Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – dodicesimo capitolo, prima parte

Capitolo XII – prima parte ( la seconda sarà on line lunedì 4 febbraio)  

In effetti Teresa, appena entrata in studio, si distese sul comodo divano dell’ingresso avvolta completamente in un leggero copriletto di cotone per ripararsi dalla luce che filtrava dall’esterno: le finestre non avevano tende. Si addormentò di colpo. Era riuscita a parlare brevemente con Rami, quasi sempre con lo smartphone in assenza campo, che stava setacciando centimetro dopo centimetro la boscaglia tra sentieri, ruscelli, cascate. E lo aveva informato della vera identità del fuggiasco. I poliziotti si erano diretti dalla parte opposta, tentavano di circondarlo. Ma c’era da perdersi, quell’area su cui sboccava la Valcuvia era un labirinto fitto di vegetazione. Nonostante le lampade a giorno e i più sofisticati strumenti di avvistamento, chissà se e quando lo avrebbero rintracciato.

Nel torpore, l’orecchio allenato della detective udì un rumore ovattato vicino a lei. Per esperienza restò ferma fingendosi addormentata e aprì solo mezzo occhio, abbastanza per vedere Valerio Germini aggirarsi con passo felpato nel suo studio. Calma e sangue freddo le erano familiari, non si mosse. E notò che, tentando di non farsi sentire, cercava qualcosa, di certo si era accorto di non avere il portafoglio. In apparenza non sembrava armato. Qualche secondo per capire quale fosse la miglior azione per incastrarlo, sia pur esile Teresa aveva gioco-forza frequentato negli anni i più avanzati corsi di difesa personale. Optò per la rara e complessa tecnica pressoria che ben conosceva: deriva dall’arte marziale cinese Din Mak e si basa sui punti di pressione dell’agopuntura. Provoca un dolore debilitante e addirittura, se eseguita da principianti, può uccidere l’avversario. Non era certo il suo caso. Attese di averlo il più possibile a tiro, poi gli balzò addosso da dietro e con tre mosse sincroniche lo immobilizzò. L’uomo crollò a terra urlando per il male. Intanto lei aveva raggiunto la sua valigetta e preso le manette: non voleva proprio massacrarlo di botte, preferì mettergliele alle mani e ai piedi per impedirgli di muoversi. Una volta bloccato, chiamò la Centrale per chiedere urgentemente una pattuglia. Terenzi, nonostante fosse già passata la mezzanotte, era ancora nel suo ufficio.

Ma tu stai bene?” Luca si mostrò subito preoccupato per lei

Benissimo, acciuffare i malviventi è il mio mestiere!”

Ok, avviso Rami e i miei poliziotti a Cittiglio e vengo subito da te”

Valerio Germini aveva smesso di lamentarsi esplicitamente per i colpi di Teresa e, dolorante, stanchissimo dopo la giornata da fuggitivo, stava zitto. Muto e intrappolato sul tappeto dello studio Leone. La detective pure non aveva voglia di parlare, si era rannicchiata nuovamente sul divano.

La Polizia accorse a sirene spiegate, le parve a velocità supersonica e portò via l’uomo impacchettato.

Terenzi si sedette accanto all’investigatrice e la baciò sulla guancia. In quel momento arrivò Rami, camicia stazzonata e strappata in alcune parti, aria stravolta.

Se siete d’accordo – parlò l’ispettore capo della Polizia di Varese – ci aggiorniamo domani. Interrogo alle 10 il Germini, ho già dato disposizioni ai miei, potete partecipare o assistere dallo specchio unidirezionale, decidete voi”

Spero di non aver infranto le regole – sussurrò Teresa – ho solo pensato a stopparlo..non gli ho sicuramente provocato lividi o danni permanenti…”

Ma cosa dici – saltò su Luca – hai fatto il tuo dovere e benissimo! Non dimenticare che quello ha appena fatto fuori quattro persone…volevi forse usare le margherite – e indicò con la mano i vasi circostanti pieni del fiore preferito dall’investigatrice – e diventare la quinta vittima?”

Odio la violenza..ho premuto su certi punti vitali, è una tecnica cinese …” proseguì lei

Terry – la interruppe il suo esotico braccio destro – chiudi il rubinetto dei pensieri. Sono orgoglioso di te, perfetta! Eddai, non lo hai menato a sangue! Penso tu abbia bisogno di riposare, tutti ne abbiamo”

D’accordo...domani è un altro giorno” mormorò lei citando la frase cult di Via col Vento, che le piaceva molto e aggiunse per sottolinearne il significato “ Domani sarà sempre un altro giorno”

L’indomani diluviava. Una pioggia fitta e incessante che ravvivava il lussureggiante verde della zona, in contrasto con il grigiore del cielo. L’investigatrice aveva scelto di presenziare all’interrogatorio, mentre Rami preferiva osservare da dietro le quinte. Una tattica che spesso adottavano per avere in pugno la situazione: uno dei due agiva, l’altro guardava con lucido distacco la scena per meglio interpretarla.

Luca le schiacciò l’occhio quando lei entrò. Valerio Germini era già seduto con lo sguardo rivolto verso il pavimento, senza più manette, nella stanza al primo piano che l’ispettore capo usava per interrogare.

Un ambiente decisamente scarno, composto da tavolo e sedie più largo specchio unidirezionale collegato a una stanzetta attigua. In apparenza e agli occhi degli indagati che si avvicendavano, un normale oggetto decorativo. Forse i più intuitivi capivano di essere guardati dall’esterno, ma al poliziotto non importava. Di sicuro non sapevano che l’orologio d’acciaio che portava al polso, identico in tutto e per tutto a migliaia di altri, era un modello spy cam, con registratore e video ad alta definizione incorporati.

Per un paio di lunghissimi minuti nessuno dei tre aprì bocca.

Fu Terenzi a rompere il silenzio, mentre sfogliava il dossier del fidanzato di Tecla Redaelli

Ci spieghi perché si fa chiamare Enrico Curioni” gli chiese tranquillo

Io ho diritto a un avvocato, parlerò solo in sua presenza” ribatté

Lei ha visto troppi film americani – si intromise Teresa – da noi l’iter è un po’ differente. La stiamo trattenendo per motivi oggettivi: ostacolo alla giustizia e uso di altra identità, non ultimo la violazione di domicilio di stanotte nel mio studio – la rossa detective andava avanti lancia in resta – E’ libero di rispondere o meno alle nostre legittime domande, di certo il suo comportamento influenzerà ogni decisione istituzionale al suo riguardo. Il legale in questa fase non può aiutarla come forse crede, senonaltro per le lungaggini burocratiche. Le conviene prima patteggiare con noi. La vita in galera è molto dura…”

La MIA vita è stata durissima, dottoressa Leone! – esclamò – povero me!” e, affranto, si mise le mani nei capelli. Terenzi fece segno a Teresa di continuare lei, era sulla strada giusta

D’accordo, siamo qui per ascoltarla: ce la racconti” affermò la detective con tono conciliante, abbozzando pure un mezzo sorriso

La mia madre biologica è Agata Pirovano – sospirò profondamente – e, subito dopo la mia nascita, mi ha venduto a una coppia di turisti che non poteva avere bambini. Lei ai tempi faceva la prostituta, non sapeva neppure bene chi fosse mio padre”

Triste storia, capisco, ma non è stato meglio essere adottato per lei?”

Macché! – sbottò – I coniugi Germini non erano interessati a un figlio, bensì a uno schiavetto che lavorasse gratis nel loro campeggio a Senigallia…e così mi hanno sempre trattato! Da loro schiavo! Guardi – si alzò la maglia e mostrò la schiena – ho ancora i segni delle cinghiate che mi davano se disobbedivo o non svolgevo bene i loro incarichi..pulire i bungalow e i cessi, tenere in ordine la piazzuola principale e il giardino…pensi, a quattro anni dovevo già svuotare i cestini..”

Senza farsi vedere, Luca e Teresa si erano lanciati un’occhiata d’intesa

Signor Germini, è terribile. Anche se è passato tanto tempo possiamo trovare il modo per agire legalmente contro questa coppia..”

Ci ho già pensato io, dottoressa Leone. Li ho ammazzati molti anni fa – ammise senza particolare espressione – ho ereditato il camping, la casa ad Ancona e un po’ di soldi in quanto, finalmente, mi spettavano come figlio..per la prima volta mi sono sentito FIGLIO”

Come li ha uccisi?” pure il tono della detective era incolore. In quel momento cruciale non voleva rischiare che smettesse di sfogarsi. Sfogarsi era quanto stava facendo

Ah, è stato semplice, una sera ho messo un sonnifero nel loro vino e poco dopo li ho soffocati col cuscino, erano ancora seduti a tavola. Avevo 19 anni”

Rami, che non si stava perdendo una sillaba, controllava sul tablet che le informazioni fossero vere.

Scrisse su un pezzo di carta “ dettagli sui Germini e sul camping” e poi chiese al sergente Gasparri di portarlo a Teresa. Lei annuì in sua direzione, aveva colto che il suo braccio destro stava verificando i fatti narrati dall’interrogato al pc

Mi dica Valerio, come si chiamavano i suoi genitori adottivi? E il campeggio? Esiste per caso ancora“ si finse incuriosita

Antonella Valdetti e Italo Germini, entrambi di Senigallia. Il camping allora l’avevano battezzato La Sosta Marina, poi l’ho preso in mano io e ho cambiato tutto, rimodernato e in parte ristrutturato, si chiama International Eden, è il mio lavoro, lo dirigo…ho sette dipendenti fissi più gli stagionali, durante l’estate. Ma è aperto tutto l’anno, per via del ristorante vista mare”

Teresa, con la scusa di dover andare urgentemente alla toilette, uscì un attimo. Rami le fece segno di ok con le dita, tutto corrispondeva. Il Germini dunque stava dicendo la verità. Rientrò rapidamente, non voleva interrompere il filo

Valerio, lei è dunque un bravo manager” buttò lì l’investigatrice per smorzare l’eventuale tensione e indurlo a proseguire

Me la cavo. Però ho dovuto chiudere i conti che avevo in sospeso con la vita per poter star bene dentro di me“

Mi dica..ma nessuno all’epoca ha sospettato di lei, per la morte dei Germini?” Teresa era talmente abituata a distaccarsi emotivamente dai delitti da sembrare perfettamente a suo agio, come se stessero parlando di un film giallo

No..la famiglia di un mio compagno di scuola mi ha creato un alibi per difendermi dalle complicazioni giuridiche…beh,.naturalmente senza sapere fossi stato io a farli fuori…”

..scusi, non capisco, si spieghi meglio…”

Eh, è difficile da capire dottoressa Leone – si prese la testa tra le mani – I due bastardi che mi avevano adottato non volevano frequentassi gli amici, dovevo solo studiare all’alberghiera perché faceva loro comodo e il resto del tempo lavorare. Però tornavo a casa da scuola con un ragazzo simpatico, che abitava vicino al campeggio. Credeva avessi genitori severi, all’antica… e aveva chiesto a sua madre e a suo padre di andare a parlare con loro per ammorbidirli, rassicurarli in modo potessimo uscire insieme come …tutti i giovani. Niente da fare, i Germini hanno avuto una reazione durissima – inghiottì la saliva – e dopo quell’incontro mi hanno massacrato di botte e tenuto due giorni a digiuno, chiuso in un ripostiglio…da allora quel gruppo familiare affettuoso ha sempre cercato di proteggermi da lontano, ritenendomi vittima di una situazione eccessiva. Bravissima gente…infatti, dopo aver eliminato i Germini, senza spiegazioni sono andato a rifugiarmi da queste persone e rimasto lì sino a notte fonda. Quando la Polizia ha iniziato l’inchiesta, per non procurarmi altri problemi, han detto che ero stato da loro da fine pomeriggio alle 2 di notte, il medico legale aveva accertato il decesso verso le 21”

Un denso silenzio calò nella stanza. Luca Terenzi, impettito in giacca blu e cravatta regimental, osservava con le braccia conserte senza fiatare. Sapeva che Teresa era straordinaria nel simulare empatia e riuscire a far cantare anche i soggetti più recidivi. La strategica detective, muovendosi con leggerezza, aveva cambiato posizione, da capotavola si era seduta a fianco dell’interrogato. Valerio Germini intanto aveva appoggiato la testa sulle braccia, abbandonate sul tavolo. Era il ritratto di un uomo disperato.

Riprese a parlare lentamente, con tono basso, dopo un bel po’.

I Germini ci tenevano a sottolineare di non essere i miei genitori di sangue, conoscevo bene la vicenda. Da piccolo scrivevo alla mia vera madre per pregarla di riprendermi, di tenermi con sé. Ma non ha mai risposto alle mie lettere. Solo un paio di mesi fa ho ricevuto un suo riscontro, non voleva saper niente di me..per lei non ero mai esistito – trattenne un singhiozzo e proseguì – così ho pensato che se avessi fatto fuori le persone a lei care, sarebbe rimasta sola e mi avrebbe finalmente ..voluto..oramai anziana, per colmare il vuoto della solitudine”

Teresa gli pose la mano sul braccio. Un gesto un po’ tattico, un po’ sentito.

Intende dire che ha ucciso lei…”

Sì – ammise con un vigoroso movimento del capo, sollevato dalle braccia per guardare in faccia l’ispettore e la detective. Aggiunse. “ Mi è spiaciuto soltanto per quel giornalista…mi ero finto un informatore e travestito da transex…lui aveva accettato di vedermi senza sapere chi fossi veramente, però stava scoprendo la mia doppia identità…non ho potuto lasciarlo in vita per andare avanti nel mio piano…Giovanni Redaelli e Lorella Cunardi avevano l’amore e le attenzioni di mia mamma, tutto quello che a me aveva negato. Li odiavo”

Un altro intenso silenzio. Rotto quasi subito dalla voce pacata della fulva investigatrice

Infine…è stato il turno di Agata. Perché è accaduto, se lei tentava drammaticamente di conquistarla? “

…le ho telefonato per la prima volta – adesso sudava e tremava nel ricordare – dopo la morte di Giovanni e Lorella. Le ho proposto di vederci. Lei mi ha trattato malissimo e ha chiuso la conversazione. L’ho aspettata davanti a casa la sera dopo, mi illudevo di poterla convincere..ad accettarmi” a quel punto si mise a piangere sommessamente e, tra un singulto e l’altro, raccontò che lei lo aveva deriso, insultato e ammonito che, se avesse continuato a tampinarla, lo avrebbe denunciato per stalking. Nel bagagliaio dell’auto aveva la piccola vanga di ferro usata per far fuori Trotti… Prenderla e spaccarle la testa ad Agata, colmo di rabbia, era stato un attimo. Aveva poi caricato nel bagagliaio della sua macchina l’arma dei delitti, era ancora lì.

Valerio Germini, concluso il lungo racconto, non aveva più aperto bocca: piangeva, tremava, sudava. Luca Terenzi si rese conto che l’uomo era in uno stato di forte malessere psicofisico. Fece un cenno in proposito a Teresa, lei annuì. Così chiamò l’ambulanza e lo fece portare nell’infermeria del carcere di Varese.

Prima di uscire dalla stanza degli interrogatori l’ispettore capo, con tono mesto, disse a Teresa:”Non mi era mai capitato di provare pena per un killer…che tragedia disumana si annida dietro questi quattro omicidi..il colpevole è stato vittima della cattiveria di adulti ignoranti…ignobili. Temo sia tutto vero, verrà appurato con testimonianze ma istintivamente gli credo”

Anche la detective si era rattristata.

Sì, è un poveretto con grossi problemi mentali. Purtroppo la penso come te. Se sei d’accordo – gli propose – farei fare subito una prima valutazione psichiatrica al professor Giorgio Martini, gli mando il file con la registrazione diretta della storia. In questo modo forse il magistrato ne terrà conto già ai preliminari”

Ottima idea, se dovesse occuparsene Felisi non resterà insensibile. Altrimenti si vedrà, di sicuro è una faccenda giudiziaria complessa benché dal verdetto inoppugnabile: è un assassino per sua stessa ammissione. Comunque, finché il caso è in mani nostre, tentiamo di ammorbidire il peso delle conseguenze”

Teresa e Rami lasciarono Terenzi alla burocrazia e tornarono in studio.

Il bell’investigatore tunisino pure era desolato da quanto aveva attentamente ascoltato dallo specchio unidirezionale. Le disse: “ Noi cerchiamo la giustizia, è la nostra missione. Eppure vicende come questa ti sbilanciano sul concetto stesso di giustizia…certo, lui è un pluriomicida, ma è stato metaforicamente ucciso appena nato.. chissà come sarebbe cresciuto se fosse stato tirato su in condizioni diverse, da persone diverse”

E’ dura da digerire mio caro compagno di crimini, io non giustifico mai chi ammazza. Tuttavia è come se una parte di me capisse il suo dramma esistenziale…trovi sia insano?”

Non direi, non saremmo dei bravi detective se tutto per noi fosse bianco o nero. Ci mancherebbe quella componente caratteriale che straborda dalle linee oggettive prefissate dallo stereotipo della morale, per vedere oltre. Piuttosto – continuò a parlare spedito – mentre tu contatti Martini, io mi metto alla ricerca della famiglia che gli ha creato l’alibi in passato. Se hanno fatto un passo tanto significativo, avranno avuto dei motivi. Sarebbe interessante una loro testimonianza”

Sei entrato nel file dell’omicidio dei Germini?”

L’ho individuato. Adesso lo apro” e iniziò a cliccare sulla tastiera del suo pc

Ok..Rami, un’ultima cosa che Valerio Germini non ci dirà mai. Chi è il suo complice? Intendo degli assassinii sulla sponda lombarda del lago Maggiore…”

Il detective color cioccolata, chino sul computer, alzò un occhio verso di lei. “Tu hai qualche sospetto?”

Beh no, devo lavorarci su“ e si tuffò anche lei nel gran mare dentro lo schermo

. continua 

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