Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – tredicesimo capitolo, seconda parte

Capitolo XIII – seconda parte

L’ospedale di Cittiglio era una micro realtà, rispetto ai nosocomi di Varese. Ma estremamente efficiente. Appena entrata la rossa detective vide l’omone tatuato che l’aveva aiutata a bloccare Laura. Si aggirava nella sala d’aspetto

E’ ancora dentro” la aggiornò, porgendole cortesemente la mano. E si presentò, Walter Rossi

Ma lei è qui per Rami?” Teresa lo squadrò da capo a piedi, un po’ stupita 

Beh sì..ho fatto qualcosa di sbagliato?” rispose di getto, attento e sulla difensiva   

Cosa dice mai! Mi fa piacere la sua partecipazione… – lei era particolarmente abile nel dissimulare la diffidenza, allenata da anni e anni di scuola accademica e sul campo – non capisco bene il motivo della sua presenza qui, ecco tutto!”

Mi sento coinvolto dottoressa Leone, ero amico del padre di Laura …” ammise fissandola negli occhi 

Ah certo, ora vive a Chicago..dovremo avvisarlo, o lo farà Lucilla” tagliò corto 

No, no… intendo il suo vero padre..Attilio Contini”

La detective sobbalzò: “Attilio Contini??”

Non lo sapeva? “

“Ma no davvero! Mi racconti tutto” e senza farsi vedere azionò il registratore dall’orologio spy

Si sedettero su di una lunga panca di metallo in corridoio. Parlavano sottovoce

La mamma di Laura aveva avuto una relazione con Attilio..”

Non era l’uomo di Agata Pirovano?”

“ Beh no, non più… all’epoca non stavano più insieme da un po’. Lui poi si era innamorato di Sabina, che era infelicemente sposata, sa come vanno queste cose…”

So, so…continui!”

Attilio aveva affittato quell’appartamento a Caravate…”

Quello…dove è stato aggredito il mio braccio destro?”

Sì, proprio quello. Sabina era incinta di Laura, voleva cominciare una nuova vita con lei. Aveva trovato un lavoro in fabbrica, per la prima volta in vita sua….penso …ci tenesse molto. Lei aveva lasciato il marito, che viveva con la sorella a Leggiuno. Purtroppo la bimba non aveva ancora compiuto 4 anni quando la mamma è mancata nel giro di poco per un tumore fulminante. A quel punto, visto che Sabina non aveva divorziato, risultava ancora sposata con Mario Terzi e lui ha messo di mezzo un bravo avvocato. Ha dato il suo nome alla piccola e l’ha formalmente adottata ”

E..perché?”

Attilio, disperato per la morte di Sabina, aveva lasciato il lavoro e ripreso la vita da balordo…alcol, droga”

Quindi Mario Terzi l’ha fatto per proteggere la bimba”

Naturalmente, Poi ha avuto un’occasione importante di lavoro negli Stati Uniti e l’ha lasciata a sua sorella”

Teresa intanto aveva chiesto a un’infermiera notizie di Rami, ancora non si sapeva nulla.

E ..Attilio Contini? Non ha mai reclamato sua figlia?”

E’ stata Laura, una volta adolescente e al corrente della verità sulle sue origini, a rintracciarlo. Lui non aveva niente da offrirle, abitava in una casupola nei boschi sopra a Cittiglio, solo. Viveva di espedienti..so che ogni tanto vedeva Agata, ma non sono più tornati insieme. Né credo lei abbia mai saputo di Laura”

Non so come ringraziarla, Walter, lei oggi mi sta dando grossi aiuti…”

In quel mentre passò una barella con Rami sdraiato: testa fasciata, flebo, telo verde lungo il corpo. Lei si avvicinò ma lui era sedato.

Lo portiamo nella stanza numero 15” le disse un infermiere, vada a parlare con il chirurgo “ e le indicò la porta. Teresa non aspettava altro ed entrò con il cuore in gola

Mi dica dottore, come sta Rami Grondin?”

L’ometto alto e dinoccolato le sorrise:” Forte tempra il suo amico, ne avrà per un po’ ma non ci sono stati danni interni o particolari. Si riprenderà bene”

Un enorme sospiro di sollievo. “Grazie! Quando può tornare a casa?”

Eh, adesso non corra. E’ meglio stia qui in osservazione per una settimana, così medichiamo noi le ferite. Non gravi ma profonde, abbiamo messo qualche punto”

E quando posso vederlo, parlargli…?”

Adesso no, è meglio domani. Per precauzione gli abbiamo somministrato un’anestesia un po’ più forte perché riposi tranquillo. E’ importante un adeguato trattamento post traumatico in casi di botte come le sue alla testa”

La detective uscì dall’ospedale con Walter. Formavano una coppia buffa e male assortita.

Senta..lei si è fatto un’idea su chi abbia ucciso Attilio?”

Ero in Germania, ho seguito tutto dai giornali on line. Da tanti anni abito ad Amburgo, ho sposato una tedesca e abbiamo una birreria, lei adesso è lì che lavora. Oggi sono in zona ma solo per qualche giorno, sono venuto a trovare i miei parenti”

Sì ma ..cosa ha pensato? Eravate amici…”

Mah..così da lontano è difficile…”

Suvvia, mi è chiaro lei abbia un’opinione…può dirmela, dopo tutto questo tempo..”

..guardi che non intendo puntare il dito contro nessuno!”

Ma no, non è questo il senso…” insistette la detective – è un caso che non verrà riaperto, se non espressamente richiesto dai familiari…che non mi sembra ne abbiano intenzione, da quanto mi ha detto di recente Ambra, la sorella di Attilio: per loro è stata una liberazione”

E me lo immagino, è sempre stato un ragazzo difficile, ingestibile …e dopo la morte di Sabina è sceso negli abissi..”

Magari l’ha ucciso Agata Pirovano…” buttò lì l’investigatrice

No, non lo penso. A lei faceva troppo comodo, era un’opportunista, lo sfruttava in ogni senso…ho letto che erano spariti dei soldi da una specie di cassaforte…e per questo tutti avevano ritenuto fosse stata Agata..io no”

E allora lei a chi ha pensato?”

Tacque, abbassò gli occhi. Infine mormorò: “…a Laura”

…e perché mai?” gli domandò incuriosita

Erano nel parcheggio antistante l’ospedale, avvolti dalla luce pastosa del tramonto. Una brezza scompigliava i lunghi capelli fulvi di Teresa. L’omone tatuato si trovava in imbarazzo, continuava a tossicchiare e a passarsi la mano sul cranio semipelato.

Dottoressa Leone, quando mi capitava di incontrare Attilio e di scambiare due chiacchiere con lui davanti a un bicchiere, si confidava con me..cosa vuole, eravamo stati compagni di classe alle scuole elementari..e così sapevo che sua figlia lo detestava. Lui era molto dispiaciuto, ma incapace di far qualcosa per risolvere il problema”

D’accordo, tuttavia tanti ragazzi da giovani ce l’hanno col padre…da qui a farlo fuori…”

Laura ci aveva già provato – bisbigliò – e proprio con quel coltello…ora devo proprio andare”

E si allontanò quasi di corsa verso la sua macchina

. continua 

Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – tredicesimo capitolo, prima parte

Capitolo XIII – prima parte (la seconda sarà on line domani, 6 febbraio)

Ascoltava Samba Pa Ti di Carlos Santana, che aveva scaricato in MP3 con altre canzoni che le piacevano, mentre si faceva la doccia. La mattina seguente Teresa stava cincischiando sotto l’acqua scrosciante quando lo smartphone la riportò all’ordine. Aveva inserito la semplice suoneria evergreen che fa “drin drin”. Spense la musica e uscì dal box gocciolante per rispondere. Era Nino Salemi.

La tizia sta in un appartamento a pianterreno, a Caravate, ti mando l’indirizzo” l’agente era sempre tanto efficiente quanto super sbrigativo, lei non fece neanche a tempo a dir qualcosa che aveva già chiuso. Le arrivò subito un whattsapp con le coordinate

Si asciugò e vestì velocemente.

Rami – lui era al pc, in ufficio – Laura Terzi è a Caravate”

E che ci fa?”

Lei gli disse della chiamata di Salemi

Ok, vengo con te. Non possiamo mettere di mezzo la Polizia perché è sparita da casa, meglio accertare noi di cosa si tratta”

Da Gemonio a Caravate il passo è breve. Imboccata la Statale n. 394 Varese-Laveno, in una decina di minuti erano nel grazioso paesino di circa 2.500 abitanti, adagiato tra le colline del varesotto. Dopo aver parcheggiato a una certa distanza dall’abitazione, i detective si erano nascosti in un fossato, dietro a massicci alberi. Dall’altra parte della strada visualizzavano una piccola e anonima palazzina tinta di un bianco che avrebbe avuto bisogno di una ripassata di colore. L’auto di Laura Terzi era lì, di lato. Rami aveva inforcato il binocolo, un modello ultrasofisticato:”E’ dentro, la vedo. Cosa facciamo?”

Bella domanda.. aspettiamo che esca..?”

Hmm…se suoniamo adesso, non commettiamo un reato”

In quel mentre arrivò il furgone della Bofrost. L’incaricato, con una enorme borsa freezer, si avvicinò al campanello. Rapidissimo, Rami lo aveva raggiunto prima che pigiasse il pulsante.

Non sapevo che consegnaste anche in questa zona” esordì “io sto a Gemonio, sarei interessato al vostro servizio”

Guardi che noi portiamo ovunque gli ordini!” borbottò il tipo

Ah, bene, non lo sapevo. Queste persone sono suoi clienti da tanto?” e indicò la porta

Certamente, i nostri prodotti sono buonissimi, chi li prova continua a prenderli”

Non era la risposta che avrebbe desiderato. Si spostò per non farsi vedere mentre avveniva la consegna. Attese qualche minuto che l’uomo si allontanasse con il suo mezzo carico di vivande surgelate, fece segno a Teresa che sarebbe entrato in azione. E suonò il campanello, non c’era alcuna targhetta identificativa.

Laura, quando se lo trovò di fronte, fece una smorfia di disappunto.

E lei che ci fa qui? Che vuole?”

Era molto diversa da come la ricordava, timida e severa anche nel look. Decisa, dal piglio volitivo, ora indossava un abito aderente rosso, corto a metà coscia e sandali bianchi con tacco. Lo guardava dall’alto in basso.

Sua zia e il suo fidanzato sono preoccupati perché non sanno più niente di lei, invece di far fare loro una denuncia alla Polizia, ho provato a cercarla io”

Ma bravo. E ora che mi ha trovata?” lo sfidò lei

Intanto sono contento non le sia successo niente di brutto…”

Entri, entri…posso offrirle un caffè?”

Perché no…”e la seguì all’interno.

Teresa osservava la scena col super binocolo. Quando vide la porta richiudersi alle spalle di Rami, non si sentì affatto tranquilla.

Sa, ho bisogno di evadere un po’ dalla mia vita pesante, sempre con la zia malata…- iniziò a raccontare Laura mentre preparava la moka – così ho affittato questo appartamento…”

L’investigatore si guardava in giro senza che lei se ne accorgesse. Si trovava in un ampio locale con cucina a vista e salotto. Sul tavolino erano ammonticchiati tantissimi giornali, soprattutto quotidiani. Un paio di porte adiacenti erano chiuse.

Quindi questo è il suo rifugio” constatò

Esatto. Ultimamente non ne potevo più..” continuò lei con scioltezza “ vuole il latte? Ce l’ho solo a lunga conservazione” e si chinò per aprire una cassapanca. Il detective non si rese conto che aveva estratto un batticarne. Lo colpì inaspettatamente in testa con violenza tre volte. Lui cadde a terra, stordito, con il sangue colante che gli impediva di vedere cosa stesse accadendo.

Teresa nel frattempo si era avvicinata all’ingresso, per guardare dalla finestra. Laura uscì di corsa in direzione della sua macchina, ma l’investigatrice la placcò con una mossa di judo.

La bloccava completamente, a cavalcioni su di lei.

Mi lasciii – strillava invano, la detective aveva chiamato un passante :”Ho bisogno di aiuto, sono una consulente della Polizia di Stato”

L’uomo si avvicinò stranito, non gli era mai capitato di vedere una scena così

Entri in questa casa – gli ordinò con tutto il fiato che aveva – mi spieghi cosa succede e cerchi della corda”

Il tizio obbedì, subito dopo ricomparve gridando, spaventato, che c’era un uomo di colore in una pozza di sangue. “Chiamo l’ambulanza?” chiese turbato alla rossa che tratteneva al suolo un’altra donna urlante, che si divincolava

Sì al volo…e mi dia una mano con questa qui, è lei ad averlo colpito”

Un paio di macchine si erano fermate nel frattempo e i guidatori erano scesi allibiti, per vedere cosa stava capitando in quel tranquillo angolo di campagna.

Teresa si presentò e diede concitatamente le spiegazioni di prassi.

Un omone stazzato, ricoperto di tatuaggi, aveva letto di lei sui giornali e andò a prendere della corda da pesca, una fune treccia marina, che teneva nel bagagliaio. “Lasci a me, io faccio i nodi alla marinara” la detective era troppo esausta per ribattere che li sapeva fare e finalmente , fermata Laura con un un paio di improvvisate manette e un sorvegliante dall’aspetto truce, poté lasciarla e correre a vedere come stava Rami.

Lo trovò svenuto, non le rispondeva. Gli tastò il polso, pareva regolare. Il sangue però usciva ancora da varie ferite nella regione occipitale del cranio, in apparenza superficiali. Prese un asciugamano nel bagno, lo passò sotto l’acqua fresca e glielo avvolse intorno alla testa. In quel mentre arrivò a sirene spiegate l’ambulanza e anche la volante della polizia, avvisata dagli operatori dello stesso mezzo di soccorso quando avevano saputo cosa era successo.

L’uomo che aveva telefonato loro necessitava di cure, era esangue, scioccato, afflosciato in un angolo dell’appartamento. Teresa lo ringraziò e lo affidò ai paramedici. Poi corse dagli agenti, che stavano ascoltando la descrizione dell’evento dal tipo pieno di variopinti tatoo e prelevando Laura.

Portatela subito dall’ispettore Terenzi, ora lo chiamo” e così dicendo finalmente la detective poté telefonare a Luca e aggiornarlo

Te la senti di essere presente all’interrogatorio?” le domandò Luca

Sì, certo che sì, DEVO ESSERCI – marcò

Lascia la tua macchina a un mio poliziotto e sali sulla volante, non guidare…distendi un attimo corpo e mente” le suggerì e così lei fece. In effetti sentiva il bisogno di rilassare i muscoli contratti per lo sforzo fisico e di allentare un po’ la concentrazione.

Laura taceva emettendo varie smorfie di strafottenza, nessuno le badava.

Arrivati a Varese, l’investigatrice prima di entrare nella Centrale di Polizia si assentò. E fece una capatina in un bar poco distante, aveva assolutamente bisogno di un doppio whisky. Lo chiese con ghiaccio per annacquare un po’ il malto. Era molto preoccupata per Rami. Sapeva solo che era stato portato all’ospedale di Cittiglio, il più vicino a Caravate. Per non perdere tempo prezioso. Una volta lì, senza aver ripreso conoscenza, era finito in sala operatoria. In quel preciso momento, era dentro da mezz’ora.

La detective percorse velocemente il tragitto sino all’ufficio di Terenzi, dove era già seduta Laura Terzi, senza manette ma scortata da una guardia armata.

Puoi aspettare fuori?” chiese al poliziotto, certa che ogni interrogatorio ha pure una sua psicologia da rispettare. Temeva che la presenza dell’agente con rivoltella inibisse la donna. Luca annuì, conosceva il modus operandi di Teresa.

E iniziò a parlare: “ Cosa ci faceva in quell’appartamento a Caravate da tre giorni? Lei risulta scomparsa, per la sua famiglia”

Mi riposavo”

Ok- proseguì Terenzi – e come mai non ha avvisato sua zia, il suo fidanzato e la scuola dove insegna?”

Ero troppo stanca per farlo”

Ok – l’ispettore pareva impassibile – e per quale ragione ha aggredito violentemente Rami Grondin, consulente della Polizia di Stato?”

Ha iniziato lui, io mi sono dovuta difendere”

Non è vero – saltò su Teresa – guardavo col binocolo professionale, un aggeggio militare potente, cosa stava accadendo e ho scattato diverse foto. E’ stata lei a colpire Rami alle spalle, lui non stava facendo niente” e posò sulla scrivania dell’ispettore il micro-file prelevato dall’orologio spy con le immagini. Luca lo aprì subito al pc e girò lo schermo per mostrare a entrambe la sequenza, che attestava le parole dell’investigatrice

E’ evidente lei stia mentendo – ruggì a quel punto Terenzi – ha intenzione di continuare l’interrogatorio così?”

Silenzio.

Va bene, lei è in stato di fermo – Luca andava volutamente per le spicce – le verrà assegnato un avvocato d’ufficio, se non ne ha uno e procederemo da prassi” chiamò l’agente fuori dalla porta e gli disse di portarla in guardina.

Rimasti soli, Teresa gli disse che bisognava avvisare la zia. L’ispettore passò l’incarico al sergente Gasparri. Poi chiamò l’ospedale di Cittiglio, Rami non era ancora uscito dalla sala operatoria

Luca, vado a Cittiglio, tanto adesso con la Terzi non c’è altro da fare”

Certo, vai. Non capisco il ruolo criminale di questa strana persona, tu hai qualche impressione?”

Temo di no. Stava facendo un doppio gioco, mi è oscuro il perché”

. continua 

Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – dodicesimo capitolo, prima parte

Capitolo XII – prima parte ( la seconda sarà on line lunedì 4 febbraio)  

In effetti Teresa, appena entrata in studio, si distese sul comodo divano dell’ingresso avvolta completamente in un leggero copriletto di cotone per ripararsi dalla luce che filtrava dall’esterno: le finestre non avevano tende. Si addormentò di colpo. Era riuscita a parlare brevemente con Rami, quasi sempre con lo smartphone in assenza campo, che stava setacciando centimetro dopo centimetro la boscaglia tra sentieri, ruscelli, cascate. E lo aveva informato della vera identità del fuggiasco. I poliziotti si erano diretti dalla parte opposta, tentavano di circondarlo. Ma c’era da perdersi, quell’area su cui sboccava la Valcuvia era un labirinto fitto di vegetazione. Nonostante le lampade a giorno e i più sofisticati strumenti di avvistamento, chissà se e quando lo avrebbero rintracciato.

Nel torpore, l’orecchio allenato della detective udì un rumore ovattato vicino a lei. Per esperienza restò ferma fingendosi addormentata e aprì solo mezzo occhio, abbastanza per vedere Valerio Germini aggirarsi con passo felpato nel suo studio. Calma e sangue freddo le erano familiari, non si mosse. E notò che, tentando di non farsi sentire, cercava qualcosa, di certo si era accorto di non avere il portafoglio. In apparenza non sembrava armato. Qualche secondo per capire quale fosse la miglior azione per incastrarlo, sia pur esile Teresa aveva gioco-forza frequentato negli anni i più avanzati corsi di difesa personale. Optò per la rara e complessa tecnica pressoria che ben conosceva: deriva dall’arte marziale cinese Din Mak e si basa sui punti di pressione dell’agopuntura. Provoca un dolore debilitante e addirittura, se eseguita da principianti, può uccidere l’avversario. Non era certo il suo caso. Attese di averlo il più possibile a tiro, poi gli balzò addosso da dietro e con tre mosse sincroniche lo immobilizzò. L’uomo crollò a terra urlando per il male. Intanto lei aveva raggiunto la sua valigetta e preso le manette: non voleva proprio massacrarlo di botte, preferì mettergliele alle mani e ai piedi per impedirgli di muoversi. Una volta bloccato, chiamò la Centrale per chiedere urgentemente una pattuglia. Terenzi, nonostante fosse già passata la mezzanotte, era ancora nel suo ufficio.

Ma tu stai bene?” Luca si mostrò subito preoccupato per lei

Benissimo, acciuffare i malviventi è il mio mestiere!”

Ok, avviso Rami e i miei poliziotti a Cittiglio e vengo subito da te”

Valerio Germini aveva smesso di lamentarsi esplicitamente per i colpi di Teresa e, dolorante, stanchissimo dopo la giornata da fuggitivo, stava zitto. Muto e intrappolato sul tappeto dello studio Leone. La detective pure non aveva voglia di parlare, si era rannicchiata nuovamente sul divano.

La Polizia accorse a sirene spiegate, le parve a velocità supersonica e portò via l’uomo impacchettato.

Terenzi si sedette accanto all’investigatrice e la baciò sulla guancia. In quel momento arrivò Rami, camicia stazzonata e strappata in alcune parti, aria stravolta.

Se siete d’accordo – parlò l’ispettore capo della Polizia di Varese – ci aggiorniamo domani. Interrogo alle 10 il Germini, ho già dato disposizioni ai miei, potete partecipare o assistere dallo specchio unidirezionale, decidete voi”

Spero di non aver infranto le regole – sussurrò Teresa – ho solo pensato a stopparlo..non gli ho sicuramente provocato lividi o danni permanenti…”

Ma cosa dici – saltò su Luca – hai fatto il tuo dovere e benissimo! Non dimenticare che quello ha appena fatto fuori quattro persone…volevi forse usare le margherite – e indicò con la mano i vasi circostanti pieni del fiore preferito dall’investigatrice – e diventare la quinta vittima?”

Odio la violenza..ho premuto su certi punti vitali, è una tecnica cinese …” proseguì lei

Terry – la interruppe il suo esotico braccio destro – chiudi il rubinetto dei pensieri. Sono orgoglioso di te, perfetta! Eddai, non lo hai menato a sangue! Penso tu abbia bisogno di riposare, tutti ne abbiamo”

D’accordo...domani è un altro giorno” mormorò lei citando la frase cult di Via col Vento, che le piaceva molto e aggiunse per sottolinearne il significato “ Domani sarà sempre un altro giorno”

L’indomani diluviava. Una pioggia fitta e incessante che ravvivava il lussureggiante verde della zona, in contrasto con il grigiore del cielo. L’investigatrice aveva scelto di presenziare all’interrogatorio, mentre Rami preferiva osservare da dietro le quinte. Una tattica che spesso adottavano per avere in pugno la situazione: uno dei due agiva, l’altro guardava con lucido distacco la scena per meglio interpretarla.

Luca le schiacciò l’occhio quando lei entrò. Valerio Germini era già seduto con lo sguardo rivolto verso il pavimento, senza più manette, nella stanza al primo piano che l’ispettore capo usava per interrogare.

Un ambiente decisamente scarno, composto da tavolo e sedie più largo specchio unidirezionale collegato a una stanzetta attigua. In apparenza e agli occhi degli indagati che si avvicendavano, un normale oggetto decorativo. Forse i più intuitivi capivano di essere guardati dall’esterno, ma al poliziotto non importava. Di sicuro non sapevano che l’orologio d’acciaio che portava al polso, identico in tutto e per tutto a migliaia di altri, era un modello spy cam, con registratore e video ad alta definizione incorporati.

Per un paio di lunghissimi minuti nessuno dei tre aprì bocca.

Fu Terenzi a rompere il silenzio, mentre sfogliava il dossier del fidanzato di Tecla Redaelli

Ci spieghi perché si fa chiamare Enrico Curioni” gli chiese tranquillo

Io ho diritto a un avvocato, parlerò solo in sua presenza” ribatté

Lei ha visto troppi film americani – si intromise Teresa – da noi l’iter è un po’ differente. La stiamo trattenendo per motivi oggettivi: ostacolo alla giustizia e uso di altra identità, non ultimo la violazione di domicilio di stanotte nel mio studio – la rossa detective andava avanti lancia in resta – E’ libero di rispondere o meno alle nostre legittime domande, di certo il suo comportamento influenzerà ogni decisione istituzionale al suo riguardo. Il legale in questa fase non può aiutarla come forse crede, senonaltro per le lungaggini burocratiche. Le conviene prima patteggiare con noi. La vita in galera è molto dura…”

La MIA vita è stata durissima, dottoressa Leone! – esclamò – povero me!” e, affranto, si mise le mani nei capelli. Terenzi fece segno a Teresa di continuare lei, era sulla strada giusta

D’accordo, siamo qui per ascoltarla: ce la racconti” affermò la detective con tono conciliante, abbozzando pure un mezzo sorriso

La mia madre biologica è Agata Pirovano – sospirò profondamente – e, subito dopo la mia nascita, mi ha venduto a una coppia di turisti che non poteva avere bambini. Lei ai tempi faceva la prostituta, non sapeva neppure bene chi fosse mio padre”

Triste storia, capisco, ma non è stato meglio essere adottato per lei?”

Macché! – sbottò – I coniugi Germini non erano interessati a un figlio, bensì a uno schiavetto che lavorasse gratis nel loro campeggio a Senigallia…e così mi hanno sempre trattato! Da loro schiavo! Guardi – si alzò la maglia e mostrò la schiena – ho ancora i segni delle cinghiate che mi davano se disobbedivo o non svolgevo bene i loro incarichi..pulire i bungalow e i cessi, tenere in ordine la piazzuola principale e il giardino…pensi, a quattro anni dovevo già svuotare i cestini..”

Senza farsi vedere, Luca e Teresa si erano lanciati un’occhiata d’intesa

Signor Germini, è terribile. Anche se è passato tanto tempo possiamo trovare il modo per agire legalmente contro questa coppia..”

Ci ho già pensato io, dottoressa Leone. Li ho ammazzati molti anni fa – ammise senza particolare espressione – ho ereditato il camping, la casa ad Ancona e un po’ di soldi in quanto, finalmente, mi spettavano come figlio..per la prima volta mi sono sentito FIGLIO”

Come li ha uccisi?” pure il tono della detective era incolore. In quel momento cruciale non voleva rischiare che smettesse di sfogarsi. Sfogarsi era quanto stava facendo

Ah, è stato semplice, una sera ho messo un sonnifero nel loro vino e poco dopo li ho soffocati col cuscino, erano ancora seduti a tavola. Avevo 19 anni”

Rami, che non si stava perdendo una sillaba, controllava sul tablet che le informazioni fossero vere.

Scrisse su un pezzo di carta “ dettagli sui Germini e sul camping” e poi chiese al sergente Gasparri di portarlo a Teresa. Lei annuì in sua direzione, aveva colto che il suo braccio destro stava verificando i fatti narrati dall’interrogato al pc

Mi dica Valerio, come si chiamavano i suoi genitori adottivi? E il campeggio? Esiste per caso ancora“ si finse incuriosita

Antonella Valdetti e Italo Germini, entrambi di Senigallia. Il camping allora l’avevano battezzato La Sosta Marina, poi l’ho preso in mano io e ho cambiato tutto, rimodernato e in parte ristrutturato, si chiama International Eden, è il mio lavoro, lo dirigo…ho sette dipendenti fissi più gli stagionali, durante l’estate. Ma è aperto tutto l’anno, per via del ristorante vista mare”

Teresa, con la scusa di dover andare urgentemente alla toilette, uscì un attimo. Rami le fece segno di ok con le dita, tutto corrispondeva. Il Germini dunque stava dicendo la verità. Rientrò rapidamente, non voleva interrompere il filo

Valerio, lei è dunque un bravo manager” buttò lì l’investigatrice per smorzare l’eventuale tensione e indurlo a proseguire

Me la cavo. Però ho dovuto chiudere i conti che avevo in sospeso con la vita per poter star bene dentro di me“

Mi dica..ma nessuno all’epoca ha sospettato di lei, per la morte dei Germini?” Teresa era talmente abituata a distaccarsi emotivamente dai delitti da sembrare perfettamente a suo agio, come se stessero parlando di un film giallo

No..la famiglia di un mio compagno di scuola mi ha creato un alibi per difendermi dalle complicazioni giuridiche…beh,.naturalmente senza sapere fossi stato io a farli fuori…”

..scusi, non capisco, si spieghi meglio…”

Eh, è difficile da capire dottoressa Leone – si prese la testa tra le mani – I due bastardi che mi avevano adottato non volevano frequentassi gli amici, dovevo solo studiare all’alberghiera perché faceva loro comodo e il resto del tempo lavorare. Però tornavo a casa da scuola con un ragazzo simpatico, che abitava vicino al campeggio. Credeva avessi genitori severi, all’antica… e aveva chiesto a sua madre e a suo padre di andare a parlare con loro per ammorbidirli, rassicurarli in modo potessimo uscire insieme come …tutti i giovani. Niente da fare, i Germini hanno avuto una reazione durissima – inghiottì la saliva – e dopo quell’incontro mi hanno massacrato di botte e tenuto due giorni a digiuno, chiuso in un ripostiglio…da allora quel gruppo familiare affettuoso ha sempre cercato di proteggermi da lontano, ritenendomi vittima di una situazione eccessiva. Bravissima gente…infatti, dopo aver eliminato i Germini, senza spiegazioni sono andato a rifugiarmi da queste persone e rimasto lì sino a notte fonda. Quando la Polizia ha iniziato l’inchiesta, per non procurarmi altri problemi, han detto che ero stato da loro da fine pomeriggio alle 2 di notte, il medico legale aveva accertato il decesso verso le 21”

Un denso silenzio calò nella stanza. Luca Terenzi, impettito in giacca blu e cravatta regimental, osservava con le braccia conserte senza fiatare. Sapeva che Teresa era straordinaria nel simulare empatia e riuscire a far cantare anche i soggetti più recidivi. La strategica detective, muovendosi con leggerezza, aveva cambiato posizione, da capotavola si era seduta a fianco dell’interrogato. Valerio Germini intanto aveva appoggiato la testa sulle braccia, abbandonate sul tavolo. Era il ritratto di un uomo disperato.

Riprese a parlare lentamente, con tono basso, dopo un bel po’.

I Germini ci tenevano a sottolineare di non essere i miei genitori di sangue, conoscevo bene la vicenda. Da piccolo scrivevo alla mia vera madre per pregarla di riprendermi, di tenermi con sé. Ma non ha mai risposto alle mie lettere. Solo un paio di mesi fa ho ricevuto un suo riscontro, non voleva saper niente di me..per lei non ero mai esistito – trattenne un singhiozzo e proseguì – così ho pensato che se avessi fatto fuori le persone a lei care, sarebbe rimasta sola e mi avrebbe finalmente ..voluto..oramai anziana, per colmare il vuoto della solitudine”

Teresa gli pose la mano sul braccio. Un gesto un po’ tattico, un po’ sentito.

Intende dire che ha ucciso lei…”

Sì – ammise con un vigoroso movimento del capo, sollevato dalle braccia per guardare in faccia l’ispettore e la detective. Aggiunse. “ Mi è spiaciuto soltanto per quel giornalista…mi ero finto un informatore e travestito da transex…lui aveva accettato di vedermi senza sapere chi fossi veramente, però stava scoprendo la mia doppia identità…non ho potuto lasciarlo in vita per andare avanti nel mio piano…Giovanni Redaelli e Lorella Cunardi avevano l’amore e le attenzioni di mia mamma, tutto quello che a me aveva negato. Li odiavo”

Un altro intenso silenzio. Rotto quasi subito dalla voce pacata della fulva investigatrice

Infine…è stato il turno di Agata. Perché è accaduto, se lei tentava drammaticamente di conquistarla? “

…le ho telefonato per la prima volta – adesso sudava e tremava nel ricordare – dopo la morte di Giovanni e Lorella. Le ho proposto di vederci. Lei mi ha trattato malissimo e ha chiuso la conversazione. L’ho aspettata davanti a casa la sera dopo, mi illudevo di poterla convincere..ad accettarmi” a quel punto si mise a piangere sommessamente e, tra un singulto e l’altro, raccontò che lei lo aveva deriso, insultato e ammonito che, se avesse continuato a tampinarla, lo avrebbe denunciato per stalking. Nel bagagliaio dell’auto aveva la piccola vanga di ferro usata per far fuori Trotti… Prenderla e spaccarle la testa ad Agata, colmo di rabbia, era stato un attimo. Aveva poi caricato nel bagagliaio della sua macchina l’arma dei delitti, era ancora lì.

Valerio Germini, concluso il lungo racconto, non aveva più aperto bocca: piangeva, tremava, sudava. Luca Terenzi si rese conto che l’uomo era in uno stato di forte malessere psicofisico. Fece un cenno in proposito a Teresa, lei annuì. Così chiamò l’ambulanza e lo fece portare nell’infermeria del carcere di Varese.

Prima di uscire dalla stanza degli interrogatori l’ispettore capo, con tono mesto, disse a Teresa:”Non mi era mai capitato di provare pena per un killer…che tragedia disumana si annida dietro questi quattro omicidi..il colpevole è stato vittima della cattiveria di adulti ignoranti…ignobili. Temo sia tutto vero, verrà appurato con testimonianze ma istintivamente gli credo”

Anche la detective si era rattristata.

Sì, è un poveretto con grossi problemi mentali. Purtroppo la penso come te. Se sei d’accordo – gli propose – farei fare subito una prima valutazione psichiatrica al professor Giorgio Martini, gli mando il file con la registrazione diretta della storia. In questo modo forse il magistrato ne terrà conto già ai preliminari”

Ottima idea, se dovesse occuparsene Felisi non resterà insensibile. Altrimenti si vedrà, di sicuro è una faccenda giudiziaria complessa benché dal verdetto inoppugnabile: è un assassino per sua stessa ammissione. Comunque, finché il caso è in mani nostre, tentiamo di ammorbidire il peso delle conseguenze”

Teresa e Rami lasciarono Terenzi alla burocrazia e tornarono in studio.

Il bell’investigatore tunisino pure era desolato da quanto aveva attentamente ascoltato dallo specchio unidirezionale. Le disse: “ Noi cerchiamo la giustizia, è la nostra missione. Eppure vicende come questa ti sbilanciano sul concetto stesso di giustizia…certo, lui è un pluriomicida, ma è stato metaforicamente ucciso appena nato.. chissà come sarebbe cresciuto se fosse stato tirato su in condizioni diverse, da persone diverse”

E’ dura da digerire mio caro compagno di crimini, io non giustifico mai chi ammazza. Tuttavia è come se una parte di me capisse il suo dramma esistenziale…trovi sia insano?”

Non direi, non saremmo dei bravi detective se tutto per noi fosse bianco o nero. Ci mancherebbe quella componente caratteriale che straborda dalle linee oggettive prefissate dallo stereotipo della morale, per vedere oltre. Piuttosto – continuò a parlare spedito – mentre tu contatti Martini, io mi metto alla ricerca della famiglia che gli ha creato l’alibi in passato. Se hanno fatto un passo tanto significativo, avranno avuto dei motivi. Sarebbe interessante una loro testimonianza”

Sei entrato nel file dell’omicidio dei Germini?”

L’ho individuato. Adesso lo apro” e iniziò a cliccare sulla tastiera del suo pc

Ok..Rami, un’ultima cosa che Valerio Germini non ci dirà mai. Chi è il suo complice? Intendo degli assassinii sulla sponda lombarda del lago Maggiore…”

Il detective color cioccolata, chino sul computer, alzò un occhio verso di lei. “Tu hai qualche sospetto?”

Beh no, devo lavorarci su“ e si tuffò anche lei nel gran mare dentro lo schermo

. continua