Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – undicesimo capitolo

Capitolo XI 

Per quanto in modo piatto, priva di exploit, per molti versi loffia, la situazione era sotto controllo. Così Teresa, di prima mattina, pensò di abbandonare scartoffie e brianstorming per un paio d’ore. E di andare al monastero di Santa Caterina del Sasso. a Leggiuno Sì, ci era già stata ma velocemente, causa imprevisti di lavoro. Aveva voglia di visitarlo meglio. Era un posto fantastico, meritava di tornarci e ritornarci. Anche per assaporare quella filtrata atmosfera mista tra arte, spiritualità e natura di un antico eremo a strapicco sul lago, eretto su di una roccia. Secondo la tradizione, fu fondato nel 1100 dal ricco mercante locale Alberto Besozzi per ripararsi da un nubifragio, durante la traversata del Lago Maggiore. Scampato alla morte, decise di trasferirsi lì per condurre una vita da eremita. E fece edificare una cappella dedicata a Santa Caterina d’Egitto, ancora visibile in fondo alla chiesa. In seguito, e con esistenza certa a partire circa dalla fine del 1200, di fianco vennero erette altre due chiese quella di San Nicola e Santa Maria Nova. Dopo un primo periodo storico, durante il quale vi soggiornarono i Domenicani, dal 1314 al 1645 guidarono l’Eremo i frati del convento milanese di Sant’Ambrogio ad Nemus, sostituiti poi dai Carmelitani fino al 1770.

Attualmente alla Chiesa si accede attraversando un portico formato da quattro archi a tutto sesto, di impronta rinascimentale. L’imponente edificio, oggi, ha una struttura davvero singolare, frutto della fusione di tre cappelle, che erano originariamente distinte e sono sorte in epoche differenti. Numerosi sono i cicli pittorici presenti all’esterno e internamente alla chiesa, che coprono un periodo che va dal XIV al XIX secolo.

La detective stava ammirando, affascinata, l’integrazione di arte e storia in quel quadro naturale, come una eccezionale balconata protesa verso il piemontese golfo Borromeo, la dirimpettaia Stresa e le incantevoli isole in mezzo al Lago Maggiore: l’Isola Madre, L’Isola Bella, l’Isola dei Pescatori. Raggiungibili anche con la

nave- traghetto di linea e meta turistica, nazionale e internazionale.

Entrò nel complesso. Subito si trovò nel Convento meridionale, datato dal 1400 al 1600, e guardò gli affreschi restaurati nella Sala del Camino. Proseguì nel decorato Conventino, originario del 1200.

Ma a quel punto lo smartphone vibrò, lo aveva messo in modalità silenziosa ma non poteva astrarsi dalla realtà. Uscì rapidamente dall’eremo e rispose da un’area di sosta bellissima, volta sul paesaggio lacustre e sormontata da un grande pergolato . Per fortuna non era molto affollata, in quel momento. Era Fabrizia, la segretaria dello Studio Leone.

Teresa, Rami mi ha detto di riferirle che sta inseguendo Enrico Curioni con il biologo, nella sua auto. Qui c’è stata una colluttazione – la giovane parlava a velocità supersonica – ed è finita così”

Non ho capito cosa è successo! Dimmi tutto! “esclamò l’investigatrice, sorpresa da quella chiamata

Curioni è arrivato per il test del DNA. Non hanno chiuso la porta, mi creda, dalla mia scrivania si sentiva tutto..non ho origliato!”

Ma no dai, continua..”

A un certo punto il Curioni ha visto l’orecchino, sa quello rosso nella bustina di plastica che era in un angolo della scrivania… e si è inalberato…”e voi mi fate venire qui per un raffronto con…quello? Non sono un gay, non indosserei mai quel gingillo, cosa cazzo vi viene in mente?”, gridava mentre Rami tentava di quietarlo, di spiegargli che l’orpello non c’entrava con lui…. Niente. Si è alzato di scatto facendo cadere la sedia, ha preso il contenitore dove erano riposti dei suoi capelli e urlato “ voi siete pazzi, non vi lascio niente di mio, anzi, vi denuncerò per oltraggio!” Allora Rami ha tentato di fermarlo, ho visto la scena perché a quel punto erano fuori dalla stanza, lo ha preso per un braccio dicendogli “l’unico passibile di denuncia per mancanza di collaborazione con la giustizia è lei!” – la ragazza aveva un tono concitato e affannato , era la prima volta che si trovava dal vivo in una situazione da thriller

Fabrizia cerca di stare calma, ti capisco, adesso torno in studio – la detective era preoccupata per lei, non voleva avesse subito uno shock .

No no, il punto è un altro…vede, mentre Rami lo tratteneva e lui si divincolava, stava per menarlo di brutto…beh, io mi ero alzata ed ero lì, vicinissima…e ho preso..il portafogli dalla tasca posteriore dei pantaloni del Curioni…”

Perdio, cosa ti è venuto in mente? Rubare sì che è un reato!” sbraitò l’investigatrice, che si guardava in giro per essere certa di non essere ascoltata dai visitatori di Santa Caterina del Sasso

Ho sbagliato, mi scusi, mi scusi…ma avesse visto la scena, il Curioni era nel panico.. temevo potesse fuggire, così abbiamo noi i suoi documenti!” sussurrò con tono di chi, tutto sommato, non pensa di aver commesso un errore

Va bene… – Teresa ammorbidì il tutto, conosceva la sua segretaria, ben sapeva quanto fosse sveglia e intuiva il suo voler essere utile alla causa – le tue intenzioni sono state senz’altro positive, benché non rispettose delle regole. Ora vediamo che succede, stai tranquilla che a te non capiterà niente. Dammi un quarto d’ora e arrivo”

La detective si tolse un elastico che aveva al polso e raccolse i capelli a coda di cavallo. Si incamminò a malincuore verso l’ascensore scavato nella roccia, una bella idea della Provincia di Varese per consentire a chiunque di poter visitare l’eremo. All’andata lei aveva percorso a piedi e ben volentieri la panoramica stradina acciottolata che conduceva al monastero, un tragitto di pietra mozzafiato da fare lentamente, un po’ scivoloso. Al ritorno preferiva far prima con la modernità.

Corse poi al parcheggio nel parco per recuperare l’auto e poco dopo era nel suo studio.

La giovane assistente in effetti era pallida e un po’ provata, lo aveva immaginato. Seduta a gambe larghe e braccia incrociate davanti alla stanza supertecnologica dei test, come fosse la guardiana. Fu molto sollevata nel vedere Teresa, che stimava tantissimo oltre a essere la sua datrice di lavoro.

Guardi..” e le indicò l’interno, difeso dalla sua postazione

La busta con l’orecchino rosso era per terra semiaperta, come fogli e fascicoli, una sedia ribaltata. La cassaforte aperta, Rami nella fretta non aveva fatto in tempo a chiuderla e Fabrizia non sapeva come si facesse, motivo per cui sostava lì davanti.

Brava, ora però chiamo Falak per farti fare una camomilla”

No, sto bene, davvero “ e le porse il portafoglio di Enrico Curioni, un modello basic chiuso con il bottone automatico

L’hai aperto?”

Ma no si figuri…quell’uomo ha tentato di picchiare Rami che si è difeso con abili mosse di karate, gridava come un forsennato..ero lì e vedevo spuntare dalla tasca posteriore dei pantaloni..non si è accorto di niente…era troppo infuriato, poi si è dato alla fuga”

Certo, certo Fabrizia, senza documenti non può andare lontano..e se era tanto fuori di testa e ansioso di darsela a gambe, non avrà neanche il tempo di passare da casa a prendere il passaporto..non è il formato giusto, qui dentro non ci sta”

L’investigatrice chiamò senza indugi l’indaffaratissimo Terenzi per informarlo dell’accaduto. Gli dette il numero di targa di Curioni, Fabrizia lo aveva prontamente annotato.

Sì, mi attivo subito con la Stradale per i blocchi – Luca era pensieroso – non riesco a interpretare la reazione del tizio, comunque abbiamo sufficienti elementi per un fermo..” e, parlottando tra di sé, chiuse la conversazione

Teresa consigliò a Fabrizia di andare a casa in taxi, le dette 20 euro per pagare la corsa e si mise al pc.

Entrò abilmente nell’anagrafe della provincia di Modena, la consultò, non risultava nessun Enrico Curioni. Telefonò allora a Ludovico Lange, sentiva di poter contare su di lui. Un giovane perbene, quadrato, con le idee chiare. Il nipote di Giovanni Redaelli stava studiando per un esame nella sua casetta all’interno dell’agriturismo della madre .

Ti rubo pochissimo tempo, sai per caso il nome dell’azienda per cui lavora il fidanzato di tua madre?”

No..lo chiedo a lei e la richiamo al volo!”

Lascia perdere, non è sostanziale – mentì Teresa che non voleva rischiare di mettere in allarme Tecla, probabilmente connessa con il Curioni – è una mia curiosità, sai, vorrei comprarmi un abito elegante e magari nel catalogo c’è qualcosa che fa al caso mio, non vale la pena che interrompi lo studio”

Terminò velocemente la telefonata. Per entrare nel file protetto di tutti i cittadini italiani schedati dalla Giustizia. Le coordinate per l’accesso erano una prerogativa speciale, datale da un suo vecchio amico giudice romano con il quale aveva studiato Criminologia a Londra.

No, non compariva neppure lì.

A quel punto indossò i leggeri guanti trasparenti professionali e prese il portafoglio, estrasse la carta d’identità: apparteneva a Valerio Germini, nato a Varese e domiciliato a Senigallia, in provincia di Ancona. La foto era di colui che lei conosceva come Enrico Curioni.

Valerio Germini, il figlio biologico di Agata Pirovano.

Un tuffo al cuore. Deglutì per un paio di volte, poi telefonò alla collega marchigiana che l’aveva aiutata con il suo DNA.

Annalisa è urgentissimo, molla qualunque cosa tu stia facendo e ascoltami” la detective era più risoluta che mai

Sì dimmi, sto riordinando l’archivio in ufficio…”

Hai una fotografia di quel tale Valerio Germini? All’epoca non te l’avevo chiesta perché la cliente non voleva vederlo, invece adesso mi serve assolutamente”

Ricordo, però non credo di avere chissà che scatti o primi piani, visto che non ti interessavano le immagini… per prassi ho fatto qualche clic con l’orologio spy..ma non ho mai guardato il risultato”

Mandami il file subito e grazie, ti spiego un’altra volta…”

Cinque minuti dopo Teresa visionava sul video il profilo e tre quarti del viso di Enrico Curioni, alias Valerio Germini. O viceversa.

Mise nella sua valigetta la cartelletta con il profilo del Germini che aveva stilato a suo tempo per la Pirovano, il risultato del test del DNA, il suo portafoglio e la chiavetta Internet con quanto le aveva spedito Annalisa. E si precipitò alla Centrale di Polizia di Varese.

Non aveva mai usato la sirena d’emergenza che le aveva dato Terenzi in caso di bisogno. Quella volta la attivò per poter superare i limiti di velocità e ottenere spazio tra le auto, in direzione della città giardino.

L’adrenalina dell’azione le scorreva in contemporanea al flusso rapido dei pensieri: se per caso l’uomo avesse avuto con sé il passaporto o un altro documento, risultava un’altra persona e avrebbe potuto darsela a gambe. La dogana della Svizzera non era distante. E neppure l’aeroporto di Malpensa. E poi c’erano due linee ferroviarie, Trenitalia e Trenord. Non aveva più avuto notizie da Rami, il suo smartphone risultava in assenza campo, immaginava quindi non lo avessero ancora preso.

Entrò tipo saetta nell’ufficio di Luca Terenzi, che la fissò sbalordito dall’improvvisata. Stava parlando con il magistrato che seguiva il caso del poker di omicidi.

Scusatemi, ma è importantissimo – esordì, scarmigliata e accaldata dalla corsa – Luca, dottor Felisi, ho una grossa novità…ascoltate!”

Raccontò loro tutto, mostrando la documentazione che aveva portato.

L’ispettore capo, attentissimo a ogni virgola, intervenne alla fine della dettagliata esposizione della detective.

Ottimo, Teresa, è la chiave di volta. Si è nascosto dietro falsa identità con tutti per muoversi indisturbato. Perché? – il poliziotto aveva la fronte corrugata, parlava e pensava – Ora dobbiamo prenderlo e farlo cantare. Un’ora fa mi ha telefonato il biologo forense dai dintorni di Cittiglio, è fermo lì, al bordo di una sterrata in auto. Valerio Germini ha infatti mollato la macchina e si è intrufolato nei boschi sovrastanti, Rami lo sta inseguendo a piedi. Ho già mandato una pattuglia, al momento però è scomparso”

Quindi ritenete sia il killer?” chiese Felisi fregandosi le mani per la soddisfazione

Altamente probabile, comunque è coinvolto nell’indagine sino al midollo” rispose Terenzi guardando l’investigatrice che annuiva col capo

Benone, torno ai miei incartamenti e attendo notizie” il pubblico ufficiale strinse loro la mano e se ne andò

Luca – una volta soli Teresa, che si era raccolta i capelli in un disordinato chignon, gli disse – secondo te a quella veggente sua amica, Ecate, si presentava come Enrico Curioni o come Valerio Germini?”

Credi sempre ci sia dentro, vero?”

Luca – marcò il suo nome – come poteva sapere tante cose quell’individuo? Ha un o una complice, di questo sono certa”

Sì, ne sono certo anch’io. Non ha agito solo soletto. Però il professor Martini la ritiene completamente estranea, è difficile possa sbagliarsi, è un esperto internazionale in ipnosi e terapie ipnotiche”

mmhhh..in effetti è un neuropsichiatra di fama mondiale, bravissimo per nostra diretta esperienza nelle sue diagnosi…mi spiace persino gettare l’ombra del dubbio. Oppure…che ne dici di Tecla? Non potrebbe essere lei la sua socia criminale?”

E perché? Non mi sembra così follemente innamorata di lui da aiutarlo ad ammazzare prima suo padre e poi gli altri..e non era neanche addentro alla vita dei defunti per aver potuto dargli informazioni o fare da regia al macabro scenario…io la escluderei”

Sì, è un’ipotesi con gambette di carta velina…l’unico suo movente, come hai giustamente centrato tu, potrebbe essere quello della complicità da obnubilata di passione ..ma lei ama ancora suo marito, non può aver perso la testa a tal punto per il Germini che probabilmente, per lei, rappresenta soltanto una vendetta contro Burk”

Tesoro – lui la accarezzò sulla mano, dal lato opposto della scrivania – vai a casa, sei stravolta. Non posso accompagnarti, i miei sono impegnati in un’azione, devo stare qui a presidiare. Se c’è qualcosa di nuovo ti chiamo”

. continua 

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