Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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2.827 euro di multa per il pattume al Comune di Milano

2.827 euro per la monnezza al Comune di Milano: una piccola storia vera ( da leggersi per quella che è please, esente da politica, ideologie, dietrologie..) e fatemela raccontare! 

2.827 euro di multa per non aver detto al Comune di Milano che lasciavo la casa (?): e già, come la mettiamo con la santa tassa per la pattumiera? Così 2.872 euro è l’importo che ho appena “devoluto” al Comune di Milano.

Perché a fine settembre 2014, quando me ne sono andata dall’appartamento milanese che avevo affittato per un paio di anni ( da 15 risiedo a Leggiuno, in provincia di Varese ) non ho avvisato appunto il Comune di Milano.

Ok. Non lo sapevo. Avevo un regolare contratto di locazione, regolarmente disdetto a suo tempo. Di solito quando si è in regola si crede di esserlo in toto. Ma la proprietà non è tenuta ad avvisare il Comune del cambio di inquilini? Forse no. Allora come mai si fanno contratti d’affitto regolari, registrati, tassati? Per tutelare le parti, ok, ma non esiste un registro amministrativo? Forse sì, e non fa fede? Mah. Nessuno mi aveva delucidata in merito a una mia personale comunicazione al Comune di Milano. Né il padrone di casa, un anziano ometto brillante in quanto già brillo di prosecco al mattino, né l’ex intrepido amministratore del condominio, il cui studio ( ci sono entrata una sola, indimenticabile volta) è un mausoleo del ventennio, colmo di cimeli e simboli.

Per carità, non è certo colpa del Comune di Milano se quello stabile è/era gestito da una balzana accoppiata. 

Colpa mia sicuramente, dura lex sed lex.  Ma continuate a leggere se vi interessa il caso, la legge è legge, d’accordo in linea di principio. I fatti erano, sono e restano comunque fatti. Est modus in rebus.  

Considerazione: probabilmente avrei dovuto, anzi, a questo punto dovrei conoscere a menadito ogni legge, leggina, delibera amministrativa. E visto che in Italia si sa tutto cambia a velocità supersonica, l’unico modo per salvarsi dalle penalità della jungla burocratica pare sia quello di vivere in perenne allerta (e a proprie spese), attaccati quotidianamente ad avvocati, fiscalisti, commercialisti, Internet, Gazzetta ufficiale della Repubblica.

Uno scenario che a parer mio scivola nel caos del surreale: è come se il tempo psicofisico di un essere umano debba servire per scansare pignoramenti e il suo denaro per difendersi, pur non avendo deliberatamente commesso alcun reato. 

L’aspetto più inquietante, comunque, va oltre. Ci si trova di fronte a un oggettivo mix formato da: assenza di comunicazione tra comuni mortali e Istituzioni + mancanza di un reale costumer service ( intendo, di un efficiente servizio pubblico che dia spiegazioni e risposte concrete ai cittadini). 

Una ragione a questa défaillance ci sarà pure, suvvia, Milano è una metropoli internazionale. Va capito se il gap dipende da qualche incapacità organizzativa, da poltrone assegnate ai soliti fedeli, oppure da meri calcoli a tavolino.    

Bello parlare per macrosistemi. E nella pratica? Micro.  

E qui no, non è colpa mia.

Ecco i fatti.

Solo a fine agosto 2018 ricevo la prima notifica dal Comune di Milano che reclama la mia latitanza economica per il pattume. Allibita e ignara, telefono subito al municipale 020202 , parlo, chiedo, mi spiego: inutile, non è di loro competenza, nulla sanno. Mi fissano un appuntamento con la persona – definita dal centralino –  addetta alla mia pratica, primo posto disponibile una quindicina di giorni dopo.

E chiamo pure i due personaggi sopra citati: l’adoratore di bollicine però da tempo non risponde più alle mie telefonate, mi deve dei soldi e lesto se la svigna. E il nostalgico di fascio e dintorni, fingendo di essere un’altra persona e nonostante gli chieda di occuparsene come consulenza professionale (non a titolo di cortesia), mi sbologna malamente con un sarcastico “Il mio studio ha ben altro da fare”.

Immagino si riferisse al suo indicibile collezionismo di reperti che ovvio, richiede tanto impegno, davvero troppo

Impossibile pure risalire ai nuovi inquilini, c’è un gran via vai in quell’appartamento

Nel frattempo trovo l’email e scrivo, per chiarimenti, direttamente alla responsabile del Comune che ha firmato la prima missiva. Ohibò, dimenticandomi che in Italia, nella pubblica amministrazione, non usa rispondere o far rispondere da un incaricato ai cittadini.

Tolte queste divagazioni per spiegare un po’ il contesto, arrivo dal Lago Maggiore dove vivo, a metà settembre 2018, all’incontro fatidico fissato dal call center municipale, nella sede principale del Comune, in via Larga a Milano.

Nonostante data e ora preorganizzati, aspetto il mio turno per una buona mezz’ora. Niente dai, l’importante è chiarire la vicenda e saldare il mio debito. Avevo portato con me libretto degli assegni, carta di credito, Bancomat.

Però l’incaricato mi stoppa subito: no, non sono tenuto a ricevere denaro. L’unico aspetto di sua pertinenza? Digitare sul pc che da quel momento non occupo più l’appartamento in questione. Ma.. e la multa? Il computer non funziona bene e lui non sa quale sarà l’importo complessivo, a dire il vero non sa neppure varie altre cose. Però mi assicura e rassicura che verranno fatti i conteggi (come se ne potessi dubitare) e riceverò il saldo complessivo dovuto per la urbana nettezza a casa mia 

Ricevo la raccomandata del Comune di Milano, quella con l’ingiunzione di pagamento, a fine gennaio 2019: è datata 5 dicembre 2018.

Se entro 60 giorni dalla notifica della stessa non verso l’importo totale di 2.827 euro ( = pattume + sanzioni + interessi) mi verranno ipotecati i beni di mia proprietà.

Certo, posso rateizzare la somma, ma solo con talune procedure e comunque oramai è troppo tardi, i 60 giorni stanno scadendo. E a chi lo dico? 

Non ultimo, le condizioni per poterlo fare sono in alcuni punti astruse, per carità, magari son io la tonta, chiunque è perfettamente in grado di comprendere l’iter. Idem il contenuto della stessa ingiunzione, composta da una numerica sfilza di decreti, ai sensi del R.D., D.L., articoli tal dei tali.

Troppo tardi per fiondarmi da un legale e impugnare il provvedimento, e poi pure quello a mio carico

Leggo pure che “eventuali informazioni in merito all’atto notificato e al debito ingiunto potranno essere richieste presso gli uffici Recupero Evasione ICI-Tarsu , di via Catone 24 a Milano”

Al solito, bisogna fissare l’appuntamento allo 020202 con prenotazione obbligatoria. Considerato che lo danno almeno 15 giorni dopo la telefonata ( così mi avevano detto al call center: è prassi normale), mi sono evitata l’inutile viaggetto a/r dal Lago Maggiore a Milano.

Esausta in senso esistenziale, impotente, avvilita, mi sono diretta nella mia banca, la comoda filiale a pochi chilometri da dove vivo, per versare i 2.827 euro alla grande Milano.

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