Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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giallo ambientato sul lago Maggiore

Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – settimo capitolo/seconda parte

Capitolo VII – seconda parte

Per Teresa il tempo stava scorrendo al contrario. Più passava, meno otteneva. Le passava per la mente una frase di Mark Twain che l’aveva sempre affascinata e attizzata Tra venti anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto… ma da quelle che non avete fatto. Levate dunque l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite”. Eppure, pur condividendola, il quel momento non aveva su di lei il solito mordente. Il caso in corso non le infondeva l’adrenalina necessaria a salpare l’ancora.

Ogni ricerca svolta da lei e dal suo braccio destro, oppure dalla Polizia di Varese, falliva miseramente. La continua mancanza di appigli, a quasi due mesi dal delitto di Giovanni Redaelli e a circa un mese e un tot da quello del giornalista Davide Trotti, l’avevano prosciugata. Era raro le capitasse, eppure non sapeva più cosa fare. Al di là di supposizioni, che le interessavano poco o nulla di fronte a omicidi, mancavano le prove. Senza di esse per lei non aveva senso logico accanirsi contro una persona, seguire una pista, agire. Era assolutamente contraria al “basta trovare il colpevole”, memore dei tanti presunti assassini inutilmente accusati, incarcerati, processati. Il senso etico del suo lavoro era troppo nobile per tradirlo miseramente, non le importava un fico secco di consegnare un poveraccio alla giustizia tanto per vantarsi nel far giustizia. Ma che giustizia è mai, questa? No, Teresa voleva fosse il vero colpevole: solo lui avrebbe dovuto pagare le conseguenze. Tutti questi pensieri convivevano dentro di lei, in certi momenti la dilaniavano, in altri la aiutavano a far chiarezza. Talvolta, però, la soffocavano: come un fuoco che arde, libero e guizzante, e viene tarpato da fogliame, sterpi, mancanza di ossigeno.

Rami, una calda mattina di fine giugno, scese in studio vestito da spiaggia. Boxer e t-shirt, sandali. Lei strimpellava qualcosa al pc, pallida ed esangue. Afflitta. La abbracciò con affetto e le disse allegramente: “ Dai, vatti a mettere il costume: oggi si va a La Playa a Cadrezzate, ho già prenotato due lettini in prima fila per noi”

Lei eseguì automaticamente. In silenzio, salì in macchina e si fece condurre dal suo focoso braccio destro tunisino senza obiettare. Le pareva che lavorare o non lavorare non cambiasse il quadro parecchio sfuocato dell’indagine. Per tirarla su di di tono, l’esotico investigatore mise anche un CD che di solito le piaceva molto, The Dark Side of The Moon, dei Pink Floyd Ma lei non ebbe reazione, taciturna e chiusa nei suoi molteplici labirinti mentali.

La spiaggetta privata di Cadrezzate, in una piccola e organizzata baia sul lago di Monate, era deliziosa. Quasi subito dopo aver preso possesso dei loro lettini da spiaggia, Rami si tuffò e nuotò in lungo e in largo nel grazioso e pulitissimo laghetto. Lei attese qualche minuto, sottotono e nel contempo affascinata dal colorato paesaggio lacustre che in quel tratto pareva un flash caraibico. E poi lo imitò. L’acqua, tonificante e fredda al punto giusto, le regalò una sferzata di sprint che non aveva considerato. Iniziò a nuotate in circolo, stando sulla destra, per non perdersi la suggestiva flora acquatica che contornava il perimetro e imbattendosi nella fauna: famigliole di anatre e cigni, abituati alla presenza umana, stavano anche pochi centimetri da lei. Proseguì a lungo, senza curarsi di dove stesse andando, a suo agito tra la natura. A un tratto scorse un pedalò diretto verso di lei, non ci fece tanto caso finché non si accorse che lo stava guidando Rami.

Salta su, o mia sirena” le disse “ Sei dalla parte opposta della nostra spiaggetta!”

Teresa non se ne era resa conto, guardò indietro e notò la distanza solo in quel momento. Salì rinfrancata e si mise lei pure a pedalare sul mezzo ecologico, di fianco al suo braccio destro. Il laghetto di Monate era particolarmente pulito perché vietato alle imbarcazioni a motore.

Sei un grande! Hai intuito perfettamente di cosa avevo bisogno!” esultò in sua direzione, battendo le mani

Non ci voleva granché mia cara, non hai neppure festeggiato il tuo compleanno pur di non staccarti dall’indagine..Luca ti aveva invitata a una gita in barca…non sei un robot, so che vorresti esserlo, invece hai umanamente bisogno di ricaricare le tue energie psicofisiche”

Rilassata dall’acqua, dalla luce, dal sole e dallo sport, l’investigatrice obiettò:”Non avevo voglia di andare in giro da sola con Terenzi “

Lui scoppiò a ridere, rideva a crepapelle

Eh già, da sola con Terenzi! “ e continuava a prenderla affettuosamente in giro “ Con quel filibustiere? Giammai! Chissà mai cosa ti avrebbe potuto fare!”

E piantala – gli mollò una pacca sul braccio – non intendevo questo, lo sai benissimo!”

No, non so cosa intendevi! Francamente non ti capisco Teresa, lui è l’uomo giusto per te”

Forse sì – mormorò lei – però non sono pronta. Piuttosto, come va con Lea? Mi sembra tu la veda ancora!”

Rami aveva colto la tattica di cambiare argomento, lei non voleva parlare di sé. Rispettò la sua decisione.

Certo, Lea mi piace parecchio. E, contrariamente alla stragrande maggior parte dell’universo femminile, non se la prende se le do buca qualche volta per motivi di lavoro. Anzi, comprende perfettamente che nel mio caso fare il detective non sia solo un mestiere: fa parte del mio DNA, di me. E lo apprezza. Non ti nego che tutto ciò mi avvicini sempre più a lei”

Una donna intelligente, sa come prenderti. Sono felicissima per te!”

Terry, mi piacerebbe festeggiare il tuo compleanno a casa mia, sono passati solo pochi giorni. Preparo una cenetta tunisina per noi due, Lea e Luca…così non sei sola con lui!” non poté trattenersi dal punzecchiarla. Lei non ci volle far caso.

Hmm che idea carina..il tuo cous cous è eccezionale! Va bene dai, organizza pure. Ordino io la torta però”

Continuarono a chiacchierare e pedalare finché non puntarono diritto al parcheggio del pedalò nella spiaggetta. Un bagnino lo arenò e legò con la corda a un enorme tronco d’albero lacustre per evitare che il dolce moto ondoso lo sballottasse

Seduto sul lettino fronte lago, Rami iniziò a telefonare per gli inviti alla cena esotica. Teresa, semisdraiata ai raggi del sole, aveva invece trovato nel registro dello smartphone una telefonata di Ludovico Lange. Lo richiamò dalla sua postazione privilegiata.

Il ragazzo era in Università a Varese, uscì dall’aula per parlarle con calma e si piazzò vicino a una finestra in corridoio, dove nessuno poteva ascoltare.

Dottoressa Leone, ho parlato in camera caritatis con Laura. Curioni non le ha raccontato tutto. Infatti, anni fa c’è stato un flirt tra lui ed Ecate, è durato per un po’ e lei si era illusa potesse proseguire..ne era innamorata. E forse lo è ancora, così la mia ragazza interpreta la situazione conoscendo sua zia. Comunque, ai tempi Enrico aveva chiuso la loro storia proponendole di restare amici. Lei ha accettato”

Ah..non sai perchè Curioni l’abbia lasciata?”

Laura crede dipenda dalla malattia di sua zia, non se la sentiva di accollarsela”

Tipico di tanti uomini..o magari non la amava!” commentò la detective

Già..comunque resto sul pezzo, se scopro dell’altro la avviso subito”

 

La mezza giornata di relax alla Playa di Cadrezzate aveva rimesso in moto i neuroni di Teresa. Si sentiva in forma e pronta anche per la serata festaiola in suo onore che Rami aveva già predisposto. L’investigatrice teneva appeso in armadio un tubino blu in leggero shantung di seta mai usato, in cassaforte gli orecchini di zaffiri e diamanti che le aveva regalato suo fratello per la prima laurea. E nella scarpiera aveva un paio di sandali in camoscio blu con zeppa, comprati l’estate precedente e ancora nuovi.

Le pareva l’occasione giusta per indossare queste cose. Dopo la doccia le infilò, si guardò allo specchio e rese conto che un po’ di make up non avrebbe guastato l’effetto. Però lei non ne aveva. Mai comprato in vita sua. Ed era troppo tardi per andare in una profumeria a fare acquisti. Le balzò in mente che Falek si truccava sempre e bene. La chiamò sul cellulare e le chiese se poteva prestarle dei cosmetici. La governante siriana accorse nel suo appartamento con entusiasmo, munita di un gonfio beauty case.

Oh…ma come sta bene vestita così!” le disse appena la vide – sicuro, con questo look occorre truccarsi!”

Sì ma …come si utilizzano?”

Lasci fare a me, si sieda su quella sedia, ecco” e iniziò a passarle qualcosa sul viso, poi sulle labbra, infine sugli occhi

Grazie …non è troppo? – la detective guardava un po’ stranita la sua immagine allo specchio – e dopo come faccio a togliere tutta ‘sta roba?”

Le lascio le salviette detergenti..no, è un trucco leggero, a lei sembra forte perché non è abituata..non le ho neppure messo il rossetto, solo un lucidalabbra colorato”

L’appartamento di Rami era raffinatissimo, sui toni del beige e panna, con diversi pezzi d’arredo antichi. Quando Teresa varcò la soglia Luca era già lì, e la fissò a lungo con un velo di ammirazione nello sguardo, senza proferire sillaba. Anche il padrone di casa preferì non commentare, temeva di metterla in imbarazzo. Lea arrivò poco dopo ma non conosceva l’investigatrice e i suoi gusti casual o sobri in fatto di abbigliamento, pertanto non fece caso alla sua trasformazione femminilissima.

Rami aveva preparato l’antipasto tipico. Per i cultori della buona cucina, i piatti tunisini si accompagnano a eccellenti vini delle cantine locali. Lui aveva optato per analoghe bottiglie italiane, non avendo avuto tempo di andare in una fornita enoteca internazionale. Per aperitivo il detective servì una ‘’kemia’’, assortimento di stuzzichini che vanno dai frutti di mare alle mandorle e ai pistacchi e delle fave al ‘’torchi’’ (rotolini fini di rapa con l’harissa). B

Buonissimi, era uno chef mancato e amava far conoscere le pietanze del suo Paese. Fecero subito un cin cin a Teresa con i calici di cristallo che tintinnavano allegramente. Luca intonò “Happy birthday to you” e gli altri la cantarono con lui. A seguire, l’esotico detective che aveva impostato come sottofondo musicale un CD con il meglio di Elton John, si era cimentato nel cous cous di verdure e pesce, la sua specialità. Lea lo ammirava con lo sguardo e aveva già pronunciato almeno tre volte “Che buono, sei bravissimo!”. In effetti erano tutti perfettamente a loro agio, persino la rossa festeggiata che dapprima aveva temuto, tra sé e sé, si sciogliesse il make up, poi si era lasciata andare al cibo e alla buona compagnia. Neppure la presenza di Luca la metteva in imbarazzo e non si era neppure sottratta al suo braccio, che aveva delicatamente appoggiato sulle sue spalle in un gesto affettuoso.

Lea era in effetti una donna intelligente e discreta, parlava con tutti piacevolmente senza prevaricare. Poi, aveva intavolato una discussione con Terenzi sul rapporto tra Polizia e Autorità giudiziarie. Rami si era subito connesso perché riteneva che troppe volte le leggi prevaricassero la giustizia, oppure non consentissero di approfondire un caso. Anche l’ispettore capo era d’accordo: la durata di un’indagine dipendeva in primis dalla decisione della magistratura di turno, che poteva dopo le varie trafile dell’indagine far chiudere la vicenda con una sentenza, giusta o sbagliata. Spesso errata. Sì, certo, ci si può appellare, si può far riaprire il caso con tutte le lungaggini burocratiche annesse, ma intanto diverse volte un innocente sta pagando un debito presunto. Un innocente, in galera o agli arresti domiciliari, sta spendendo denaro in avvocati per dimostrare la sua non colpevolezza. E non solo. Ha perso il lavoro, la faccia, talvolta la famiglia. In tanti casi, subisce un danno biologico. Inoltre, passa quel tempo prezioso per trovare prove e fare interrogatori freschi. Il tempo può distorcere molte cose.

Il destino degli indagati ai vari livelli dipende quindi parecchio dalla sorte, se capita un giudice più superficiale o frettoloso, oppure vai a capire cosa gli frulli in testa.

Di fatto la Polizia non poteva contrastare la giurisdizione.

Dovevano ancora tagliare la torta, una succulenta Saint Honoré, quando il cellulare di Rami trillò ingrato, spezzando il bel momento che stavano trascorrendo insieme.

Era Agata Pirovano, in lacrime, affannata.

Corra qui, la prego, ho telefonato a lei..mi fa paura la Polizia…Lorella Cunardi…è stata uccisa!”

L’investigatore mise il viva voce facendo segno agli altri di non parlare

Si calmi e mi spieghi meglio” le propose pacato

Stasera avevamo un appuntamento, dovevamo andare al cinema dopo cena – bofonchiò con tono gutturale – non è arrivata. Sono andata a chiamarla e…galleggia nella sua piscina tutta vestita! Un cadavereeee!” gridò

E lei dov’è adesso?” il detective si guardava in giro e riceveva occhiate stupite

A casa mia..sono corsa qui…suo marito è a Stoccolma per lavoro…e lei è..morta!” urlacchiò con tono disperato

Non si agiti, arriviamo subito. Mi dia l’indirizzo. E’ certa fosse morta?”

Sììì..sembrava la scena di un film dell’orrore” e biascicò l’indirizzo prima di riscoppiare a piangere

L’ispettore Terenzi si era allontanato dalla tavola per chiamare la Centrale. Disse di mandare due volanti e l’ambulanza con un medico. Poi tornò dagli altri

Ok , mi spiace lasciare questa bellissima serata ma il dovere mi chiama”

Veniamo anche noi – precisò Rami, guardando Teresa che annuiva e già pronto per uscire.

Io resto qui, così metto un po’ in ordine e guardo un film in tv” Lea , per niente spiazzata, li salutò sorridente con un “in bocca al lupo”

. continua 

Morte sul Verbano, la parola ai lettori

freemedia-morte-verbano.inddCarissimi tutti, ho iniziato a ricevere le prime impressioni di chi ha già letto Morte sul Verbano. E ho pensato di pubblicarle tutte perché, come ben sapete, in realtà ogni successo ( o flop ) tra libri, film, musica viene decretato dal grande pubblico. E al di là di quanto espresso da professionisti, sia pur intellettualmente pregnante. Qui si ospitano commenti, opinioni, critiche di chiunque ne ha: fatevi avanti lettori! Tra qualche mese il miglior contributo verrà valutato da Stefano Ferri e da Saverio Paffumi, rispettivamente presidente e direttore editoriale di Edizioni Freemedia E al vincitore o alla vincitrice l’editore di Morte sul Verbano regalerà un libro

Ecco i primi tre:

– Wilma G. – Milano ” Mi è piaciuto molto il giallo, per poterlo seguire ho infatti saltato le parti descrittive artistico-storiche, a parer mio troppo lunghe e frenanti  per chi vuol sapere cosa succederà pagina dopo pagina!”    

Patrizia D. – Milano ” Bello, ben congegnato e originale! Ho apprezzato la storia dei massi erratici: sono stata ad Angera tante volte ma non la conoscevo!

– Cinzia P. – Sesto Calende VA ” Davvero interessante e si legge d’un fiato, l’ho subito passato a mio figlio che è a metà e gli sta piacendo. Io vivo  in questa zona e non ero a conoscenza di tanti particolari che la riguardano”