Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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Archivi del mese: Febbraio 2019

Caos digitale: i falsi profili su Facebook

Restiamo nella piazza più pazza e affollata del mondo a osservare un altro fenomeno, quello dei falsi profili. Lo stesso Facebook (ultimi dati rilevati dalla Community) ha rimosso 583 milioni di utenti mascherati con falsa identità. Un numero che dà forte l’entità del caos generato dalla democrazia digitale e che infatti le leggi cercano di arginare. Un falso profilo Facebook infatti può essere un reato penale, per quanti desiderano approfondire ecco quando 

Proseguiamo con le nostre dissertazioni di lifestyle sui fakers. Chi sono, tanto per iniziare? Di ogni umanità, sesso e genere. Il fidanzato/a mollato che insidia l’ex sotto mentite spoglie o la/lo vuole tenere sotto controllo (lascio da parte gli stalker, triste capitolo da vie legali ); la vicina di casa furibonda perché il cane dell’altra/o fa la pipì nella sua aiuola e fa dispetti sul web; un nemico politico che vuol fare ostruzionismo o trainare proseliti senza esporsi; il classico adescatore di donne in rete non proprio bellissimo e interessante ( e magari sposato) che si finge un figo stratosferico e single; il venditore che si nasconde per studiare a chi offrire a colpo sicuro o quasi  i suoi prodotti (assicurazioni, mutui, tisane dimagranti, viaggi..); il gay o la lesbica che cerca un compagno/a ed evita di incorrere in commenti omofobi.

Tanto per esemplificare. Tutti casi, comunque, in cui il faker ha o trae un vantaggio sugli altri mascherandosi. Scorretto, certo, eppure frutto dei nostri tempi. Bisogna poi aggiungere al quadro una certa quantità di psicolabili, maschi e femmine, che spiano la vita altrui non sapendo, potendo, riuscendo a viverne una propria. Non dannosi in apparenza, forse neppure nei fatti ( di solito sono innocui), di certo irritanti e comunque spioni, da tenere alla larga.  

Ma quando veri e propri criminali si insinuano virtualmente nella vita delle loro prossime vittime, il fatto diventa gravissimo. E con conseguenze amare. Può capitare sia per furti/rapine: sorvegliando i proprietari di appartamenti/ville lussuosi, dai contenuti altrettanto allettanti, per capire quando entrare liberamente e fare man bassa. Idem in aziende o seconde case se sanno che possono assicurarsi un nutrito bottino. E’ buona regola infatti – suggerita dalla stessa Polizia di Stato – non pubblicare mai su Facebook che si sta partendo per le vacanze, né postare proprie immagini durante tour esotici ( = farlo al rientro è la mossa migliore).  La certezza che l’utente si trovi a migliaia di chilometri di distanza rappresenta un via libera per i ladri che stanno sorvegliando il profilo del malcapitato. 

Sembra un thriller eppure è maledettamente reale il caso degli stupratori seriali.  Psicopatici. Che identificano in rete le prossime prede, chiedono l’amicizia ( ovviamente camuffati spesso da donne, non certo con la loro vera identità), si pongono in modo friendly per carpire la loro fiducia. E poi, dopo tante chat insospettabili (partite di calcio, cinema, musica) propongono un appuntamento innocente e con nonchalance ” ma quel film potremmo andare a vederlo insieme”. 

Già. Pazzesco. Ma si può riconoscere un falso profilo Facebook? Diciamo di sì, con un po’ di accortezza ci si può tentare. A partire dalla foto. Mai accettare l’amicizia virtuale di chi non la pubblica ( a meno che non sia di un amico nella vita reale e di cui si conoscono i motivi). Sarà per timidezza, sarà perché si sente brutta/o, sarà quel che sarà. Di sicuro l’immagine di un personaggio dei cartoon, del gatto o di un tramonto possono celare un ghost profile. Magari no, certo, però la diffidenza è d’obbligo.

Poniamo ci sia la foto della persona. A quel punto, sempre prima di accettare l’amicizia, dare un’occhiata alle informazioni: possibile non abbia frequentato alcuna scuola, non svolga alcun lavoro? La data di nascita si può inventare, ben più improbabile rischiare con scuole e/o professioni. Un profilo vero in genere contiene almeno qualche dato identificativo. Poi, vedere se esistono amici in comune. In caso negativo, diffidare. Altro aspetto cui prestare attenzione è la stessa bacheca del richiedente: cosa posta? E chi gli risponde?  Se si tratta di un profilo fermo o scarsamente attivo, non rappresenta un tipo/a tanto social. E perché mai allora desidera la nostra amicizia?  Meglio domandarselo.   

 

 

                       

  

     

Facebook, tra grammatica e selfie

Saper vivere nella jungla digitale. Stavamo dando un’occhiata a Facebook. E, dopo la teoria, riprendiamo il discorso entrando nel vivo del social network numero uno al mondo. Che è snobbato da una folta schiera di intellettuali (e pseudo tali) in quanto ritenuto il bar Sport virtuale. In effetti, e sia pur senza pretese accademiche,  rappresenta una piazza popolare dove ognuno si esprime senza ritegno.  O forse, nascosto dallo schermo e magari da un falso profilo, butta fuori il senso del vivere che cova dentro di sé, la sua sociocultura.

A partire da grammatica e ortografia di livello elementare e pre.   La maggior parte dei post contiene errori che vanno dalla declinazione dei verbi alla punteggiatura, passando per i mille altri rivoli dell’alfabetismo, esempi:o e a usati come verbi. Non convince la giustificazione di alcuni ” dipende dalla fretta”, perché allora …non scrivere in fretta.  Il punto è che l’impressione di chi legge un testo sgrammaticato, ovunque esso sia, non può essere positiva. Se si considera che diversi head hunter cercano persone cui offrire un lavoro di un certo livello proprio su Facebook, la conclusione è presto fatta. 

Sempre in ambito professionale, molti ritengono che il loro profilo FB sia assolutamente personale, nulla c’entri con la loro attività. Ma come è possibile, se è sotto agli occhi di chiunque? Suvvia, un po’ di buon senso logico.  E ogni foto, ogni dichiarazione, ogni commento viene letto da chi capita, per caso o per amicizia, oppure per via di un altro amico virtuale che ha commentato in quel rettangolino tecnologico. 

Le restrizioni di accesso ci sono, ma  blande, si sa. O non si sa? D’altronde è un social network, utilizzarlo come diario è da ingenui. A meno che non si voglia trasmettere quell’immagine di sé , tutt’altro discorso perché rientra in una precisa strategia. Non intendevo questo. Bensì mi riferivo a donne manager che postano decine di selfie al giorno in pose diviche,spesso cambiando look nel corso della giornata e in situazioni diverse , davanti a una statua, al mare, a un tramonto ( ma quando lavorano?). Idem per  gli uomini imprenditori – sempre selfie – al bar per  un caffé, poi nel bel ristorantino per  pranzo, infine per aperitivo e cena, in compagnia di amici o di belle ragazze (ma quando lavorano?). 

Ultima nota, poi passo e chiudo. I selfie stanno passando di moda. Uno ogni tanto , de gustibus.., ci può stare. Troppi no, incutono sospetti (vedi sopra) sulla professionalità dei vari personaggi, che passano per degli sfigati.Gente che non sa più che fare per attirare l’attenzione su di sé

 

 

Note di bon-ton digitale

Il saper vivere oggi, anno 2019

Note di bon-ton digitale (o meglio, come sopravvivere nell’era moderna più incivile)

Sì, i contenuti principali di questi appunti riguardano l’educazione, non in senso formale quanto di comportamento aggiornato e adeguato alle circostanze. Il saper vivere oggi, anno 2019.

Perché ruotiamo in un miscuglio scontornato composto da realtà reale e realtà virtuale. In una società che da liquida, per dirla con Baumann, sta diventando una palude increspata dall’inadeguatezza.

Partiamo da Facebook i cui numeri parlano chiarissimo.

Secondo gli ultimi rilevamenti, Facebook ha 2,2 miliardi di utenti attivi nel mondo. In Italia, 31 milioni ogni mese e 25 milioni ogni giorno. Il 48% sono donne, il 52% uomini. Non ultimo, il 58% ha più di 35 anni.

Vi riuscite a immaginare 25 milioni di persone che vivono quotidianamente (anche) su Facebook?

La fluidità del lifestyle contemporaneo si scontra con il caos generato tra essere e mostrarsi. La libertà di espressione su di un mezzo di comunicazione pubblico – quella democrazia, appunto, consentita dai social network – scatena vanità, invidia, egotismo, rivalse pseudo intellettuali.

Aspetti tenuti più o meno sotto controllo nella vita reale da forme di autocontrollo o consuetudini, irrefrenabili nel proprio profilo web, perlopiù inconsciamente vissuto come una compensazione alle frustrazioni della realtà reale.

In estrema sintesi, finalmente si è protagonisti, si ha un seguito, e pure dei fan, si possono mostrare gli spaghetti al sugo di pesce cucinati benissimo, dire la propria sul governo, postare aforismi, le immagini dei figli, come di Fido o di Bobi, pubblicare le foto del viaggio esotico. In modo che tutti possano vedere “quanto sono bravo/a”.

D’altronde, entrambi gli aspetti del vivere digital e live, fanno parte nello stesso, identico tempo della nostra quotidianità e stanno creando una gran confusione, con conseguente diseducazione/maleducazione.

No comment sull’ignoranza che aleggia soprattutto ( ma non solo) sui mezzi tecnologici e sui social, diretta conseguenza di una nuova forma di inciviltà.

Che non riguarda tutti, per somma fortuna. E i sopravvissuti allo sbandamento socioculturale del periodo, di ogni età e provenienza, notano con forte senso critico i cosiddetti webeti, addocchiati appunto in rete. Li allontanano e spesso si allontanano schifati da quella fettona di Internet che si chiama Facebook e rappresenta il maggior collettore al mondo di umanità.