Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
Articoli recenti

Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – nono capitolo

Capitolo IX

Rami se ne stava imperterrito da un paio di giorni ( e parte delle notti) al computer. Instancabile e determinato, cercava di decriptare la password per entrare nei file cifrati di Davide Trotti. Captava ci fossero, ma non trovava il modo di entrarvi.

Teresa, che tu sappia quel giornalista era un abile cyber del web?”

Boh…però aspetta un attimo, mi viene un’idea…chiamo il suo boss”

Il direttore del Corriere della Sera rispose subito, appena vide chi era che stava cercandolo.

Voi avete una sezione informatica? Forse Davide si era appoggiato a un collega per la sua privacy on line ”

Ah, brava Teresa Leone, può essere! Le passo subito la persona, resti in linea” efficiente e di poche parole, trasferì la chiamata a un certo Renato

Non dica niente al telefono, taccia per precauzione – esordì Teresa – desidero sapere se lei ha maneggiato il computer di Trotti”

Dopo qualche secondo di silenzio, l’uomo rispose: “ Mi dia il suo indirizzo, arrivo al più presto”

Si presentò verso sera. Un ricciolino sui trentacinque anni, molto compreso nel suo ruolo.

Qui possiamo parlare liberamente” e la detective gli spiegò cosa stavano cercando

Hmmm…purtroppo non riesco a ricordare la parola chiave – borbottò – è trascorso parecchio tempo…mi lasci fare dei tentativi”

Prego, si accomodi “ Rami gli cedette ben volentieri il posto davanti al suo schermo, dove era già impostato tutto

Renato si sedette e iniziò a saltellare qua e là con i tasti. Un’oretta dopo, ebbe un’illuminazione: “ Era la data del suo matrimonio! Già, peccato si sia separato nel giro di un anno e la tizia fosse odiosa!”

Ha il suo telefono?” chiese l’investigatrice

..no, io no…ma una nostra collega è sua amica, ora la chiamo al giornale, è di turno stasera” ma la donna non ricordava la data delle nozze, così si fece dare il numero di cellulare della ex moglie.

Lo scrisse su un foglietto che dette a Teresa: “ Meglio se se ne occupi lei, in via ufficiale”.

La detective annuì e digitò le cifre. Si qualificò formalmente e non ebbe problemi nell’ottenere quanto desideravano.

Rami e il webmaster del Corriere smanettarono ancora a lungo sulla tastiera, senza però scovare i file con le informazioni. C’era solo la corrispondeva del cronista con il direttore durante le sue missioni speciali.

Temo proprio non esista altro di importante qua dentro – commentò Renato parecchio contrariato prima di accomiatarsi. Avrebbe desiderato rendersi utile in memoria del collega ucciso, aiutare le autorità a scovare il killer.

Anche Rami e Teresa erano scoraggiati dal fallimento dell’impresa. Trotti stava indagando su qualcosa, ma non aveva lasciato alcuna traccia. E loro non ne avevano altre da seguire.

Dai, non buttiamoci giù. Che ne dici se andiamo a bere qualcosa al Sant’Arialdo di Angera? Non ho voglia di stare in casa” propose l’esotico detective

E Lea?”

Stasera non avevo impegni con lei, non sapevo a che ora avremmo finito…oddio – si dette una pacca sulla testa – mi sono scordato che ho qui i tuoi regali di compleanno! Ecco, li ho messi in un sacchetto unico nel mio armadietto” e glielo porse

Dentro c’erano tre pacchetti. L’investigatrice scartò il primo, era da parte di Lea: un top blu in raso di seta. Rise, naturalmente glielo aveva suggerito Rami. Che a sua volta le aveva donato un enorme portafoglio multiscomparti in pelle blu, sapeva che le serviva e le piaceva di dimensioni maxi. Lei lo abbracciò e gli stampò un bacio sulla guancia: “ E’ fantastico!”.

Con una certa ritrosia aprì la scatola di Terenzi. Conteneva una collana di lapislazzuli irregolari, chiusa con un grande cammeo bianco leggermente azzurrato. Lo girò, sperava recasse sul retro un messaggio per lei. Niente. La indossò e corse in bagno a vedere come le stava. Era esattamente del suo genere preferito, originale e casual-chic.

Ha buon gusto l’ispettore” commentò alle sue spalle Rami, pronto per uscire. Lei annuì. E benché nel più profondo meandro del suo cuore avrebbe desiderato sentirsi coccolata, amata, desiderata da lui, capiva anche che Luca non avesse più voluto sbilanciarsi. D’altronde le aveva addirittura chiesto di sposarsi..e lei non si sentiva pronta.

Sai – le spiegò il suo braccio destro guidando verso Angera – le origini dei cammei sono antichissime e nate come alta forma d’arte prediletta da nobili e potenti, per via della loro elaborata lavorazione a strati. I più datati vennero trovati in tombe risalenti al III secolo a.c. e collocano la nascita di questo gioiello nella civiltà ellenistica. Una delle massime espressioni di questo periodo – continuò vedendola interessata – è il cammeo Gonzaga, che prende il nome dalla famiglia che lo possedeva nella sua collezione artistica: ora si trova all’Hermitage di San Pietroburgo. Inciso su pietra sardonice, presenta i profili sovrapposti di un uomo e una donna, che si ipotizza siano Alessandro Magno e Olimpiade. Credo che Luca abbia scelto proprio questa riproduzione per dirti qualcosa”

La detective si tolse emozionata la collana e osservò bene il delicato disegno del cammeo. Sì, raffigurava una coppia. Trasse un sospiro di sollievo: non tutto era perduto, quindi. Lui non aveva comunicato con parole, bensì aveva scelto un’immagine.

Grazie – si riagganciò l’ornamento – non mi ero accorta avesse un significato..” e intanto meditava su come rispondergli

Sant’Arialdo è un bar, pasticceria, gelateria sul lungolago di Angera.
Un locale curato nei dettagli, che unisce le tendenze del design alla qualità del servizio, grazie anche a uno staff qualificato. Nel laboratorio creano ogni giorno prodotti genuini, per ogni momento della giornata: dalla colazione ai pranzi veloci, dalla merenda agli aperitivi, fino al dopocena. Un salottiero dehors accoglie gli ospiti che vogliono stare all’esterno, di fronte al grande prato che declina nel lago in visione diurna, oppure occhieggia compiaciuto tra le luci notturne della deliziosa cittadina. Rami e Teresa trovarono posto in un tavolino a due sedie, ultimo rimasto. Non avevano cenato ma non avevano esattamente fame, ordinarono pizzette e sfoglie salate con vino bianco. La rossa detective era distratta, continuava a pensare a Luca: come rispondere al suo gesto amoroso? Continuava a sentirsi bloccata nei suoi confronti, in primis dall’inesperienza nelle faccende di cuore, a seguire dal fatto che non aveva proprio mai avuto un uomo. Essere vergine a cinquant’anni non è affatto comune e quindi difficile da intuire, soprattutto in una donna di successo e dal fascino volitivo come il suo. E lei non lo aveva mai confidato a nessuno.

Terry, ci sono Claudio Redaelli e Burk Lange..sono seduti dietro di noi e stanno confabulando fitto fitto” bisbigliò il suo braccio destro.

Lei tornò nella realtà. “Riesci a capire dal linguaggio labiale di cosa parlano?”

Ci sto provando, non posso girarmi e devo fare attenzione che questo – le mostrò un piccolo specchio che teneva nel palmo della mano – non rifletta luce. Ho colto soldi più volte, immagino sia l’argomento dell’incontro”

Probabile. Uniamo i tavolini? Siamo in piena indagine, non possono sottrarsi” e chiese a una cameriera che girava se era possibile spostare qualcosa. La ragazza trasportò il loro accanto a quello indicato, gli investigatori arrivarono con le rispettive sedie.

La reazione dei due ex cognati alla mossa fu di stupore misto a divertimento

Ci avete accerchiato!” scherzò Burk

Perdono se vi abbiamo rovinato la serata, la tentazione è stata troppo forte. Siamo in alto mare con il caso e sicuramente confrontarci un po’ con voi potrebbe essere utile”, e Teresa ordinò un altro bicchiere di vino bianco con le bollicine

Stiamo parlando pure noi dell’omicidio..di mio padre – disse a bassa voce il figlio di Giovanni Redaelli – non avrò pace fino a quando non sarà fatta giustizia”

Siamo praticamente certi di poter trovare il colpevole – gli fece notare Rami – però ci mancano ancora vari elementi di valutazione per avere un quadro quanto più completo e attendibile della situazione”

D’accordo, io per primo non vi ho detto tutto – e Claudio lanciò un’occhiata a Burk, che gli fece segno di andare avanti – per non compromettere la mia immagine professionale. L’Ordine dei commercialisti – abbassò il capo – potrebbe radiarmi e comunque vada, perderei la faccia con la mia clientela”

Fece una pausa in cui si infilò lesta Teresa: “ Stia tranquillo, noi stiamo solo cercando un assassino. Non divulgheremo quanto ha da raccontarci, per noi rappresenta la tessera di un nostro puzzle in costruzione”

L’uomo chiese gli portassero un whisky. Era provato. Si allentò il nodo della cravatta bordeaux in seta opaca.

Iniziò a parlare lentamente: “ Mio padre aveva un giro d’affari non ufficiale e sottobanco con la Cina, che gli fruttava circa il triplo del suo normale business. Aprendo due conti off shore, dapprima in Svizzera e poi in Lussemburgo, non pagava le tasse.. anche metaforicamente – e fece una risatina sarcastica – intendo dirvi…era convinto che tutti gli stessero vicino solo per avere denaro. In questo modo, quei soldi non esistevano per il fisco e per i parenti sanguisughe”

Mi permetto – Burk prese la parola – di sottolineare un aspetto, al di là dell’evasione fiscale. Il mio ex suocero si fidava solo di Claudio e del sottoscritto, perché non gli abbiamo mai chiesto un euro. Per lui questo era il parametro di valutazione delle persone che gli giravano intorno, me lo diceva sempre. Anzi, era ossessionato da questo punto di vista”

E’ proprio così – sospirò il figlio della vittima – quindi io gestivo per lui sia il lecito che l’illecito”

Lei ha l’accesso dunque ai conti in Lussemburgo?” gli domandò Teresa

Sì – ammise con un filo di voce – e stavo chiedendo a Burk, prima che arrivaste voi, come dovrei comportarmi con tutto quel denaro..si tratta di milioni di euro. Mio padre non mi aveva dato indicazioni in merito, immagino volesse occuparsene lui stesso”

Rami ascoltava attentamente. Chiese:”Lei sa che affari avesse con la Cina?”

Macchinari tessili di ultima generazione, aveva dei fornitori tedeschi che li progettavano e facevano costruire in Romania, non passava niente dall’Italia”

Dottor Redaelli, ritiene possibile che quel giornalista avesse scoperto il giro e sia stato ucciso per questo?” Teresa scoccò la freccia

Non direi, e poi chi lo avrebbe ammazzato? “ obiettò Claudio

La mafia cinese, per esempio “ continuò la detective

E’ un’ipotesi alla quale non avevo proprio pensato – e si voltò verso Burk come per chiedergli un parere. L’interpellato aggiunse:” Quando mi ha intervistato non ho avuto l’impressione che cercasse elementi in quella direzione. Era interessato ai rapporti tra i membri della famiglia..però, chi può dirlo? Magari teneva segreta la sua eventuale scoperta”

Claudio, lei ha o ha avuto contatti con dei cinesi per gli affari di suo padre?”

l’esotico investigatore lo fissò negli occhi

Ma no, mai! – strabuzzò gli occhi – Io per aiutarlo ho commesso tanti errori deontologici, falsificato documenti, approvato bilanci non esatti…curato i conti correnti nei paradisi fiscali…ma era mio padre a tenere il bandolo della matassa del suo business! Né so se ci fosse di mezzo la mafia cinese..lui non me ne ha mai accennato”

Neppure a me, a dire il vero – intervenne Burk – Giovanni mi confidava parecchio del suo lavoro illegale che gestiva Claudio, tuttavia non ha mai menzionato la mafia gialla”

Un’ultima cosa .. – Teresa aveva i neuroni che ruotavano vorticosamente – come mai Agata non ha reclamato la sua parte di denaro off shore? Sappiamo che aveva ricattato suo padre per farsi sposare”

Perché appena quell’orribile persona l’ha scoperto – Claudio si era innervosito nel nominarla – abbiamo cambiato i numeri, oltre a trasferire il conto in Lussemburgo. In pratica abbiamo fatto risultare in attivo poche migliaia di euro, il resto lo abbiamo manipolato come perdita: per la Pirovano, che peraltro non capisce un’acca di questioni finanziarie, è servito a pagare i debiti dell’azienda”

La detective stava ricapitolando mentalmente. Il tutto le pareva chiaro e fortunata la coincidenza di averli incontrati casualmente al Sant’Arialdo. Colti alla sprovvista, i due avevano svuotato il sacco, complici anche l’atmosfera informale e qualche alcolico scioglingua. Con molte probabilità, se fossero stati convocati in Centrale o nel suo Studio, avrebbero sicuramente nicchiato. Andò avanti con una certa disinvolta sicurezza per ottenere altre informazioni.

Che cosa pensate di fare adesso con tutto quel denaro?”

Dottoressa Leone, vorrei chiudere i conti al più presto. Il problema sta proprio nella destinazione dei soldi” precisò Redaelli, asciugandosi con un fazzoletto di carta preso dalla tasca della giacca il sudore che gocciolava dalla fronte.

Lei non riesce a farli passare come ..puliti? Mi pare di capire che abbia un particolare talento del riciclo numerico”

Hmmm..non ne sono sicuro, forse potrei farcela, ma dove li metto? Mio padre non voleva finissero in famiglia e sono deciso a mantenere la sua posizione. Non potrei mai tradirlo, ha patito troppo nel sentirsi usato come Bancomat!”

Concordo – disse Burk – Giovanni era davvero esasperato per detto motivo. Ed è comprensibile”

Potrebbe donarli a un Ente ospedaliero che si occupa di ricerca scientifica…” buttò lì l’investigatrice

Ho pensato a qualcosa di simile, resta però il fatto che io verrei fuori…invece voglio seppellire questa storia in ogni senso per non perdere la mia rispettabilità professionale..”

Dottor Redaelli, ci pensi – gli propose Rami – Il nostro Studio esiste anche per chi vuole mantenere l’anonimato in caso di forti donazioni. Ce ne occupiamo in toto noi, non illegalmente bensì glissando una fetta di burocrazia”

La mattina seguente Teresa era tornata di ottimo umore. Finalmente l’indagine aveva fatto un passo avanti. Era ancora lontana dal risolvere il caso, però i conti off shore pareva non c’entrassero con gli omicidi. Sia lei che Rami avevano avuto la sensazione che Claudio Redaelli e Burk Lange avessero detto la verità. Se il figlio di Giovanni infine avesse donato al sociale quel denaro, i due investigatori avevano convenuto di tacere con le Autorità. Senz’altro Luca la pensava come loro, comunque era presto per discuterne. Lo avevano informato a metà, giusto per fargli sospendere la estenuante trattativa con la Polizia del Lussemburgo, che proteggeva la Banca e il segreto bancario a oltranza.

La detective mise in una busta una margherita bianca presa da un vaso in ingresso, aggiunse un post- it dove aveva scritto “Grazie del bellissimo regalo” , chiuse e la consegnò a Rami, che stava andando in Centrale a Varese. “Puoi darla a Luca? Sono i ringraziamenti per la collana con cammeo”. Il suo braccio destro le schiacciò l’occhio, ripose l’involucro nella sua valigetta e uscì.

Finalmente Giorgio Martini, il neuropsichiatra che collaborava sempre alle indagini dello Studio Leone, era tornato dal congresso di cui era stato un relatore negli Stati Uniti. E quel giorno la rossa detective andò da lui nella sua splendida villa di Ranco, voleva approfondimenti su Ecate, che era paziente del luminare.

Professore – esclamò subito, appena entrata nel magnifico salone con soffitto a cassettoni, affacciato sul Lago Maggiore – ho bisogno di lei!”

Cara Teresa, spero di poterla aiutare, sono dalla parte della Giustizia – l’ottuagenario la fece accomodare in un salotto verandato, dall’arredo completamente in bambù, attiguo al principale – Mi chieda tutto!”

Si tratta ancora della sua paziente Lucilla Terzi. Sto indagando su di un triplice omicidio”e gli narrò il quadro incompleto della situazione, nonché il coinvolgimento di Ecate con Agata Pirovano

Lui, in genere tra il loquace e il logorroico, la ascoltava in silenzio, attentamente. Senza interromperla.

Mi e le domando, se la Terzi a causa della sua malattia può aver commesso un delitto, da sola o con un complice”

Martini, dopo qualche secondo di ulteriore concentrazione, scosse il capo.

Direi di no, lo escludo – rispose soppesando ogni parola – il disturbo della personalità di cui soffre non comprende aggressività e neppure violenza ai vari stadi. Di questo sono certo, ho studiato a lungo il suo caso quando la nipote mi ha chiesto di seguirla. Inoltre, consideri Teresa che la incontro ogni settimana per la terapia psichiatrica, è una donna sentimentale, che ha in mente solo amore: aiutare sua nipote Laura che adora, aiutare idealmente il mondo con le sue sia pur bizzarre veggenze..per mia esperienza, e nonostante l’altalenanza caratteriale tipica del soggetto, non riscontro in lei alcun segnale che mi faccia pensare possa essere un’assassina”

Le avrà detto qualcosa del suo stravagante lavoro…”

Sì, la fa sentire utile all’umanità. D’altronde, Teresa, stiamo parlando di una donna seriamente problematica e in cura da quando era adolescente. Pertanto il suo sentire e il suo agire vanno interpretati in relazione all’universo psicoemozionale che ha nella sua testa”

Per caso le ha accennato ad Agata Pirovano?”

Mi ha detto che le ha dato i soldi per poter andare in America a sperimentare una terapia innovativa”

E lei professore come ritiene la cura degli yankee?”

Ottima, benché non possa essere di grande aiuto alla Terzi. Per via della sua età oramai ha come sedimentato il malessere, avrebbero dovuto intervenire quando era giovane per ottenere risultati più efficaci. Comunque, meglio che niente”

Una curiosità: da lei viene con la sedia a rotelle…o cammina?”

La sedia a rotelle, Teresa, è la sua coperta di Linus…mi spiego: si sente al sicuro fingendosi disabile. Pensa di essere più rispetta, amata, protetta. Un tratto forte che manifesta chi soffre del disturbo della personalità è proprio il perenne timore di non essere presa in considerazione. Lucilla Terzi ha per così dire risolto questo suo turbamento utilizzando la carrozzina. Chiaro, si tratta di una sua illusione. Però la fa stare molto meglio. Per me è questo che conta”

D’accordo. Ma la si può definire ‘bugiarda’?”

Negli standard comuni, certamente. La mia interpretazione è che sia una persona intelligente che cerca soluzioni per convivere con la sua malattia, per poter vivere il meglio possibile. D’altronde ha fatto da mamma a una bambina, non ci sarebbe mai riuscita se non avesse aguzzato l’ingegno. E preso regolarmente le medicine che sono le sue stampelle sul terreno, s’intende”

Un’ultima cosa professore…lei sostiene che abbia trovato la sua dimensione facendo la cartomante. Non ritiene possa danneggiare le varie persone che si affidano ai suoi consulti?”

In che senso?”

Sciorinando loro un sacco di sciocchezze!”

Cara Teresa – il neuropsichiatra ridacchiò – chi va a farsi leggere le carte ascolta sempre e solo cretinate, da chiunque! Lucilla Terzi ha una sua..chiamiamola etica: non pratica magia nera, rituali vodoo o altro sulla scia. E non ha un tariffario, ognuno le dà quel che può o vuole. Da quel che mi racconta e mi ha confermato sua nipote Laura, elargisce consigli a quanti glieli domandano. Il pericolo può essere che non sia il giusto suggerimento, però questo accade normalmente nella vita di tutti i giorni se si interpellano amici, conoscenti e spesso pure cosiddetti esperti, intendo extra tarocchi. Nessuno ha la verità in tasca”

Uscita dalla villona del luminare, la detective rimuginava sulle sue parole. Lucilla Terzi in arte Ecate non poteva piacerle, malattia o meno per lei era una truffatrice. Certo nell’ ampia gamma dei reati a tinte accese il suo figurava tenue. Lo stesso Ispettore capo della Polizia di Varese aveva alzato le spalle e commentato “ Una povera demente”, dopo aver letto il suo dossier.

Si fermò un attimo a guardare i bagliori d’argento del riflesso solare sul lago, pareva danzassero. Era una giornata bellissima e leggermente ventilata, tutto intorno aveva contorni nitidi e brillanti. L’azzurro lacustre e le tante tonalità di verde della bucolica vegetazione spiccavano con tale vigorosa visibilità da parere ritoccati con Photoshop. Solo lei non riusciva ancora a far chiarezza nell’indagine. Neppure gli altri investigatori che lavoravano alacremente sul caso giorno e notte. Eppure si colpevolizzava: erano morte ben tre persone e lei era ancora lontana dalla verità. Era un suo senso di responsabilità eccessivo, Rami la prendeva in giro dicendole che aveva il complesso di Atlante, condannato da Zeus a sostenere il mondo sulle sue spalle secondo la mitologia greca. A ogni modo era fatta così, non riusciva a darsi pace finché non inchiodava il colpevole, o i colpevoli.

Salì in macchina e si avviò spedita verso la non tanto distante Brebbia. Prima di tornare in ufficio, voleva appagarsi vista e spirito nel rivedere la splendida chiesa dei Santissimi Pietro e Paolo, dichiarata Monumento Nazionale. Una imponente struttura romanica ben restaurata e conservata, la cui documentazione risale al X secolo, ma venne edificata originariamente nel V. Prima ancora, narra la leggenda, al suo posto fu eretto un altare pagano dedicato alla Dea Minerva. La scenografica bellezza spicca sin dalle mura esterne, costituite da un raffinato mix di blocchi di serizzo, granito e pietra d’Angera.

La affascinava anche la storia del nome Brebbia, la cittadina del varesotto che ospita il sito artistico e di culto: dovrebbe derivare da Brabia, ovvero premio, vittoria, cosa onorevole come pure da Plebia, plebe. Nell’antichità, infatti, le lettere P e B erano spesso confuse e talvolta un luogo veniva chiamato con due nomi dai diversi significati.

Aveva parcheggiato di lato, negli spazi comunali mentre le ballavano in testa tutte le informazioni sul luogo che stava ammirando, ancora nell’auto. Quasi non aveva sentito il bluetooh trillare e la voce automatica chiederle se accettava una telefonata da utente non registrato. Dette l’ok.

Era il concièrge dell’ Atahotel di Varese.

Per un puro caso, ho la foto della persona intravista con Davide Trotti, la notte del …suo delitto” parlò d’un fiato

La detective, scettica, abituata a chi cercava di rendersi utile ma senza riscontri effettivi, borbottò un grazie striminzito che significava lasci perdere

No dottoressa Leone, ce l’ho davvero! Le spiego – l’uomo incalzò con convinzione – ho un nipotino di nove anni che spesso, quando sono di turno la notte in hotel, sta da me perché i suoi genitori sono via, organizzano concerti jazz. Ho una stanza personale attigua al bancone della reception – le dava ogni dettaglio per risultare credibile – e quella fatidica sera il piccolo Jim era lì, credevo dormisse. Invece non aveva sonno, così si era appostato dietro la porta socchiusa e scattava foto col cellulare agli ospiti che passavano lì davanti. Tanto per far qualcosa…capisce?”

Beh sì capisco i fatti, ma non..”

Stamattina me le ha mostrate, per lui è un gioco..e ho visto anche quelle del giornalista e della misteriosa dama..le ho subito trasferite sul mio Iphone e penso le interessino. Ora gliele spedisco”

Aveva catturato il suo interesse. Pazienza per la chiesa di Brebbia, l’avrebbe visitata un’altra volta. L’investigatrice, al bivio Gemonio-Varese, svoltò sulla SP 1 verso Varese.

Arrivo subito, non me le mandi. Il mio smartphone è protetto, il suo no. Meglio essere cauti e lei così ne resta fuori”

Teresa entrò quasi di corsa nell’albergo. Il concièrge era impegnato, le indicò il suo Iphone e la stanza dove poteva ritirarsi. L’investigatrice entrò, chiuse la porta, prese dalla sua valigetta una mini chiavetta USB ed estrasse le due immagini. Poi vide che ce n’erano altre scattate dal bimbo la stessa notte, scaricò pure quelle.

Lo ringraziò e si diresse di filato nel suo studio, voleva guardarle bene con il potente ingranditore che usava per lavoro

Rami era già tornato dalla Centrale di Polizia, nessuna novità. Lo aggiornò sull’incontro con il neuropsichiatra e sulle fotografie. Si chiusero nella stanza iper tecnologica dell’ufficio, quella dove avevano pure l’apparecchiatura più sofisticata, proveniente dagli Stati Uniti, per analizzare in tempo reale il DNA.

Qui un tavolo, simile a quello da disegno tecnico degli architetti ma munito di accessi usb piccoli e grandi, occupava una parete. Teresa fece velocemente il download del materiale iconografico e accese la luce sotto al ripiano, realizzato con un particolare vetro che ingigantiva.

Iniziamo con Trotti” suggerì l’esotico investigatore e selezionò l’immagine. Il giornalista apparve in primo piano, con l’aria stanca ma non preoccupata. Non c’era qualcosa di strano su cui soffermarsi, osservarono per una decina di minuti in lungo e in largo. Poi passarono alla escort. E scoppiarono a ridere. Amplificando in quel modo, balzava evidente si trattasse di un uomo camuffato da donna. E male. Dalle calze a rete fuoriusciva la peluria e anche dal braccio destro all’altezza del polso, sia pur semicoperto da una camicia floreale. La mano, l’unica che si scorgeva sia pur di traverso, era lunga e nodosa, assolutamente maschile.

Motivo per cui i due detective trovavano buffo il personaggio. Il cui volto, purtroppo, non si poteva vedere. Era stato ripreso di lato, col viso girato dalla parte opposta dell’obbiettivo. Evidente anche indossasse una parrucca bionda a caschetto, da cui spuntava il mega orecchino rosso trovato da Teresa nella camera del giornalista.

Non è un travestito – notò Rami – sarebbe depilato, tanto per iniziare! I transex hanno molta cura dei dettagli e tentano con le azioni più basilari di assomigliare a creature femminili”

Hai ragione. Tantomeno escort, gigolò o dintorni. Nulla del genere. E’ un uomo che ha incontrato Trotti nel suo albergo, di notte, con ‘sto mascheramento. E perché?”

Domandona. Per non essere riconosciuto dallo stesso giornalista, oppure per non farsi vedere da altri? Se guardi la foto a dimensione normale probabilmente nessuno avrebbe fatto caso fosse di sesso maschile. Era pure buio”

Mhh – la detective non staccava gli occhi dall’immagine, la allungava, allargava, dilatava sperando di cogliere altri dettagli significativi – No, Trotti non era così sprovveduto da non capire che questa persona è un uomo. Per me lo sapeva. Non pensava di vedersi con una donna”

Non ne sono certo – obiettò Rami – metti si fossero dati appuntamento all’ingresso dell’hotel. Sono entrati uno dietro l’altro, davanti Trotti che faceva strada a colei che riteneva un’informatrice. Non sappiamo se hanno preso lo stesso ascensore, ma che non volessero farsi vedere insieme sembra certo dal racconto del concièrge e ora dalla sequenza fotografica. Il giornalista non ha avuto neanche il tempo di accorgersi….”

Yes! Sino a che non sono entrati in camera non aveva idea di chi fosse, tantomeno del suo sesso …hai ragione, sto seguendo il tuo filo logico….Trotti ha scoperto qualcosa…e per questo è stato ammazzato!” esclamò Teresa

Concordo, deve essere andata così. Informiamo Terenzi e sentiamo se ha qualche brillante trovata ..” Rami lo chiamò subito per aggiornarlo e gli spedì le due foto principali, le altre erano insignificanti per il loro caso. E si trovarono tutti e tre su Skype, in una improvvisata conferenza

L’ispettore Capo della Polizia di Varese propose di far pubblicare dai giornali quella del tipo vestito da donna. “Può essere un sistema per farlo uscire alla luce del sole, magari si tradisce, fa mosse false…” commentò

E se ammazza ancora?” Teresa non era d’accordo

Semmai scappa..con addosso gli occhi di tutti non si può sentire libero di uccidere ancora travestendosi!”

Luca, secondo me è lui il nostro killer, ha ammazzato tutti e tre. Lo ritengo pertanto molto pericoloso. Non possiamo correre il rischio di un quarto morto”

Però non abbiamo ancora stabilito il nesso degli assassinii. Giovanni Redaelli, Davide Trotti e Lorella Cunardi se facessero parte di una serie, come tu ritieni, potrebbero non essere gli unici nel mirino”

Teresa, diffondere o meno l’immagine, in questa ipotesi, non cambierebbe il suo piano criminale, andrebbe avanti comunque per placare la sua sete di sangue “ ribattè il poliziotto

Oppure – intervenne Rami – ha freddato il giornalista solo perché stava scavando in sua direzione, non come parte della strategia omicida. Questo non cambia il nostro disorientamento per il movente, Redaelli e la Cunardi giusto si salutavano in quanto vicini di casa, non avevano nulla da spartire”

Inoltre – continuò Terenzi – l’uomo della foto potrebbe essere stato assoldato da qualcuno e ora trovarsi chissà dove…allora, come ritenete di procedere?”

Aspettiamo prima di dare l’immagine in pasto al pubblico – propose la rossa investigatrice – intanto vorrei far verificare se esistono parenti in vita dell’ex uomo della Pirovano, quel mezzo delinquente accoltellato anni fa. In Centrale c’è il fascicolo con tutti i riferimenti di Attilio Contini. E’ una pista che ancora non abbiamo battuto”

D’accordo – l’ispettore si rendeva conto che giacevano nello stallo e potevano rischiare di commettere autogoal pur di ravvivare il loffio scenario – tentar non nuoce, metto subito sotto un paio dei miei agenti“

. continua 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.