Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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attenzione ai ghost profile

Caos digitale: i falsi profili su Facebook

Restiamo nella piazza più pazza e affollata del mondo a osservare un altro fenomeno, quello dei falsi profili. Lo stesso Facebook (ultimi dati rilevati dalla Community) ha rimosso 583 milioni di utenti mascherati con falsa identità. Un numero che dà forte l’entità del caos generato dalla democrazia digitale e che infatti le leggi cercano di arginare. Un falso profilo Facebook infatti può essere un reato penale, per quanti desiderano approfondire ecco quando 

Proseguiamo con le nostre dissertazioni di lifestyle sui fakers. Chi sono, tanto per iniziare? Di ogni umanità, sesso e genere. Il fidanzato/a mollato che insidia l’ex sotto mentite spoglie o la/lo vuole tenere sotto controllo (lascio da parte gli stalker, triste capitolo da vie legali ); la vicina di casa furibonda perché il cane dell’altra/o fa la pipì nella sua aiuola e fa dispetti sul web; un nemico politico che vuol fare ostruzionismo o trainare proseliti senza esporsi; il classico adescatore di donne in rete non proprio bellissimo e interessante ( e magari sposato) che si finge un figo stratosferico e single; il venditore che si nasconde per studiare a chi offrire a colpo sicuro o quasi  i suoi prodotti (assicurazioni, mutui, tisane dimagranti, viaggi..); il gay o la lesbica che cerca un compagno/a ed evita di incorrere in commenti omofobi.

Tanto per esemplificare. Tutti casi, comunque, in cui il faker ha o trae un vantaggio sugli altri mascherandosi. Scorretto, certo, eppure frutto dei nostri tempi. Bisogna poi aggiungere al quadro una certa quantità di psicolabili, maschi e femmine, che spiano la vita altrui non sapendo, potendo, riuscendo a viverne una propria. Non dannosi in apparenza, forse neppure nei fatti ( di solito sono innocui), di certo irritanti e comunque spioni, da tenere alla larga.  

Ma quando veri e propri criminali si insinuano virtualmente nella vita delle loro prossime vittime, il fatto diventa gravissimo. E con conseguenze amare. Può capitare sia per furti/rapine: sorvegliando i proprietari di appartamenti/ville lussuosi, dai contenuti altrettanto allettanti, per capire quando entrare liberamente e fare man bassa. Idem in aziende o seconde case se sanno che possono assicurarsi un nutrito bottino. E’ buona regola infatti – suggerita dalla stessa Polizia di Stato – non pubblicare mai su Facebook che si sta partendo per le vacanze, né postare proprie immagini durante tour esotici ( = farlo al rientro è la mossa migliore).  La certezza che l’utente si trovi a migliaia di chilometri di distanza rappresenta un via libera per i ladri che stanno sorvegliando il profilo del malcapitato. 

Sembra un thriller eppure è maledettamente reale il caso degli stupratori seriali.  Psicopatici. Che identificano in rete le prossime prede, chiedono l’amicizia ( ovviamente camuffati spesso da donne, non certo con la loro vera identità), si pongono in modo friendly per carpire la loro fiducia. E poi, dopo tante chat insospettabili (partite di calcio, cinema, musica) propongono un appuntamento innocente e con nonchalance ” ma quel film potremmo andare a vederlo insieme”. 

Già. Pazzesco. Ma si può riconoscere un falso profilo Facebook? Diciamo di sì, con un po’ di accortezza ci si può tentare. A partire dalla foto. Mai accettare l’amicizia virtuale di chi non la pubblica ( a meno che non sia di un amico nella vita reale e di cui si conoscono i motivi). Sarà per timidezza, sarà perché si sente brutta/o, sarà quel che sarà. Di sicuro l’immagine di un personaggio dei cartoon, del gatto o di un tramonto possono celare un ghost profile. Magari no, certo, però la diffidenza è d’obbligo.

Poniamo ci sia la foto della persona. A quel punto, sempre prima di accettare l’amicizia, dare un’occhiata alle informazioni: possibile non abbia frequentato alcuna scuola, non svolga alcun lavoro? La data di nascita si può inventare, ben più improbabile rischiare con scuole e/o professioni. Un profilo vero in genere contiene almeno qualche dato identificativo. Poi, vedere se esistono amici in comune. In caso negativo, diffidare. Altro aspetto cui prestare attenzione è la stessa bacheca del richiedente: cosa posta? E chi gli risponde?  Se si tratta di un profilo fermo o scarsamente attivo, non rappresenta un tipo/a tanto social. E perché mai allora desidera la nostra amicizia?  Meglio domandarselo.