Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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Emily in Paris? Non sa il francese

Ho letto quintali di recensioni, critiche, perplessità sulla nuova serie trasmessa da Netflix   Emily in Paris, di Darren Star. creatore (anche) della fortunata Sex and the City.

Non ne posso più di testi grondanti di cerebralità! Né capisco per quale motivo ci si debba accanire così tanto su questo film a puntate. Pieno di stereotipi, così viene descritto e bla bla bla. Non è né meglio né peggio di migliaia di altri, assai meno toccati.

Una favoletta moderna da guardare mentre si cucina, compiaciuti dalla grinta accattivante di Emily, o meglio, di Lily Collins, la figlia di Phil che si destreggia nella grande ville lumière  che la respinge…snobisticamente. Già, la ragazza arriva da Chicago indossando capi stravaganti all’ultimo grido della moda nella città più chic e con atteggiamenti yankee che stridono con modi di fare più contenuti o signorili, oppure semplicemente europei.     

A parer mio la sola vera stranezza da rilevare è che la protagonista, appunto Emily, cali per lavoro a Parigi, assunta da una prestigiosa agenzia di marketing e comunicazione, senza sapere una parola di francese. Non da turista, non per fare l’operaia alla catena di montaggio, ma proprio per dedicarsi a una professione dove la conoscenza della lingua ( e così, di usi e costumi) è fondamentale. 

   

 

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