Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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settimo capitolo

Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – settimo capitolo

Capitolo VII

Varese è detta “La città giardino” Un caratteristico appellativo che deriva dai numerosi parchi e giardini presenti nell’ambito del Comune: in gran parte pertinenze di ville qui edificate tra il XVIII secolo e l’inizio del XX secolo, prima da famiglie di nobili e più recentemente da industriali e rappresentanti dell’alta borghesia, originari soprattutto di Milano.

La cittadina lombarda si trova in una posizione privilegiata, ai piedi del Sacro Monte di Varese (nelle prealpi varesine) che fa parte del Campo dei Fiori ed è sede di un osservatorio astronomico, nonché del centro geofisico prealpino. La frazione che occupa la parte mediana della montagna prende il nome di Santa Maria del Monte in ragione del santuario medioevale, che si raggiunge tramite il panoramico viale delle cappelle del Sacro Monte. A segnare il margine più basso di Varese l’omonimo lago, che lambisce alcune sue frazioni.

Teresa ogni volta che ci andava non poteva fare a meno di ammirarla, arroccata tra strade e stradine che si intersecano, tra salite e discese. Perché Varese, bagnata da vari corsi d’acqua e affacciata sul lago omonimo, è pure adagiata su sette colli: Colle di San Pedrino (il quartiere di Bosto) (402 m), il Colle di Giubiano (407 m), il Colle Campigli (453 m), il Colle di Sant’Albino (l’altura di fronte a Bosto a fianco di viale Europa) (406 m), il Colle di Biumo Superiore (439 m), Colle di Montalbano (Villa Mirabello) (411m) e il Colle dei Miogni (492 m). Il territorio del comune risulta quindi essere compreso tra i 238 e i 1.150 s.l.m. L’escursione altimetrica complessiva risulta essere di 912 metri.

La villa di Lorella, accanto a quella di Agata, svettava in una zona residenziale tra gli alberi. La detective parcheggiò davanti all’ingresso e la donna le aprì da lontano il cancello automatico, per suggerirle di entrare con la macchina. Un lungo viale ridondante di vegetazione e colorato di fiori portava all’abitazione, una luminosa costruzione su due piani a tutte vetrate, dall’eleganza moderna. Lorella, una giovanile settantenne in jeans e camicia rosa, parve contenta di vederla. La invitò a sedersi all’ombra, in un luogo fresco del giardino e chiese alla domestica di portare loro qualcosa di fresco da bere.

Ho letto i giornali – esordì accendendosi una lunga sigaretta al mentolo – e le assicuro che Agata non c’entra niente con l’omicidio di suo marito! Ne era innamorata”

Grazie di aver accettato di parlare con me, è importante avere il suo parere!” rispose la detective con un sorriso smagliante: sperava di ottenere più informazioni possibili e recitava la parte dell’amicona. Una parte che tante volte le aveva consentito di sapere quel che le interessava

Cosa vuole che le dica, dottoressa Leone…Agata è una donna tanto sfortunata! Tutta la sua vita è costellata da tragedie”

Ohh, davvero? Lei da quanto tempo la frequenta?”

Da quando si è sposata con Giovanni – e indicò l’alta siepe, dietro cui era la villa con parco di Redaelli – ed è venuta a vivere qui, con lui..più o meno sarà una decina di anni”

Quindi lei conosceva bene anche il marito…”

Bene no, avevamo ottimi rapporti da vicini di casa. Lui..non c’era mai, né prima di sposarsi, né dopo”

E lei ha iniziato a frequentare Agata..”

Eh sì, dapprima mi faceva tanta pena poi mi sono affezionata. Andavamo al cinema, al ristorante, in palestra, a far shopping..mio marito non è molto mondano, così noi ci facevamo compagnia”

Teresa finì di sorseggiare la limonata. Lorella aveva una classe ben diversa da Agata. Impossibile non notarlo. Però trascorrere il tempo libero da sola di solito non piace a nessuna.

Per caso le ha raccontato qualcosa del suo passato?” l’investigatrice guardava la cannuccia per far finta di non dar peso alla domanda

Sì..era figlia di due contadini semianalfabeti, dopo la terza media l’hanno costretta a lavorare con loro nei campi. Sa, non avevano altri orizzonti…”

Capisco. Per caso sa anche del..figlio?” e accavallò le gambe

Lorella si passò una mano sui capelli a caschetto bianchi e regolò gli occhiali.

Terribile… me ne ha parlato. E’ stata violentata una sera, mentre tornava a casa, lungo una stradina buia e defilata. E’ rimasta incinta. I suoi genitori non volevano scandali. L’hanno obbligata a portare a termine la gravidanza e poi hanno consegnato il neonato alle suore di Varese, che allora si occupavano di dare in adozione i bambini di ragazze madri…”

Ma Agata avrebbe voluto tenerlo?”

Mah non so, non credo…era troppo giovane e sola, non economicamente indipendente..”

Che lei sappia l’ha più visto?”

A me non l’ha detto..penso di no..”

La detective cercava di non esagerare con le domande. Però le chiese di Attilio Contini

Da quel che so – raccontò Lorella – per fuggire dalla casa dei suoi genitori a un certo punto si è legata a un uomo che le piaceva molto e le aveva fatto grandi promesse di un radioso futuro insieme. Nel tempo, povera Agata, si era resa conto che Attilio fosse un bugiardo e pure uno spacciatore, non avendo un’occupazione tirava su soldi vendendo droga. Ah – ripescò nel cassetto dei ricordi – tra l’altro viveva in una catapecchia a Cittiglio continuando a dirle che a breve avrebbe comprato una villa per loro”

E lei, Agata, come aveva reagito?”

Era triste, demoralizzata…e – la donna sospirò – un giorno Attilio è stato accoltellato nella casupola dove abitava…sa, con la gentaglia che aveva intorno..”

Tragico..e si è scoperto chi fosse l’assassino?”

No. Pensi che la Polizia sospettava di Agata, ma lei il giorno in cui è stato ucciso era da tutt’altra parte..e poi non è un’assassina, ne sono convinta!”

 

Teresa se ne andò senza aver scoperto niente di nuovo, ma aveva avuto un po’ di conferme per poter inquadrare la vita di Agata. Che incontrò nel pomeriggio con Rami, nel curioso luogo scelto dal suo braccio destro per tentare di mettere la Pirovano a suo agio e strapparle qualche inedita confidenza. Lo chalet di legno a Caldè, la suggestiva baia detta la Portofino del Lago Maggiore, cucinava anche salamelle e l’odore si spargeva tutto intorno. Loro erano seduti di lato al chiosco e si sentiva meno.

Ah – esordì il tunisino – mi ricorda il bistrot dei miei genitori, ad Hammamet! Spartano e gustoso! Loro non cucinano alla griglia carne di maiale perché in prevalenza ci sono musulmani, ma spiedini misti con verdure, vitello e agnello che riscuotono molto successo, anche tra i turisti”

Ah ecco perché mi ha chiesto di venire qui – disse Agata – ha nostalgia della sua famiglia?”

Non esattamente, sono in contatto via Skype con loro quasi ogni giorno e quando posso vado a trovarli. Però mi piace questo ristobar, mi rammenta la mia infanzia, le mie origini”

Agata dopo la morte del marito si era letteralmente sgonfiata. Da altera e altezzosa si era trasformata in una persona abbattuta e mesta. Non aveva neppure fatto la tinta biondo platino ai capelli, la crescita era netta benché non stridente, sul tono del bianco. Pure il look era diverso, indossava dei pantaloni sportivi beige con una t-shirt rossa e scarpe basse, tipo sneaker.

Rami conduceva l’incontro, mentre Teresa ascoltava e osservava.

Siamo fermi con le indagini – l’esotico investigatore parlava in modo allegro, per non sottolineare la gravità dei fatti – non abbiamo agganci. Ci sarebbe utile sapere da lei qualcosa di Attilio, magari c’è un nesso tra gli omicidi”

Mi chieda pure”

Lei si era fatta a suo tempo un’idea di chi avesse potuto accoltellarlo?”

Sì, qualcuno del suo giro di spacciatori”

Uno o una in particolare?”

Sì, un certo Salvatore Manna, però è morto da un po’ per overdose di eroina. L’avevo indicato alla Polizia, ai tempi”

E non sono state svolte delle verifiche in merito?”

Questo non lo so”

Rami ordinò una birra rossa ghiacciata, aveva bevuto dell’acqua minerale ma era ancora assetato

Perché secondo lei quel Salvatore era il killer?”

Aggressivo, violento..chiedeva prestiti a tutti con minacce: aveva sempre un coltello in tasca, lo stesso genere usato per uccidere Attilio”

A quel punto la rossa detective decise di intervenire

Ci risulta, però, che dopo la morte di Attilio lei avesse cambiato stile di vita..soldi..”

.. d’accordo – prostrata, la donna abbassò gli occhi – i quattrini li ho presi io, sapevo dove li teneva in contanti…niente banca per via della provenienza illecita”

Esattamente quando se ne è impossessata? Agli atti è scritto che sono spariti quando lui era già morto..c’era un gran disordine e una cassetta di ferro scardinata..” Teresa la guardava senza espressione

…quel giorno sono andata da lui verso sera, l’ho trovato in una pozza di sangue, senza vita. Ho preso il denaro in gran fretta, non avevo la chiavetta né il tempo per cercarla…mi spettava come risarcimento… e sono scappata, non volevo rischiare di essere coinvolta” disse d’un fiato

Quindi non ha fatto mettere a verbale questo episodio…”

Ma no, avevo troppa paura di essere accusata di omicidio..e di furto” si coprì il volto con le mani “ Ahh, con tutte quelle che ho passato nella mia vita…”

Va tutto bene – sdrammatizzò Rami – è acqua passata. Torniamo nel presente. Lei ha in mente chi avrebbe potuto uccidere Giovanni?”

..no” e scosse il capo

Se non le dispiace – Teresa tornò alla carica – vorrei sapere qualcosa del suo figlio biologico..non si è mai messo in contatto con lei, prima della lettera che mi aveva mostrato?”

Ma no..glielo avevo detto!”

E perché allora lei era così preoccupata? Non è insolito che un bambino dato in adozione cerchi da adulto di contattare i genitori.. ”

Agata restò per un po’ in silenzio. Svuotata. Pareva un sacchetto di juta che aveva contenuto patate. Quando aprì bocca, le parole le uscivano stentate. “Ecate..ho seguito i suoi consigli”

In che senso?”

Di contattare degli investigatori privati per accertare che fosse davvero …mio figlio. E di fare molta attenzione..lei vedeva disgrazia dappertutto”

Dappertutto? – l’investigatrice cercava di mantenere la calma e un tono gioviale per ottenere più informazioni possibile, intuiva fosse l’unico modo – Dove, esattamente?”

Nelle carte..- biascicò – …Ecate è una veggente”

Teresa preferì non commentare e cambiò argomento. “Lei conosce Rossana Brunini?”

La sorella segreta di Giovanni, sì. L’ho vista una volta”

Cosa vi siete dette?”

Credevo fosse l’amante di mio marito..ero andata nella sua casa galleggiante per affrontarla da donna a donna..invece anche lei mi ha confermato di essere sua sorella..mi ha mostrato persino i certificati anagrafici. E’ stata gentile”

E questo fatto l’ha tranquillizzata?”

…beh, sì” farfugliò

E secondo lei perché tenevano nascosta la loro parentela?”

Giovanni me l’aveva spiegato..in passato c’era stato un tradimento che le rispettive famiglie non volevano venisse fuori”

Ok..ma neppure i suoi figli ne sono al corrente?”

Non credo, Giovanni mi aveva chiesto di tenere la bocca serrata con tutti e così ho fatto”

Anche con Ecate?” saltò su Rami

Beh no, a lei ne avevo parlato per un consiglio!”

Certo, certo..e che le aveva suggerito?”

Di parlarle, non era pericolosa”

La rossa detective aveva atteso il momento giusto per la domanda da un milione di dollari. La Pirovano, nonostante l’aspetto depresso, pareva a suo agio durante quell’incontro. Così Teresa sferrò decisa:” Lei per caso sa qualcosa dei conti in Lussemburgo di suo marito?”

So che esistono, avevo visto gli estratti conto molti anni fa. Allora erano in Svizzera, poi lui li ha trasferiti. Non ho però alcun accesso”

 

Agata salutò e si allontanò a piccoli passi verso la sua auto. I due detective restarono seduti all’ombra di una enorme araucaria accanto al chiosco, in silenzio. In effetti non c’era granché da dire. O forse proprio niente. Il detective tunisino dopo un po’ avvisò Teresa che aveva dato appuntamento a Lea lì, voleva fargliela conoscere. La sua nuova fiamma viveva infatti a pochi chilometri da Caldè, tra Castelveccana e Portovaltravaglia. La bionda austriaca si presentò puntualissima e raggiante. Era davvero una bellissima donna, d’altronde il forte senso estetico di Rami era arcinoto. La detective si chiese per quanto sarebbe durata, conosceva bene anche le brevi relazioni del suo braccio destro, che naufragavano più o meno per gli stessi motivi: lui si annoiava a fare il fidanzato. Passato il momento caldo dell’infatuazione, via via emergeva il suo senso della libertà. Era uno spirito libero, inoltre amava il suo intenso lavoro al servizio della giustizia senza orari e giorni di riposo prefissati, non a caso il suo essere investigatore vinceva sempre su ogni rapporto amoroso.

Mentre i due piccioncini confabulavano del più e del meno, Teresa aprì il tablet per vedere se tra le email spuntava qualche novità. Apparve un messaggio di Ludovico Lange, le chiedeva di chiamarlo quando poteva. Si allontanò dal chiosco in legno e compose subito il numero di cellulare dell’intraprendente nipote di Giovani Redaelli. Il ragazzo era con un suo allievo di equitazione, gli dette velocemente due dritte per migliorare la cavalcata western e si isolò per parlare con la detective

Non so se sia importante – esordì con la sua tipica parlantina – ma ho ritenuto di informarla. Ieri sera sono stato a cena da Laura. Quando sono arrivato, Ecate era nel suo stravagante ufficio, ho dato un’occhiata dentro senza farmi vedere perché fuori era parcheggiata la macchina dell’uomo di mia mamma. Ed era proprio lui, Enrico Curioni in persona. Non ho detto niente alla mia ragazza, per non preoccuparla, le ho solo chiesto con chi fosse sua zia. Mi ha risposto che è un suo vecchio amico”

Ma sua madre mi aveva detto di non conoscere Ecate..”

Appunto, non sa neanche chi sia! E le credo senza ombra di dubbio, detesta cartomanti, fattucchiere…”

Senta, non ho ancora parlato con quel Curioni – gettò un’occhiata all’orologio, erano le sei del pomeriggio – e forse è il caso di farlo. Che lei sappia, si ferma da voi all’Agriturismo stasera?”

Sì, è qui. Vuole il suo cellulare?”

Grazie, ce l’ho come pratica d’ufficio. Lo chiamo adesso per vederlo..mi raccomando, bocca cucita!”

E così fece. Lasciò Rami e Lea a Caldé per dirigersi a Brebbia. Durante il tragitto, diversi punti interrogativi fluttuavano nella sua mente. Non si fidava di chiedere spiegazioni a Ecate, il suo tipo di malattia mentale comprendeva una dose di inaffidabilità. Quando aveva chiamato il professor Martini, il neuropsichiatra non era stato in grado di darle un numero preciso di percentuale, probabilmente di ben difficile rilievo vista la patologia su cui erano ancora in corso studi e ricerche. Tuttavia le aveva confermato con scientifica certezza che quel tipo di disturbo della personalità produce nei pazienti anche, a tratti e per alcuni aspetti, una forma di dissociazione dalla realtà. In particolare, quando posti in prima persona a dover rendere conto di un qualcosa di atipico in cui coinvolti. Pertanto avrebbe dovuto capire la natura del rapporto tra i due solo da quanto le avrebbe detto l’uomo di Tecla Redaelli.

Enrico Curioni si dimostrò molto disponibile. Stava dando una mano in cucina perché all’agriturismo aspettavano molti ospiti per cena. Alla richiesta dell’investigatrice di un posto tranquillo per questioni riservate, le fece strada sino a un gazebo dietro la scuderia, dove c’erano alcune sedie bianche di plastica. Teresa non perse tempo e, naturalmente senza citare quanto appreso da Ludovico, gli chiese notizie della sua amicizia con Ecate. Il Curioni, alto e smilzo, baffi, dai radi capelli, era decisamente gentile. Raccontò subito i fatti

Tanti anni fa Lucilla era in vacanza a Rimini con Laura piccola. Io ero nello stesso albergo per un po’ di relax, da solo. Stavamo spesso insieme, in spiaggia, a tavola nell’hotel, tanto per farci un po’ di compagnia, chiacchierare del più e del meno. La bimba aveva mi pare cinque anni, forse sei.. siamo sempre rimasti in contatto da allora”

Tecla è al corrente della sua amicizia?”

No, anzi, la pregherei di non farglielo sapere! Vede – si pulì gli occhiali con un lembo della polo verde che indossava – la mia donna è gelosissima e parecchio emotiva. Non vorrei si creasse un film sbagliato…spero lei mi capisca, tengo molto al mio rapporto con Tecla”

Sto cercando di farlo – asserì Teresa – quindi lei non ha una relazione…diciamo sentimentale con Ecate?”

Ma no – sembrava sbalordito – e mai ho pensato a lei in quel senso! Siamo vecchi amici, quando ho iniziato a frequentare Tecla mi è anche capitato di far visita a Lucilla più spesso, per vicinanza…comodità. Io sono agente commerciale di una casa di moda emiliana, abito a Modena…vuole un aperitivo? Glielo faccio portare da un ragazzo del bar”

Accetto volentieri un analcolico e la ringrazio – la detective, mentre lui dava disposizioni col cellulare, lo guardava di sottecchi. Era sincero?

Ma lei come ha preso il fatto che la sua amica sia diventata una maga?” buttò lì l’investigatrice

A dire il vero non mi interessa il suo ruolo per stare al mondo! Sa, credo abbia trovato la sua dimensione d’equilibrio, una forma di sopravvivenza intendo. Quando l’ho conosciuta era una donna molto insicura, piena di complessi..adesso sta bene, questo è quel che conta. So che soffre di una malattia mentale, me l’aveva detto da subito lei stessa”

Era al corrente che Agata Pirovano fosse una sua cliente?”

Agataaa?- sgranò gli occhi cerulei – ma no, no davvero! Oddio, non mi stupisce che una donnetta come lei creda nei tarocchi, non avevo idea se li facesse fare da Lucilla!” e ridacchiò sarcastico

Non le parla mai del suo mestiere di veggente?”

Talvolta, in modo lieve, senza circoscrivere o fare nomi…sa che io non sono attratto dall’ultraterreno, sorvola sull’argomento”

In genere di cosa discorrete?” Teresa iniziò a sorseggiare il suo cocktail alla frutta. Curioni aveva invece chiesto gli preparassero un Cuba libre

Abbiamo entrambi la passione per la filosofia, ci consigliamo nuovi libri da leggere, a volte ne discutiamo…e poi le solite cose della vita”

Ecate sa che lei sta con Tecla?”

Sa che ho una fidanzata in zona, non le ho mai detto chi sia per mia precauzione, come le spiegavo prima sto bene attento, perché immagino quali sarebbero le reazioni della mia donna”

Come evocata, Tecla arrivò quasi di corsa

Dottoressa Leone mi perdoni se interrompo…ma ho bisogno di Enrico…abbiamo quaranta persone a cena e solo lui sa fare bene la mousse al cioccolato..anzi, è un bravo cuoco in generale!”

Lui rise e si alzò, porgendo la mano all’investigatrice : “Resto a sua disposizione, ora la cucina mi reclama!”

Teresa si incamminò verso il parcheggio. Ludovico la raggiunse. Lei lo aggiornò su quanto le aveva raccontato Curioni.

E’ vero – confermò il giovane – mia mamma farebbe un casino della madonna se sapesse di incontri con una che è sua amica da secoli, perlopiù una veggente..meglio tacere. Lei ha avuto l’impressione che siano amanti?”

Non credo, lui sa che ha un disturbo della personalità, probabile si tratti di sola amicizia. Purtroppo non posso chiedere qualcosa in merito a Ecate, a causa della sua malattia non è completamente attendibile”

Però Laura è sana di mente! Posso parlarne con lei…e farle sapere”

L’investigatrice gli sorrise e porse il palmo della mano: “ Dammi il cinque!” per suggellare una fragorosa intesa

. continua