Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – tredicesimo capitolo, prima parte

Capitolo XIII – prima parte (la seconda sarà on line domani, 6 febbraio)

Ascoltava Samba Pa Ti di Carlos Santana, che aveva scaricato in MP3 con altre canzoni che le piacevano, mentre si faceva la doccia. La mattina seguente Teresa stava cincischiando sotto l’acqua scrosciante quando lo smartphone la riportò all’ordine. Aveva inserito la semplice suoneria evergreen che fa “drin drin”. Spense la musica e uscì dal box gocciolante per rispondere. Era Nino Salemi.

La tizia sta in un appartamento a pianterreno, a Caravate, ti mando l’indirizzo” l’agente era sempre tanto efficiente quanto super sbrigativo, lei non fece neanche a tempo a dir qualcosa che aveva già chiuso. Le arrivò subito un whattsapp con le coordinate

Si asciugò e vestì velocemente.

Rami – lui era al pc, in ufficio – Laura Terzi è a Caravate”

E che ci fa?”

Lei gli disse della chiamata di Salemi

Ok, vengo con te. Non possiamo mettere di mezzo la Polizia perché è sparita da casa, meglio accertare noi di cosa si tratta”

Da Gemonio a Caravate il passo è breve. Imboccata la Statale n. 394 Varese-Laveno, in una decina di minuti erano nel grazioso paesino di circa 2.500 abitanti, adagiato tra le colline del varesotto. Dopo aver parcheggiato a una certa distanza dall’abitazione, i detective si erano nascosti in un fossato, dietro a massicci alberi. Dall’altra parte della strada visualizzavano una piccola e anonima palazzina tinta di un bianco che avrebbe avuto bisogno di una ripassata di colore. L’auto di Laura Terzi era lì, di lato. Rami aveva inforcato il binocolo, un modello ultrasofisticato:”E’ dentro, la vedo. Cosa facciamo?”

Bella domanda.. aspettiamo che esca..?”

Hmm…se suoniamo adesso, non commettiamo un reato”

In quel mentre arrivò il furgone della Bofrost. L’incaricato, con una enorme borsa freezer, si avvicinò al campanello. Rapidissimo, Rami lo aveva raggiunto prima che pigiasse il pulsante.

Non sapevo che consegnaste anche in questa zona” esordì “io sto a Gemonio, sarei interessato al vostro servizio”

Guardi che noi portiamo ovunque gli ordini!” borbottò il tipo

Ah, bene, non lo sapevo. Queste persone sono suoi clienti da tanto?” e indicò la porta

Certamente, i nostri prodotti sono buonissimi, chi li prova continua a prenderli”

Non era la risposta che avrebbe desiderato. Si spostò per non farsi vedere mentre avveniva la consegna. Attese qualche minuto che l’uomo si allontanasse con il suo mezzo carico di vivande surgelate, fece segno a Teresa che sarebbe entrato in azione. E suonò il campanello, non c’era alcuna targhetta identificativa.

Laura, quando se lo trovò di fronte, fece una smorfia di disappunto.

E lei che ci fa qui? Che vuole?”

Era molto diversa da come la ricordava, timida e severa anche nel look. Decisa, dal piglio volitivo, ora indossava un abito aderente rosso, corto a metà coscia e sandali bianchi con tacco. Lo guardava dall’alto in basso.

Sua zia e il suo fidanzato sono preoccupati perché non sanno più niente di lei, invece di far fare loro una denuncia alla Polizia, ho provato a cercarla io”

Ma bravo. E ora che mi ha trovata?” lo sfidò lei

Intanto sono contento non le sia successo niente di brutto…”

Entri, entri…posso offrirle un caffè?”

Perché no…”e la seguì all’interno.

Teresa osservava la scena col super binocolo. Quando vide la porta richiudersi alle spalle di Rami, non si sentì affatto tranquilla.

Sa, ho bisogno di evadere un po’ dalla mia vita pesante, sempre con la zia malata…- iniziò a raccontare Laura mentre preparava la moka – così ho affittato questo appartamento…”

L’investigatore si guardava in giro senza che lei se ne accorgesse. Si trovava in un ampio locale con cucina a vista e salotto. Sul tavolino erano ammonticchiati tantissimi giornali, soprattutto quotidiani. Un paio di porte adiacenti erano chiuse.

Quindi questo è il suo rifugio” constatò

Esatto. Ultimamente non ne potevo più..” continuò lei con scioltezza “ vuole il latte? Ce l’ho solo a lunga conservazione” e si chinò per aprire una cassapanca. Il detective non si rese conto che aveva estratto un batticarne. Lo colpì inaspettatamente in testa con violenza tre volte. Lui cadde a terra, stordito, con il sangue colante che gli impediva di vedere cosa stesse accadendo.

Teresa nel frattempo si era avvicinata all’ingresso, per guardare dalla finestra. Laura uscì di corsa in direzione della sua macchina, ma l’investigatrice la placcò con una mossa di judo.

La bloccava completamente, a cavalcioni su di lei.

Mi lasciii – strillava invano, la detective aveva chiamato un passante :”Ho bisogno di aiuto, sono una consulente della Polizia di Stato”

L’uomo si avvicinò stranito, non gli era mai capitato di vedere una scena così

Entri in questa casa – gli ordinò con tutto il fiato che aveva – mi spieghi cosa succede e cerchi della corda”

Il tizio obbedì, subito dopo ricomparve gridando, spaventato, che c’era un uomo di colore in una pozza di sangue. “Chiamo l’ambulanza?” chiese turbato alla rossa che tratteneva al suolo un’altra donna urlante, che si divincolava

Sì al volo…e mi dia una mano con questa qui, è lei ad averlo colpito”

Un paio di macchine si erano fermate nel frattempo e i guidatori erano scesi allibiti, per vedere cosa stava capitando in quel tranquillo angolo di campagna.

Teresa si presentò e diede concitatamente le spiegazioni di prassi.

Un omone stazzato, ricoperto di tatuaggi, aveva letto di lei sui giornali e andò a prendere della corda da pesca, una fune treccia marina, che teneva nel bagagliaio. “Lasci a me, io faccio i nodi alla marinara” la detective era troppo esausta per ribattere che li sapeva fare e finalmente , fermata Laura con un un paio di improvvisate manette e un sorvegliante dall’aspetto truce, poté lasciarla e correre a vedere come stava Rami.

Lo trovò svenuto, non le rispondeva. Gli tastò il polso, pareva regolare. Il sangue però usciva ancora da varie ferite nella regione occipitale del cranio, in apparenza superficiali. Prese un asciugamano nel bagno, lo passò sotto l’acqua fresca e glielo avvolse intorno alla testa. In quel mentre arrivò a sirene spiegate l’ambulanza e anche la volante della polizia, avvisata dagli operatori dello stesso mezzo di soccorso quando avevano saputo cosa era successo.

L’uomo che aveva telefonato loro necessitava di cure, era esangue, scioccato, afflosciato in un angolo dell’appartamento. Teresa lo ringraziò e lo affidò ai paramedici. Poi corse dagli agenti, che stavano ascoltando la descrizione dell’evento dal tipo pieno di variopinti tatoo e prelevando Laura.

Portatela subito dall’ispettore Terenzi, ora lo chiamo” e così dicendo finalmente la detective poté telefonare a Luca e aggiornarlo

Te la senti di essere presente all’interrogatorio?” le domandò Luca

Sì, certo che sì, DEVO ESSERCI – marcò

Lascia la tua macchina a un mio poliziotto e sali sulla volante, non guidare…distendi un attimo corpo e mente” le suggerì e così lei fece. In effetti sentiva il bisogno di rilassare i muscoli contratti per lo sforzo fisico e di allentare un po’ la concentrazione.

Laura taceva emettendo varie smorfie di strafottenza, nessuno le badava.

Arrivati a Varese, l’investigatrice prima di entrare nella Centrale di Polizia si assentò. E fece una capatina in un bar poco distante, aveva assolutamente bisogno di un doppio whisky. Lo chiese con ghiaccio per annacquare un po’ il malto. Era molto preoccupata per Rami. Sapeva solo che era stato portato all’ospedale di Cittiglio, il più vicino a Caravate. Per non perdere tempo prezioso. Una volta lì, senza aver ripreso conoscenza, era finito in sala operatoria. In quel preciso momento, era dentro da mezz’ora.

La detective percorse velocemente il tragitto sino all’ufficio di Terenzi, dove era già seduta Laura Terzi, senza manette ma scortata da una guardia armata.

Puoi aspettare fuori?” chiese al poliziotto, certa che ogni interrogatorio ha pure una sua psicologia da rispettare. Temeva che la presenza dell’agente con rivoltella inibisse la donna. Luca annuì, conosceva il modus operandi di Teresa.

E iniziò a parlare: “ Cosa ci faceva in quell’appartamento a Caravate da tre giorni? Lei risulta scomparsa, per la sua famiglia”

Mi riposavo”

Ok- proseguì Terenzi – e come mai non ha avvisato sua zia, il suo fidanzato e la scuola dove insegna?”

Ero troppo stanca per farlo”

Ok – l’ispettore pareva impassibile – e per quale ragione ha aggredito violentemente Rami Grondin, consulente della Polizia di Stato?”

Ha iniziato lui, io mi sono dovuta difendere”

Non è vero – saltò su Teresa – guardavo col binocolo professionale, un aggeggio militare potente, cosa stava accadendo e ho scattato diverse foto. E’ stata lei a colpire Rami alle spalle, lui non stava facendo niente” e posò sulla scrivania dell’ispettore il micro-file prelevato dall’orologio spy con le immagini. Luca lo aprì subito al pc e girò lo schermo per mostrare a entrambe la sequenza, che attestava le parole dell’investigatrice

E’ evidente lei stia mentendo – ruggì a quel punto Terenzi – ha intenzione di continuare l’interrogatorio così?”

Silenzio.

Va bene, lei è in stato di fermo – Luca andava volutamente per le spicce – le verrà assegnato un avvocato d’ufficio, se non ne ha uno e procederemo da prassi” chiamò l’agente fuori dalla porta e gli disse di portarla in guardina.

Rimasti soli, Teresa gli disse che bisognava avvisare la zia. L’ispettore passò l’incarico al sergente Gasparri. Poi chiamò l’ospedale di Cittiglio, Rami non era ancora uscito dalla sala operatoria

Luca, vado a Cittiglio, tanto adesso con la Terzi non c’è altro da fare”

Certo, vai. Non capisco il ruolo criminale di questa strana persona, tu hai qualche impressione?”

Temo di no. Stava facendo un doppio gioco, mi è oscuro il perché”

. continua 

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