fisco e per i parenti sanguisughe”

Mi permetto – Burk prese la parola – di sottolineare un aspetto, al di là dell’evasione fiscale. Il mio ex suocero si fidava solo di Claudio e del sottoscritto, perché non gli abbiamo mai chiesto un euro. Per lui questo era il parametro di valutazione delle persone che gli giravano intorno, me lo diceva sempre. Anzi, era ossessionato da questo punto di vista”

E’ proprio così – sospirò il figlio della vittima – quindi io gestivo per lui sia il lecito che l’illecito”

Lei ha l’accesso dunque ai conti in Lussemburgo?” gli domandò Teresa

Sì – ammise con un filo di voce – e stavo chiedendo a Burk, prima che arrivaste voi, come dovrei comportarmi con tutto quel denaro..si tratta di milioni di euro. Mio padre non mi aveva dato indicazioni in merito, immagino volesse occuparsene lui stesso”

Rami ascoltava attentamente. Chiese:”Lei sa che affari avesse con la Cina?”

Macchinari tessili di ultima generazione, aveva dei fornitori tedeschi che li progettavano e facevano costruire in Romania, non passava niente dall’Italia”

Dottor Redaelli, ritiene possibile che quel giornalista avesse scoperto il giro e sia stato ucciso per questo?” Teresa scoccò la freccia

Non direi, e poi chi lo avrebbe ammazzato? “ obiettò Claudio

La mafia cinese, per esempio “ continuò la detective

E’ un’ipotesi alla quale non avevo proprio pensato – e si voltò verso Burk come per chiedergli un parere. L’interpellato aggiunse:” Quando mi ha intervistato non ho avuto l’impressione che cercasse elementi in quella direzione. Era interessato ai rapporti tra i membri della famiglia..però, chi può dirlo? Magari teneva segreta la sua eventuale scoperta”

Claudio, lei ha o ha avuto contatti con dei cinesi per gli affari di suo padre?”

l’esotico investigatore lo fissò negli occhi

Ma no, mai! – strabuzzò gli occhi – Io per aiutarlo ho commesso tanti errori deontologici, falsificato documenti, approvato bilanci non esatti…curato i conti correnti nei paradisi fiscali…ma era mio padre a tenere il bandolo della matassa del suo business! Né so se ci fosse di mezzo la mafia cinese..lui non me ne ha mai accennato”

Neppure a me, a dire il vero – intervenne Burk – Giovanni mi confidava parecchio del suo lavoro illegale che gestiva Claudio, tuttavia non ha mai menzionato la mafia gialla”

Un’ultima cosa .. – Teresa aveva i neuroni che ruotavano vorticosamente – come mai Agata non ha reclamato la sua parte di denaro off shore? Sappiamo che aveva ricattato suo padre per farsi sposare”

Perché appena quell’orribile persona l’ha scoperto – Claudio si era innervosito nel nominarla – abbiamo cambiato i numeri, oltre a trasferire il conto in Lussemburgo. In pratica abbiamo fatto risultare in attivo poche migliaia di euro, il resto lo abbiamo manipolato come perdita: per la Pirovano, che peraltro non capisce un’acca di questioni finanziarie, è servito a pagare i debiti dell’azienda”

La detective stava ricapitolando mentalmente. Il tutto le pareva chiaro e fortunata la coincidenza di averli incontrati casualmente al Sant’Arialdo. Colti alla sprovvista, i due avevano svuotato il sacco, complici anche l’atmosfera informale e qualche alcolico scioglingua. Con molte probabilità, se fossero stati convocati in Centrale o nel suo Studio, avrebbero sicuramente nicchiato. Andò avanti con una certa disinvolta sicurezza per ottenere altre informazioni.

Che cosa pensate di fare adesso con tutto quel denaro?”

Dottoressa Leone, vorrei chiudere i conti al più presto. Il problema sta proprio nella destinazione dei soldi” precisò Redaelli, asciugandosi con un fazzoletto di carta preso dalla tasca della giacca il sudore che gocciolava dalla fronte.

Lei non riesce a farli passare come ..puliti? Mi pare di capire che abbia un particolare talento del riciclo numerico”

Hmmm..non ne sono sicuro, forse potrei farcela, ma dove li metto? Mio padre non voleva finissero in famiglia e sono deciso a mantenere la sua posizione. Non potrei mai tradirlo, ha patito troppo nel sentirsi usato come Bancomat!”

Concordo – disse Burk – Giovanni era davvero esasperato per detto motivo. Ed è comprensibile”

Potrebbe donarli a un Ente ospedaliero che si occupa di ricerca scientifica…” buttò lì l’investigatrice

Ho pensato a qualcosa di simile, resta però il fatto che io verrei fuori…invece voglio seppellire questa storia in ogni senso per non perdere la mia rispettabilità professionale..”

Dottor Redaelli, ci pensi – gli propose Rami – Il nostro Studio esiste anche per chi vuole mantenere l’anonimato in caso di forti donazioni. Ce ne occupiamo in toto noi, non illegalmente bensì glissando una fetta di burocrazia”

La mattina seguente Teresa era tornata di ottimo umore. Finalmente l’indagine aveva fatto un passo avanti. Era ancora lontana dal risolvere il caso, però i conti off shore pareva non c’entrassero con gli omicidi. Sia lei che Rami avevano avuto la sensazione che Claudio Redaelli e Burk Lange avessero detto la verità. Se il figlio di Giovanni infine avesse donato al sociale quel denaro, i due investigatori avevano convenuto di tacere con le Autorità. Senz’altro Luca la pensava come loro, comunque era presto per discuterne. Lo avevano informato a metà, giusto per fargli sospendere la estenuante trattativa con la Polizia del Lussemburgo, che proteggeva la Banca e il segreto bancario a oltranza.

La detective mise in una busta una margherita bianca presa da un vaso in ingresso, aggiunse un post- it dove aveva scritto “Grazie del bellissimo regalo” , chiuse e la consegnò a Rami, che stava andando in Centrale a Varese. “Puoi darla a Luca? Sono i ringraziamenti per la collana con cammeo”. Il suo braccio destro le schiacciò l’occhio, ripose l’involucro nella sua valigetta e uscì.

Finalmente Giorgio Martini, il neuropsichiatra che collaborava sempre alle indagini dello Studio Leone, era tornato dal congresso di cui era stato un relatore negli Stati Uniti. E quel giorno la rossa detective andò da lui nella sua splendida villa di Ranco, voleva approfondimenti su Ecate, che era paziente del luminare.

Professore – esclamò subito, appena entrata nel magnifico salone con soffitto a cassettoni, affacciato sul Lago Maggiore – ho bisogno di lei!”

Cara Teresa, spero di poterla aiutare, sono dalla parte della Giustizia – l’ottuagenario la fece accomodare in un salotto verandato, dall’arredo completamente in bambù, attiguo al principale – Mi chieda tutto!”

Si tratta ancora della sua paziente Lucilla Terzi. Sto indagando su di un triplice omicidio”e gli narrò il quadro incompleto della situazione, nonché il coinvolgimento di Ecate con Agata Pirovano

Lui, in genere tra il loquace e il logorroico, la ascoltava in silenzio, attentamente. Senza interromperla.

Mi e le domando, se la Terzi a causa della sua malattia può aver commesso un delitto, da sola o con un complice”

Martini, dopo qualche secondo di ulteriore concentrazione, scosse il capo.

Direi di no, lo escludo – rispose soppesando ogni parola – il disturbo della personalità di cui soffre non comprende aggressività e neppure violenza ai vari stadi. Di questo sono certo, ho studiato a lungo il suo caso quando la nipote mi ha chiesto di seguirla. Inoltre, consideri Teresa che la incontro ogni settimana per la terapia psichiatrica, è una donna sentimentale, che ha in mente solo amore: aiutare sua nipote Laura che adora, aiutare idealmente il mondo con le sue sia pur bizzarre veggenze..per mia esperienza, e nonostante l’altalenanza caratteriale tipica del soggetto, non riscontro in lei alcun segnale che mi faccia pensare possa essere un’assassina”

Le avrà detto qualcosa del suo stravagante lavoro…”

Sì, la fa sentire utile all’umanità. D’altronde, Teresa, stiamo parlando di una donna seriamente problematica e in cura da quando era adolescente. Pertanto il suo sentire e il suo agire vanno interpretati in relazione all’universo psicoemozionale che ha nella sua testa”

Per caso le ha accennato ad Agata Pirovano?”

Mi ha detto che le ha dato i soldi per poter andare in America a sperimentare una terapia innovativa”

E lei professore come ritiene la cura degli yankee?”

Ottima, benché non possa essere di grande aiuto alla Terzi. Per via della sua età oramai ha come sedimentato il malessere, avrebbero dovuto intervenire quando era giovane per ottenere risultati più efficaci. Comunque, meglio che niente”

Una curiosità: da lei viene con la sedia a rotelle…o cammina?”

La sedia a rotelle, Teresa, è la sua coperta di Linus…mi spiego: si sente al sicuro fingendosi disabile. Pensa di essere più rispetta, amata, protetta. Un tratto forte che manifesta chi soffre del disturbo della personalità è proprio il perenne timore di non essere presa in considerazione. Lucilla Terzi ha per così dire risolto questo suo turbamento utilizzando la carrozzina. Chiaro, si tratta di una sua illusione. Però la fa stare molto meglio. Per me è questo che conta”

D’accordo. Ma la si può definire ‘bugiarda’?”

Negli standard comuni, certamente. La mia interpretazione è che sia una persona intelligente che cerca soluzioni per convivere con la sua malattia, per poter vivere il meglio possibile. D’altronde ha fatto da mamma a una bambina, non ci sarebbe mai riuscita se non avesse aguzzato l’ingegno. E preso regolarmente le medicine che sono le sue stampelle sul terreno, s’intende”

Un’ultima cosa professore…lei sostiene che abbia trovato la sua dimensione facendo la cartomante. Non ritiene possa danneggiare le varie persone che si affidano ai suoi consulti?”

In che senso?”

Sciorinando loro un sacco di sciocchezze!”

Cara Teresa – il neuropsichiatra ridacchiò – chi va a farsi leggere le carte ascolta sempre e solo cretinate, da chiunque! Lucilla Terzi ha una sua..chiamiamola etica: non pratica magia nera, rituali vodoo o altro sulla scia. E non ha un tariffario, ognuno le dà quel che può o vuole. Da quel che mi racconta e mi ha confermato sua nipote Laura, elargisce consigli a quanti glieli domandano. Il pericolo può essere che non sia il giusto suggerimento, però questo accade normalmente nella vita di tutti i giorni se si interpellano amici, conoscenti e spesso pure cosiddetti esperti, intendo extra tarocchi. Nessuno ha la verità in tasca”

Uscita dalla villona del luminare, la detective rimuginava sulle sue parole. Lucilla Terzi in arte Ecate non poteva piacerle, malattia o meno per lei era una truffatrice. Certo nell’ ampia gamma dei reati a tinte accese il suo figurava tenue. Lo stesso Ispettore capo della Polizia di Varese aveva alzato le spalle e commentato “ Una povera demente”, dopo aver letto il suo dossier.

Si fermò un attimo a guardare i bagliori d’argento del riflesso solare sul lago, pareva danzassero. Era una giornata bellissima e leggermente ventilata, tutto intorno aveva contorni nitidi e brillanti. L’azzurro lacustre e le tante tonalità di verde della bucolica vegetazione spiccavano con tale vigorosa visibilità da parere ritoccati con Photoshop. Solo lei non riusciva ancora a far chiarezza nell’indagine. Neppure gli altri investigatori che lavoravano alacremente sul caso giorno e notte. Eppure si colpevolizzava: erano morte ben tre persone e lei era ancora lontana dalla verità. Era un suo senso di responsabilità eccessivo, Rami la prendeva in giro dicendole che aveva il complesso di Atlante, condannato da Zeus a sostenere il mondo sulle sue spalle secondo la mitologia greca. A ogni modo era fatta così, non riusciva a darsi pace finché non inchiodava il colpevole, o i colpevoli.

Salì in macchina e si avviò spedita verso la non tanto distante Brebbia. Prima di tornare in ufficio, voleva appagarsi vista e spirito nel rivedere la splendida chiesa dei Santissimi Pietro e Paolo, dichiarata Monumento Nazionale. Una imponente struttura romanica ben restaurata e conservata, la cui documentazione risale al X secolo, ma venne edificata originariamente nel V. Prima ancora, narra la leggenda, al suo posto fu eretto un altare pagano dedicato alla Dea Minerva. La scenografica bellezza spicca sin dalle mura esterne, costituite da un raffinato mix di blocchi di serizzo, granito e pietra d’Angera.

La affascinava anche la storia del nome Brebbia, la cittadina del varesotto che ospita il sito artistico e di culto: dovrebbe derivare da Brabia, ovvero premio, vittoria, cosa onorevole come pure da Plebia, plebe. Nell’antichità, infatti, le lettere P e B erano spesso confuse e talvolta un luogo veniva chiamato con due nomi dai diversi significati.

Aveva parcheggiato di lato, negli spazi comunali mentre le ballavano in testa tutte le informazioni sul luogo che stava ammirando, ancora nell’auto. Quasi non aveva sentito il bluetooh trillare e la voce automatica chiederle se accettava una telefonata da utente non registrato. Dette l’ok.

Era il concièrge dell’ Atahotel di Varese.

Per un puro caso, ho la foto della persona intravista con Davide Trotti, la notte del …suo delitto” parlò d’un fiato

La detective, scettica, abituata a chi cercava di rendersi utile ma senza riscontri effettivi, borbottò un grazie striminzito che significava lasci perdere

No dottoressa Leone, ce l’ho davvero! Le spiego – l’uomo incalzò con convinzione – ho un nipotino di nove anni che spesso, quando sono di turno la notte in hotel, sta da me perché i suoi genitori sono via, organizzano concerti jazz. Ho una stanza personale attigua al bancone della reception – le dava ogni dettaglio per risultare credibile – e quella fatidica sera il piccolo Jim era lì, credevo dormisse. Invece non aveva sonno, così si era appostato dietro la porta socchiusa e scattava foto col cellulare agli ospiti che passavano lì davanti. Tanto per far qualcosa…capisce?”

Beh sì capisco i fatti, ma non..”

Stamattina me le ha mostrate, per lui è un gioco..e ho visto anche quelle del giornalista e della misteriosa dama..le ho subito trasferite sul mio Iphone e penso le interessino. Ora gliele spedisco”

Aveva catturato il suo interesse. Pazienza per la chiesa di Brebbia, l’avrebbe visitata un’altra volta. L’investigatrice, al bivio Gemonio-Varese, svoltò sulla SP 1 verso Varese.

Arrivo subito, non me le mandi. Il mio smartphone è protetto, il suo no. Meglio essere cauti e lei così ne resta fuori”

Teresa entrò quasi di corsa nell’albergo. Il concièrge era impegnato, le indicò il suo Iphone e la stanza dove poteva ritirarsi. L’investigatrice entrò, chiuse la porta, prese dalla sua valigetta una mini chiavetta USB ed estrasse le due immagini. Poi vide che ce n’erano altre scattate dal bimbo la stessa notte, scaricò pure quelle.

Lo ringraziò e si diresse di filato nel suo studio, voleva guardarle bene con il potente ingranditore che usava per lavoro

Rami era già tornato dalla Centrale di Polizia, nessuna novità. Lo aggiornò sull’incontro con il neuropsichiatra e sulle fotografie. Si chiusero nella stanza iper tecnologica dell’ufficio, quella dove avevano pure l’apparecchiatura più sofisticata, proveniente dagli Stati Uniti, per analizzare in tempo reale il DNA.

Qui un tavolo, simile a quello da disegno tecnico degli architetti ma munito di accessi usb piccoli e grandi, occupava una parete. Teresa fece velocemente il download del materiale iconografico e accese la luce sotto al ripiano, realizzato con un particolare vetro che ingigantiva.

Iniziamo con Trotti” suggerì l’esotico investigatore e selezionò l’immagine. Il giornalista apparve in primo piano, con l’aria stanca ma non preoccupata. Non c’era qualcosa di strano su cui soffermarsi, osservarono per una decina di minuti in lungo e in largo. Poi passarono alla escort. E scoppiarono a ridere. Amplificando in quel modo, balzava evidente si trattasse di un uomo camuffato da donna. E male. Dalle calze a rete fuoriusciva la peluria e anche dal braccio destro all’altezza del polso, sia pur semicoperto da una camicia floreale. La mano, l’unica che si scorgeva sia pur di traverso, era lunga e nodosa, assolutamente maschile.

Motivo per cui i due detective trovavano buffo il personaggio. Il cui volto, purtroppo, non si poteva vedere. Era stato ripreso di lato, col viso girato dalla parte opposta dell’obbiettivo. Evidente anche indossasse una parrucca bionda a caschetto, da cui spuntava il mega orecchino rosso trovato da Teresa nella camera del giornalista.

Non è un travestito – notò Rami – sarebbe depilato, tanto per iniziare! I transex hanno molta cura dei dettagli e tentano con le azioni più basilari di assomigliare a creature femminili”

Hai ragione. Tantomeno escort, gigolò o dintorni. Nulla del genere. E’ un uomo che ha incontrato Trotti nel suo albergo, di notte, con ‘sto mascheramento. E perché?”

Domandona. Per non essere riconosciuto dallo stesso giornalista, oppure per non farsi vedere da altri? Se guardi la foto a dimensione normale probabilmente nessuno avrebbe fatto caso fosse di sesso maschile. Era pure buio”

Mhh – la detective non staccava gli occhi dall’immagine, la allungava, allargava, dilatava sperando di cogliere altri dettagli significativi – No, Trotti non era così sprovveduto da non capire che questa persona è un uomo. Per me lo sapeva. Non pensava di vedersi con una donna”

Non ne sono certo – obiettò Rami – metti si fossero dati appuntamento all’ingresso dell’hotel. Sono entrati uno dietro l’altro, davanti Trotti che faceva strada a colei che riteneva un’informatrice. Non sappiamo se hanno preso lo stesso ascensore, ma che non volessero farsi vedere insieme sembra certo dal racconto del concièrge e ora dalla sequenza fotografica. Il giornalista non ha avuto neanche il tempo di accorgersi….”

Yes! Sino a che non sono entrati in camera non aveva idea di chi fosse, tantomeno del suo sesso …hai ragione, sto seguendo il tuo filo logico….Trotti ha scoperto qualcosa…e per questo è stato ammazzato!” esclamò Teresa

Concordo, deve essere andata così. Informiamo Terenzi e sentiamo se ha qualche brillante trovata ..” Rami lo chiamò subito per aggiornarlo e gli spedì le due foto principali, le altre erano insignificanti per il loro caso. E si trovarono tutti e tre su Skype, in una improvvisata conferenza

L’ispettore Capo della Polizia di Varese propose di far pubblicare dai giornali quella del tipo vestito da donna. “Può essere un sistema per farlo uscire alla luce del sole, magari si tradisce, fa mosse false…” commentò

E se ammazza ancora?” Teresa non era d’accordo

Semmai scappa..con addosso gli occhi di tutti non si può sentire libero di uccidere ancora travestendosi!”

Luca, secondo me è lui il nostro killer, ha ammazzato tutti e tre. Lo ritengo pertanto molto pericoloso. Non possiamo correre il rischio di un quarto morto”

Però non abbiamo ancora stabilito il nesso degli assassinii. Giovanni Redaelli, Davide Trotti e Lorella Cunardi se facessero parte di una serie, come tu ritieni, potrebbero non essere gli unici nel mirino”

Teresa, diffondere o meno l’immagine, in questa ipotesi, non cambierebbe il suo piano criminale, andrebbe avanti comunque per placare la sua sete di sangue “ ribattè il poliziotto

Oppure – intervenne Rami – ha freddato il giornalista solo perché stava scavando in sua direzione, non come parte della strategia omicida. Questo non cambia il nostro disorientamento per il movente, Redaelli e la Cunardi giusto si salutavano in quanto vicini di casa, non avevano nulla da spartire”

Inoltre – continuò Terenzi – l’uomo della foto potrebbe essere stato assoldato da qualcuno e ora trovarsi chissà dove…allora, come ritenete di procedere?”

Aspettiamo prima di dare l’immagine in pasto al pubblico – propose la rossa investigatrice – intanto vorrei far verificare se esistono parenti in vita dell’ex uomo della Pirovano, quel mezzo delinquente accoltellato anni fa. In Centrale c’è il fascicolo con tutti i riferimenti di Attilio Contini. E’ una pista che ancora non abbiamo battuto”

D’accordo – l’ispettore si rendeva conto che giacevano nello stallo e potevano rischiare di commettere autogoal pur di ravvivare il loffio scenario – tentar non nuoce, metto subito sotto un paio dei miei agenti“

. continua 

Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – settimo capitolo

Capitolo VII

Varese è detta “La città giardino” Un caratteristico appellativo che deriva dai numerosi parchi e giardini presenti nell’ambito del Comune: in gran parte pertinenze di ville qui edificate tra il XVIII secolo e l’inizio del XX secolo, prima da famiglie di nobili e più recentemente da industriali e rappresentanti dell’alta borghesia, originari soprattutto di Milano.

La cittadina lombarda si trova in una posizione privilegiata, ai piedi del Sacro Monte di Varese (nelle prealpi varesine) che fa parte del Campo dei Fiori ed è sede di un osservatorio astronomico, nonché del centro geofisico prealpino. La frazione che occupa la parte mediana della montagna prende il nome di Santa Maria del Monte in ragione del santuario medioevale, che si raggiunge tramite il panoramico viale delle cappelle del Sacro Monte. A segnare il margine più basso di Varese l’omonimo lago, che lambisce alcune sue frazioni.

Teresa ogni volta che ci andava non poteva fare a meno di ammirarla, arroccata tra strade e stradine che si intersecano, tra salite e discese. Perché Varese, bagnata da vari corsi d’acqua e affacciata sul lago omonimo, è pure adagiata su sette colli: Colle di San Pedrino (il quartiere di Bosto) (402 m), il Colle di Giubiano (407 m), il Colle Campigli (453 m), il Colle di Sant’Albino (l’altura di fronte a Bosto a fianco di viale Europa) (406 m), il Colle di Biumo Superiore (439 m), Colle di Montalbano (Villa Mirabello) (411m) e il Colle dei Miogni (492 m). Il territorio del comune risulta quindi essere compreso tra i 238 e i 1.150 s.l.m. L’escursione altimetrica complessiva risulta essere di 912 metri.

La villa di Lorella, accanto a quella di Agata, svettava in una zona residenziale tra gli alberi. La detective parcheggiò davanti all’ingresso e la donna le aprì da lontano il cancello automatico, per suggerirle di entrare con la macchina. Un lungo viale ridondante di vegetazione e colorato di fiori portava all’abitazione, una luminosa costruzione su due piani a tutte vetrate, dall’eleganza moderna. Lorella, una giovanile settantenne in jeans e camicia rosa, parve contenta di vederla. La invitò a sedersi all’ombra, in un luogo fresco del giardino e chiese alla domestica di portare loro qualcosa di fresco da bere.

Ho letto i giornali – esordì accendendosi una lunga sigaretta al mentolo – e le assicuro che Agata non c’entra niente con l’omicidio di suo marito! Ne era innamorata”

Grazie di aver accettato di parlare con me, è importante avere il suo parere!” rispose la detective con un sorriso smagliante: sperava di ottenere più informazioni possibili e recitava la parte dell’amicona. Una parte che tante volte le aveva consentito di sapere quel che le interessava

Cosa vuole che le dica, dottoressa Leone…Agata è una donna tanto sfortunata! Tutta la sua vita è costellata da tragedie”

Ohh, davvero? Lei da quanto tempo la frequenta?”

Da quando si è sposata con Giovanni – e indicò l’alta siepe, dietro cui era la villa con parco di Redaelli – ed è venuta a vivere qui, con lui..più o meno sarà una decina di anni”

Quindi lei conosceva bene anche il marito…”

Bene no, avevamo ottimi rapporti da vicini di casa. Lui..non c’era mai, né prima di sposarsi, né dopo”

E lei ha iniziato a frequentare Agata..”

Eh sì, dapprima mi faceva tanta pena poi mi sono affezionata. Andavamo al cinema, al ristorante, in palestra, a far shopping..mio marito non è molto mondano, così noi ci facevamo compagnia”

Teresa finì di sorseggiare la limonata. Lorella aveva una classe ben diversa da Agata. Impossibile non notarlo. Però trascorrere il tempo libero da sola di solito non piace a nessuna.

Per caso le ha raccontato qualcosa del suo passato?” l’investigatrice guardava la cannuccia per far finta di non dar peso alla domanda

Sì..era figlia di due contadini semianalfabeti, dopo la terza media l’hanno costretta a lavorare con loro nei campi. Sa, non avevano altri orizzonti…”

Capisco. Per caso sa anche del..figlio?” e accavallò le gambe

Lorella si passò una mano sui capelli a caschetto bianchi e regolò gli occhiali.

Terribile… me ne ha parlato. E’ stata violentata una sera, mentre tornava a casa, lungo una stradina buia e defilata. E’ rimasta incinta. I suoi genitori non volevano scandali. L’hanno obbligata a portare a termine la gravidanza e poi hanno consegnato il neonato alle suore di Varese, che allora si occupavano di dare in adozione i bambini di ragazze madri…”

Ma Agata avrebbe voluto tenerlo?”

Mah non so, non credo…era troppo giovane e sola, non economicamente indipendente..”

Che lei sappia l’ha più visto?”

A me non l’ha detto..penso di no..”

La detective cercava di non esagerare con le domande. Però le chiese di Attilio Contini

Da quel che so – raccontò Lorella – per fuggire dalla casa dei suoi genitori a un certo punto si è legata a un uomo che le piaceva molto e le aveva fatto grandi promesse di un radioso futuro insieme. Nel tempo, povera Agata, si era resa conto che Attilio fosse un bugiardo e pure uno spacciatore, non avendo un’occupazione tirava su soldi vendendo droga. Ah – ripescò nel cassetto dei ricordi – tra l’altro viveva in una catapecchia a Cittiglio continuando a dirle che a breve avrebbe comprato una villa per loro”

E lei, Agata, come aveva reagito?”

Era triste, demoralizzata…e – la donna sospirò – un giorno Attilio è stato accoltellato nella casupola dove abitava…sa, con la gentaglia che aveva intorno..”

Tragico..e si è scoperto chi fosse l’assassino?”

No. Pensi che la Polizia sospettava di Agata, ma lei il giorno in cui è stato ucciso era da tutt’altra parte..e poi non è un’assassina, ne sono convinta!”

 

Teresa se ne andò senza aver scoperto niente di nuovo, ma aveva avuto un po’ di conferme per poter inquadrare la vita di Agata. Che incontrò nel pomeriggio con Rami, nel curioso luogo scelto dal suo braccio destro per tentare di mettere la Pirovano a suo agio e strapparle qualche inedita confidenza. Lo chalet di legno a Caldè, la suggestiva baia detta la Portofino del Lago Maggiore, cucinava anche salamelle e l’odore si spargeva tutto intorno. Loro erano seduti di lato al chiosco e si sentiva meno.

Ah – esordì il tunisino – mi ricorda il bistrot dei miei genitori, ad Hammamet! Spartano e gustoso! Loro non cucinano alla griglia carne di maiale perché in prevalenza ci sono musulmani, ma spiedini misti con verdure, vitello e agnello che riscuotono molto successo, anche tra i turisti”

Ah ecco perché mi ha chiesto di venire qui – disse Agata – ha nostalgia della sua famiglia?”

Non esattamente, sono in contatto via Skype con loro quasi ogni giorno e quando posso vado a trovarli. Però mi piace questo ristobar, mi rammenta la mia infanzia, le mie origini”

Agata dopo la morte del marito si era letteralmente sgonfiata. Da altera e altezzosa si era trasformata in una persona abbattuta e mesta. Non aveva neppure fatto la tinta biondo platino ai capelli, la crescita era netta benché non stridente, sul tono del bianco. Pure il look era diverso, indossava dei pantaloni sportivi beige con una t-shirt rossa e scarpe basse, tipo sneaker.

Rami conduceva l’incontro, mentre Teresa ascoltava e osservava.

Siamo fermi con le indagini – l’esotico investigatore parlava in modo allegro, per non sottolineare la gravità dei fatti – non abbiamo agganci. Ci sarebbe utile sapere da lei qualcosa di Attilio, magari c’è un nesso tra gli omicidi”

Mi chieda pure”

Lei si era fatta a suo tempo un’idea di chi avesse potuto accoltellarlo?”

Sì, qualcuno del suo giro di spacciatori”

Uno o una in particolare?”

Sì, un certo Salvatore Manna, però è morto da un po’ per overdose di eroina. L’avevo indicato alla Polizia, ai tempi”

E non sono state svolte delle verifiche in merito?”

Questo non lo so”

Rami ordinò una birra rossa ghiacciata, aveva bevuto dell’acqua minerale ma era ancora assetato

Perché secondo lei quel Salvatore era il killer?”

Aggressivo, violento..chiedeva prestiti a tutti con minacce: aveva sempre un coltello in tasca, lo stesso genere usato per uccidere Attilio”

A quel punto la rossa detective decise di intervenire

Ci risulta, però, che dopo la morte di Attilio lei avesse cambiato stile di vita..soldi..”

.. d’accordo – prostrata, la donna abbassò gli occhi – i quattrini li ho presi io, sapevo dove li teneva in contanti…niente banca per via della provenienza illecita”

Esattamente quando se ne è impossessata? Agli atti è scritto che sono spariti quando lui era già morto..c’era un gran disordine e una cassetta di ferro scardinata..” Teresa la guardava senza espressione

…quel giorno sono andata da lui verso sera, l’ho trovato in una pozza di sangue, senza vita. Ho preso il denaro in gran fretta, non avevo la chiavetta né il tempo per cercarla…mi spettava come risarcimento… e sono scappata, non volevo rischiare di essere coinvolta” disse d’un fiato

Quindi non ha fatto mettere a verbale questo episodio…”

Ma no, avevo troppa paura di essere accusata di omicidio..e di furto” si coprì il volto con le mani “ Ahh, con tutte quelle che ho passato nella mia vita…”

Va tutto bene – sdrammatizzò Rami – è acqua passata. Torniamo nel presente. Lei ha in mente chi avrebbe potuto uccidere Giovanni?”

..no” e scosse il capo

Se non le dispiace – Teresa tornò alla carica – vorrei sapere qualcosa del suo figlio biologico..non si è mai messo in contatto con lei, prima della lettera che mi aveva mostrato?”

Ma no..glielo avevo detto!”

E perché allora lei era così preoccupata? Non è insolito che un bambino dato in adozione cerchi da adulto di contattare i genitori.. ”

Agata restò per un po’ in silenzio. Svuotata. Pareva un sacchetto di juta che aveva contenuto patate. Quando aprì bocca, le parole le uscivano stentate. “Ecate..ho seguito i suoi consigli”

In che senso?”

Di contattare degli investigatori privati per accertare che fosse davvero …mio figlio. E di fare molta attenzione..lei vedeva disgrazia dappertutto”

Dappertutto? – l’investigatrice cercava di mantenere la calma e un tono gioviale per ottenere più informazioni possibile, intuiva fosse l’unico modo – Dove, esattamente?”

Nelle carte..- biascicò – …Ecate è una veggente”

Teresa preferì non commentare e cambiò argomento. “Lei conosce Rossana Brunini?”

La sorella segreta di Giovanni, sì. L’ho vista una volta”

Cosa vi siete dette?”

Credevo fosse l’amante di mio marito..ero andata nella sua casa galleggiante per affrontarla da donna a donna..invece anche lei mi ha confermato di essere sua sorella..mi ha mostrato persino i certificati anagrafici. E’ stata gentile”

E questo fatto l’ha tranquillizzata?”

…beh, sì” farfugliò

E secondo lei perché tenevano nascosta la loro parentela?”

Giovanni me l’aveva spiegato..in passato c’era stato un tradimento che le rispettive famiglie non volevano venisse fuori”

Ok..ma neppure i suoi figli ne sono al corrente?”

Non credo, Giovanni mi aveva chiesto di tenere la bocca serrata con tutti e così ho fatto”

Anche con Ecate?” saltò su Rami

Beh no, a lei ne avevo parlato per un consiglio!”

Certo, certo..e che le aveva suggerito?”

Di parlarle, non era pericolosa”

La rossa detective aveva atteso il momento giusto per la domanda da un milione di dollari. La Pirovano, nonostante l’aspetto depresso, pareva a suo agio durante quell’incontro. Così Teresa sferrò decisa:” Lei per caso sa qualcosa dei conti in Lussemburgo di suo marito?”

So che esistono, avevo visto gli estratti conto molti anni fa. Allora erano in Svizzera, poi lui li ha trasferiti. Non ho però alcun accesso”

 

Agata salutò e si allontanò a piccoli passi verso la sua auto. I due detective restarono seduti all’ombra di una enorme araucaria accanto al chiosco, in silenzio. In effetti non c’era granché da dire. O forse proprio niente. Il detective tunisino dopo un po’ avvisò Teresa che aveva dato appuntamento a Lea lì, voleva fargliela conoscere. La sua nuova fiamma viveva infatti a pochi chilometri da Caldè, tra Castelveccana e Portovaltravaglia. La bionda austriaca si presentò puntualissima e raggiante. Era davvero una bellissima donna, d’altronde il forte senso estetico di Rami era arcinoto. La detective si chiese per quanto sarebbe durata, conosceva bene anche le brevi relazioni del suo braccio destro, che naufragavano più o meno per gli stessi motivi: lui si annoiava a fare il fidanzato. Passato il momento caldo dell’infatuazione, via via emergeva il suo senso della libertà. Era uno spirito libero, inoltre amava il suo intenso lavoro al servizio della giustizia senza orari e giorni di riposo prefissati, non a caso il suo essere investigatore vinceva sempre su ogni rapporto amoroso.

Mentre i due piccioncini confabulavano del più e del meno, Teresa aprì il tablet per vedere se tra le email spuntava qualche novità. Apparve un messaggio di Ludovico Lange, le chiedeva di chiamarlo quando poteva. Si allontanò dal chiosco in legno e compose subito il numero di cellulare dell’intraprendente nipote di Giovani Redaelli. Il ragazzo era con un suo allievo di equitazione, gli dette velocemente due dritte per migliorare la cavalcata western e si isolò per parlare con la detective

Non so se sia importante – esordì con la sua tipica parlantina – ma ho ritenuto di informarla. Ieri sera sono stato a cena da Laura. Quando sono arrivato, Ecate era nel suo stravagante ufficio, ho dato un’occhiata dentro senza farmi vedere perché fuori era parcheggiata la macchina dell’uomo di mia mamma. Ed era proprio lui, Enrico Curioni in persona. Non ho detto niente alla mia ragazza, per non preoccuparla, le ho solo chiesto con chi fosse sua zia. Mi ha risposto che è un suo vecchio amico”

Ma sua madre mi aveva detto di non conoscere Ecate..”

Appunto, non sa neanche chi sia! E le credo senza ombra di dubbio, detesta cartomanti, fattucchiere…”

Senta, non ho ancora parlato con quel Curioni – gettò un’occhiata all’orologio, erano le sei del pomeriggio – e forse è il caso di farlo. Che lei sappia, si ferma da voi all’Agriturismo stasera?”

Sì, è qui. Vuole il suo cellulare?”

Grazie, ce l’ho come pratica d’ufficio. Lo chiamo adesso per vederlo..mi raccomando, bocca cucita!”

E così fece. Lasciò Rami e Lea a Caldé per dirigersi a Brebbia. Durante il tragitto, diversi punti interrogativi fluttuavano nella sua mente. Non si fidava di chiedere spiegazioni a Ecate, il suo tipo di malattia mentale comprendeva una dose di inaffidabilità. Quando aveva chiamato il professor Martini, il neuropsichiatra non era stato in grado di darle un numero preciso di percentuale, probabilmente di ben difficile rilievo vista la patologia su cui erano ancora in corso studi e ricerche. Tuttavia le aveva confermato con scientifica certezza che quel tipo di disturbo della personalità produce nei pazienti anche, a tratti e per alcuni aspetti, una forma di dissociazione dalla realtà. In particolare, quando posti in prima persona a dover rendere conto di un qualcosa di atipico in cui coinvolti. Pertanto avrebbe dovuto capire la natura del rapporto tra i due solo da quanto le avrebbe detto l’uomo di Tecla Redaelli.

Enrico Curioni si dimostrò molto disponibile. Stava dando una mano in cucina perché all’agriturismo aspettavano molti ospiti per cena. Alla richiesta dell’investigatrice di un posto tranquillo per questioni riservate, le fece strada sino a un gazebo dietro la scuderia, dove c’erano alcune sedie bianche di plastica. Teresa non perse tempo e, naturalmente senza citare quanto appreso da Ludovico, gli chiese notizie della sua amicizia con Ecate. Il Curioni, alto e smilzo, baffi, dai radi capelli, era decisamente gentile. Raccontò subito i fatti

Tanti anni fa Lucilla era in vacanza a Rimini con Laura piccola. Io ero nello stesso albergo per un po’ di relax, da solo. Stavamo spesso insieme, in spiaggia, a tavola nell’hotel, tanto per farci un po’ di compagnia, chiacchierare del più e del meno. La bimba aveva mi pare cinque anni, forse sei.. siamo sempre rimasti in contatto da allora”

Tecla è al corrente della sua amicizia?”

No, anzi, la pregherei di non farglielo sapere! Vede – si pulì gli occhiali con un lembo della polo verde che indossava – la mia donna è gelosissima e parecchio emotiva. Non vorrei si creasse un film sbagliato…spero lei mi capisca, tengo molto al mio rapporto con Tecla”

Sto cercando di farlo – asserì Teresa – quindi lei non ha una relazione…diciamo sentimentale con Ecate?”

Ma no – sembrava sbalordito – e mai ho pensato a lei in quel senso! Siamo vecchi amici, quando ho iniziato a frequentare Tecla mi è anche capitato di far visita a Lucilla più spesso, per vicinanza…comodità. Io sono agente commerciale di una casa di moda emiliana, abito a Modena…vuole un aperitivo? Glielo faccio portare da un ragazzo del bar”

Accetto volentieri un analcolico e la ringrazio – la detective, mentre lui dava disposizioni col cellulare, lo guardava di sottecchi. Era sincero?

Ma lei come ha preso il fatto che la sua amica sia diventata una maga?” buttò lì l’investigatrice

A dire il vero non mi interessa il suo ruolo per stare al mondo! Sa, credo abbia trovato la sua dimensione d’equilibrio, una forma di sopravvivenza intendo. Quando l’ho conosciuta era una donna molto insicura, piena di complessi..adesso sta bene, questo è quel che conta. So che soffre di una malattia mentale, me l’aveva detto da subito lei stessa”

Era al corrente che Agata Pirovano fosse una sua cliente?”

Agataaa?- sgranò gli occhi cerulei – ma no, no davvero! Oddio, non mi stupisce che una donnetta come lei creda nei tarocchi, non avevo idea se li facesse fare da Lucilla!” e ridacchiò sarcastico

Non le parla mai del suo mestiere di veggente?”

Talvolta, in modo lieve, senza circoscrivere o fare nomi…sa che io non sono attratto dall’ultraterreno, sorvola sull’argomento”

In genere di cosa discorrete?” Teresa iniziò a sorseggiare il suo cocktail alla frutta. Curioni aveva invece chiesto gli preparassero un Cuba libre

Abbiamo entrambi la passione per la filosofia, ci consigliamo nuovi libri da leggere, a volte ne discutiamo…e poi le solite cose della vita”

Ecate sa che lei sta con Tecla?”

Sa che ho una fidanzata in zona, non le ho mai detto chi sia per mia precauzione, come le spiegavo prima sto bene attento, perché immagino quali sarebbero le reazioni della mia donna”

Come evocata, Tecla arrivò quasi di corsa

Dottoressa Leone mi perdoni se interrompo…ma ho bisogno di Enrico…abbiamo quaranta persone a cena e solo lui sa fare bene la mousse al cioccolato..anzi, è un bravo cuoco in generale!”

Lui rise e si alzò, porgendo la mano all’investigatrice : “Resto a sua disposizione, ora la cucina mi reclama!”

Teresa si incamminò verso il parcheggio. Ludovico la raggiunse. Lei lo aggiornò su quanto le aveva raccontato Curioni.

E’ vero – confermò il giovane – mia mamma farebbe un casino della madonna se sapesse di incontri con una che è sua amica da secoli, perlopiù una veggente..meglio tacere. Lei ha avuto l’impressione che siano amanti?”

Non credo, lui sa che ha un disturbo della personalità, probabile si tratti di sola amicizia. Purtroppo non posso chiedere qualcosa in merito a Ecate, a causa della sua malattia non è completamente attendibile”

Però Laura è sana di mente! Posso parlarne con lei…e farle sapere”

L’investigatrice gli sorrise e porse il palmo della mano: “ Dammi il cinque!” per suggellare una fragorosa intesa

. continua