Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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Quarto giallo, terzo capitolo

Ciao a tutti, il quarto capitolo di Quarto giallo (sul Verbano lombardo)  sarà on line lunedì 21 gennaio. Buona lettura e un fantastico week end! 

Capitolo III

Il Sacro Monte di Varese fa parte del gruppo dei nove Sacri Monti prealpini di Piemonte e Lombardia, inseriti nel 2003 dall’UNESCO nella lista del Patrimonio dell’Umanità. Il suggestivo percorso a piedi, o meglio senza prendere la funicolare, si snoda lungo un acciottolato di un paio di chilometri con ben 14 cappelle: il tutto inserito nell’affascinante comprensorio del Parco Naturale Campo dei Fiori. Teresa stava raccontando a Rami di quanto aveva letto in una guida locale e che ancora non era riuscita ad andare, le occorreva almeno mezza giornata di tempo, forse una intera per assaporare con tranquillità quel tragitto tra il mistico e il naturalistico.
“Vai adesso, hai bisogno di un po’ di distrazione. Ci penso io alla Pirovano” le suggerì il suo braccio destro
“Preferisco esserci. Non mi godrei appieno la gitarella con in testa tanti punti interrogativi che saltellano qua e là. Redaelli è morto da una settimana e ancora brancoliamo nel buio, zero appigli”
“Credo di capirti – convenne Rami, elegantissimo in un cardigan di cashmere giallo girasole su polo in tinta che esaltava la sua pelle color cioccolata – anch’io in questo momento ho solo in mente di scovare una traccia per poter sviluppare l’indagine. Comunque oggi sono super carico, le farò sputare qualcosa di utile a costo di tenerla qui sino a mezzanotte..eccola, sta arrivando”

In effetti l’esotico investigatore, nato a Tunisi e in seguito diventato cittadino italiano, la serrò in una morsa di ferro. Teresa, seduta in una poltroncina laterale, osservava la scena come fosse un film. Il videoregistratore spy al polso riprendeva senza che la donna se ne accorgesse
“Lei è la principale sospettata – esordì lui senza mezzi termini – cosa ha da dire in proposito?”
“Ioooo??Ma cosa sta dicendooo? Cosa ho fatto?” squittì, irritata e contrariata
“ E’ lei la persona ad avere maggior interesse nella morte di suo marito. Per esempio, conosciamo la situazione finanziaria dell’azienda e la sua volontà di venderla subito, prima che si svalutasse troppo. Invece suo marito non era d’accordo e stava…”
“Una sciocchezza generata dalla sua vanità di uomo d’affari – lo interruppe con veemenza – non sarebbe servita a risollevare la situazione”
“Lei è un’esperta di economia e finanza?” la apostrofò Rami, lanciandole un’occhiata di fuoco
“No, io no. Ma ho chi mi consiglia bene”
“ Noi – continuò con decisione il detective – abbiamo la relazione aziendale completa firmata da Claudio Redaelli, figlio della vittima come pure commercialista che, in base alle nostre verifiche, gode di stima professionale, Ci faccia avere quella del suo esperto, così le confrontiamo”
“E sono sospettata di omicidio solo per questo?” buttò fuori con superficiale disinvoltura, abbozzando un sorrisetto
Pure Rami cambiò tono e argomento
“Mi piacerebbe sapere per quali motivi lei non andava d’accordo con i figli di suo marito”
“Senta, a lei piacciono tutte le persone che è costretto a frequentare? Mi fa una domanda assurda – gracchiò
L’investigatore batté un pugno sul tavolo di legno, forte. Balzò in piedi e andò avanti a parlare puntando l’indice verso la donna
“Risponda alla mia domanda assurda! – urlò – non si rende conto che possiamo rinchiuderla in carcere in via cautelativa? Il suo alibi non esclude l’esistenza di un complice!”

La Pirovano si smontò come neve al sole. Letteralmente squagliata. Non era in una botte di ferro, come evidentemente presumeva. Si mise a giocherellare con la tracolla della sua borsa di vernice rossa, appesa alla sedia.
“Entrambi non volevano che il padre mi sposasse – ora, metaforicamente disarmata, si era trasformata in una mite signora settantenne – perché non sono al loro livello. Io provengo da una famiglia contadina, ho faticato molto per vivere. Infine, sono stata assunta come segretaria alla Tertiflex, l’azienda di mio marito, avevo falsificato il mio curriculum. Ma questo non lo sa nessuno. Giovanni era vedovo e io single, tra noi è nata una simpatia. Un paio di anni dopo abbiamo invitato a cena i suoi figli e suo nipote per annunciare che ci saremmo sposati – fece una lunga pausa prima di riprendere il racconto. Sembrava sincera. Andò avanti: “ Lei non può credere alla sceneggiata che hanno improvvisato…Tecla piangeva dicendo mille scemenze tra cui che non era bello in memoria di sua madre, Claudio dava dell’avventato a suo padre, il marito di Tecla sosteneva di far passare del tempo prima delle nozze e persino quel piccolo intrigante moccioso, Ludovico, consigliava a suo nonno prudenza”
“Se ho ben realizzato, suggerivano ognuno a suo modo di non sposarsi in fretta, bensì di rifletterci. Nulla contro di lei” notò Rami
“No, non è andata così…Giovanni naturalmente difendeva la sua scelta, era irremovibile. Allora hanno iniziato ad accanirsi contro di me, sa, la segretaria che sposa il principale per interesse…”
“Per lei invece era un matrimonio d’amore?” l’investigatore lanciò il siluro
“Sì – lei non si tirò indietro – Ammetto che i soldi di Giovanni facevano parte del pacchetto sentimenti, per una di umili origini come me penso sia normale. Ma noi due stavamo benissimo insieme, il nostro era un rapporto importante, intenso”

A quel punto Teresa, che non si era persa una sillaba dalla sua posizione defilata, entrò in gioco.
“Signora Pirovano, quel figlio indesiderato che di recente abbiamo rintracciato per lei, fa parte in qualche modo di una storia collegata all’omicidio di suo marito?”
Visibilmente stupita, la donna deglutì. “..no, glielo giuro!”
“Mi perdoni – la detective preferiva usare un mood tra il lieve e il diplomatico – ma non credo nelle coincidenze quando c’è di mezzo un morto. Lei gli ha poi spedito quella lettera di cui parlavamo?”
“Sì, due righe subito, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno!” aprì di fretta la borsa, estrasse il portafoglio e le mostrò il foglietto postale dell’avvenuta spedizione.
“D’accordo. L’avevo vista troppo preoccupata e in fibrillazione quel giorno, mi stavo domandando il motivo…se non sono indiscreta”
Agata aveva abbassato gli occhi. Per la prima volta da quando era entrata nello studio appariva in difficoltà.
Infine borbottò: “ E’ il frutto del peccato, una disgrazia..porta sfortuna..e vede cosa è successo, Giovanni è stato ucciso”

Teresa aveva bisogno di aria fresca, non solo per il pestilenziale profumo della Pirovano che era rimasto impregnato in studio. E pure di muoversi un po’. Il modo per lei migliore di mettere insieme i primi piccoli, micro tasselli del puzzle criminale era una passeggiata nella natura. Calzò le sneaker blu, lasciò Rami al computer, stava verificando le informazioni rilasciate dagli intervistati. E si diresse con la sua Chrisler Touring blu a Ispra.
Il luogo del delitto, dopo l’intervento del magistrato e della scientifica, era tornato un anonimo spiazzo della cittadina lacustre.
Seguì le indicazioni per il Relais, oltrepassò l’ingresso e percorse la strada asfaltata sino alla fine. Parcheggiò e si incamminò verso la zona definita “ Le fornaci di Ispra”.
Aveva letto che la produzione di calce, in numerose zone della costa lombarda del lago Maggiore, ha origini molto antiche: pare sia iniziata nel basso Medioevo. Le pareti ricche di pietra calcarea e la possibilità di una comoda via di comunicazione costituita dalle acque del Verbano prima, del Ticino e dei Navigli poi (con le importanti piazze di smercio di Milano e Pavia), furono i motivi principali di un’attività commerciale locale, a lungo florida.
Attualmente alcune fornaci sono state restaurate e troneggiano in una splendida area lacustre, colorata dall’azzurro-blu del lago e il lussureggiante verde della vegetazione. Nella caletta, che si potrebbe definire spiaggia, quel giorno luminoso di fine maggio non c’era nessuno. La detective respirò a pieni polmoni la leggera brezza e si sedette su di una grossa pietra.
C’era qualcosa, nella narrazione di Agata, che non le quadrava. La riascoltò con l’auricolare, registrata nel suo spy watch. Però ancora non colse il particolare stonato, che si agitava informe nel turbinio dei suoi pensieri. La donna era sembrata sincera. Il metodo investigativo strong del suo brillante braccio destro, ben diverso dal suo, aveva funzionato in pieno.
In pratica la Pirovano era stata accolta molto male dai parenti del futuro marito, se l’era legata al dito, aveva reagito e per questo non c’erano mai stati buoni rapporti tra loro. Anzi, si era instaurato un clima teso, contornato da piccole e grandi reciproche vendette. Niente di più logico nella illogica, perversa, perenne contorsione della psiche umana.
Lo squillo dello smartphone interruppe il suo tentativo mentale di riordinare le parole in pragmatiche caselle.
Le piaceva cambiare spesso musica e di recente aveva scaricato la APP Musica Classica Suoneria e scelto la Toccata e Fuga in D Minore di Bach.
Era l’agente speciale Nino Salemi, con il suo tipico tono spiccio da uomo d’azione
“Teresa, la Pirovano va ogni giorno da una fatucchiera. Io continuo a pedinarla, tu prendi nota dell’indirizzo e vai a parlare alla strega, sono certo sappia parecchio”
“Ok. Dove sei ora?”
“In un bosco, mimetizzato, davanti alla casa di tale Ecate. Anche oggi la moglie di Giovanni Redaelli è da lei”

La detective lasciò a malincuore la postazione idilliaca per raggiungere la sua auto. Digitò sul GPS le coordinate e si diresse verso Leggiuno, seguendo la voce automatica che la guidava. Svoltò al cartello che indicava l’Eremo di Santa Caterina del Sasso e circa settecento metri dopo si fermò di lato alla strada principale. Un cartello recitava “Proprietà Privata” all’inizio di una stradina campestre e il navigatore le segnalava fosse la via richiesta.
Parcheggiò più avanti in una rientranza sterrata e cercò su Internet il nome Ecate, le rammentava qualcosa relativo ai suoi studi al liceo classico, ma in quel momento non ricordava esattamente chi fosse.
Sullo schermo del tablet comparve questa spiegazione: Ecate è un personaggio femminile di origine pre-indoeuropea, poi ripreso nella mitologia greca e romana e anche nelle stesse antiche religioni. Ecate regnava sui demoni malvagi, sulla notte, sui fantasmi, sulla luna e la necromanzia. Definita Regina degli spettri, era una divinità della magia.
Accipicchia, pensò, si prende parecchio sul serio questa tizia. E si inoltrò a piedi lungo il curvilineo vialetto boschivo, con un folto intreccio di alberi, un soffitto naturale così denso da mascherare la luce. Scorse in lontananza una casetta prefabbricata in legno, tipo chalet. Davanti erano parcheggiate due macchine, la Toyota Yaris era di Agata.
La detective spense ogni dispositivo digitale e, con passo felpato, si accovacciò dietro a una quercia secolare, dal tronco largo e spesso, diagonale all’abitazione, per non essere vista. Non aveva idea di dove si fosse nascosto l’agente Salemi. Attese per oltre mezz’ora prima che la Pirovano uscisse e se ne andasse, a bordo della sua auto. Per precauzione, aspettò ancora per una decina minuti. Infine arrivò davanti alla porta e suonò il campanello.
Aprì una graziosa donna sulla cinquantina, esile, solare, con capelli tinti di nero pece, su sedia a rotelle.
“Desidera?” chiese gentilmente
Teresa aveva pensato che la carta migliore da giocare in quel caso fosse dire la verità.
Tirò fuori il tesserino di consulente della Polizia di Stato, glielo mostrò e disse:” Avrei bisogno di parlare con lei, è in corso un’indagine per omicidio”
La padrona di casa annuì, le fece cenno di entrare e richiuse la porta alle loro spalle.

L’investigatrice si trovò in un ambiente folkloristico odoroso di incenso e illuminato da almeno una ventina di candele, posizionate nei candelabri di ottone. Le pareti drappeggiate con stoffe arancione, decine di statuette tra i libri di esoterismo in bella mostra sugli scaffali, un’ampia scrivania angolare con appoggiati una sfera di cristallo, mazzi di tarocchi sparpagliati, pietre multicolor.
Senza darle il tempo di aprire bocca, la ritualista spiegò: “ Vede, Il termine magia proviene dall’antico greco e indica una tecnica che si prefigge lo scopo di influenzare gli eventi e di dominare con la volontà i fenomeni fisici e l’essere umano, a tale fine può servirsi di gesti, atti, formule verbali o di rituali appropriati. Io sono Ecate, una consulente spirituale che aiuta le persone a star bene, riappropriandosi di se stesse”
“Una bella missione, se portata avanti con onestà” osservò l’investigatrice guardandosi in giro con il massimo scetticismo
“Sì cara, è lo scopo della mia vita. Da anni sono bloccata, la SLA ha vinto sul mio corpo, purtroppo non posso più camminare. Ma lo spirito mi sostiene!” e alzò enfaticamente le braccia al cielo
“Senta Ecate, un informatore della Polizia ci ha detto che è sua cliente la signora Agata Pirovano. Può confermarmelo?”
Teresa, seduta sulla sedia con le gambe accavallate, manteneva un self control impeccabile.
“Certo, ma ..non tenga le gambe in quella posizione, a quest’ora potrebbero richiamare gli spiriti maligni”
L’investigatrice, come nulla fosse, si ricompose.
“Agata viene spesso da me, ha molta fiducia nelle mie capacità terapeutiche. Posso offrirle un thè alla menta?”
“No grazie – Teresa non si fidava degli intrugli che avrebbe potuto propinarle – ma per che genere di problemi si rivolge a lei? ”
“Oh sì, povero Giovanni, che brutta storia….vuole non comprenda? – esclamò passandosi le lunghe mani sulla nerissima chioma – Dunque, mi faccia rammentare…Agata è mia cliente almeno da una decina di anni. Era molto preoccupata perché doveva sposarsi, non si sentiva all’altezza della situazione e i parenti di Giovanni non la accettavano. E’ iniziata così”
L’investigatrice, prima di continuare, le chiese:
“Ma lei vive qui da sola?”
“Oh no, questo è il mio studio! Di là – e indicò oltre un drappeggio – c’è la casa. Abito con mia nipote Laura, la figlia di mio fratello: lui vive per affari a Chicago e lei è molto legata a me, ha scelto di fermarsi a Leggiuno per darmi una mano. Sa, sua madre è mancata poco dopo il parto…”
“E lavora con lei?”
“No no, il mio è un dono! – e alzò occhi e braccia – Laura è una professoressa di lettere al liceo classico, insegna a Varese”
“ Capisco. Tornando ad Agata, lei nel tempo cosa ha fatto per aiutarla?”
“Consultavo i tarocchi e, in base al responso, le suggerivo come comportarsi nelle diverse situazioni”
“Una sorta di guida esoterica?”
“Sì, sono diventata la sua consulente”
“Anche per le questioni dell’azienda del marito? E’ stata lei a consigliarle di farla vendere subito?”
“Naturalmente!”
L’investigatrice, impassibile, proseguì: “ Ma lei si intende di economia aziendale?”
“Sa, io mi intendo di flussi energetici universali e uso il buon senso. Giovanni era terminale, aveva forse un paio di mesi di vita. Non avrebbe fatto in tempo a riassestare l’attività..”
“Come…- Teresa intervenne decisa – terminale? L’ha visto nelle sue carte divinatorie?”
“Dapprima sì, i tarocchi sono infallibili cara detective! Comunque anche la scienza aveva tracciato il suo inoppugnabile verdetto, Giovanni era in cura all’ospedale di Varese, oncologia. Il professore di riferimento si chiama Celotti, chirurgo Gualtiero Celotti. L’ha aperto e richiuso, troppo tardi: il cancro era oramai esteso ovunque”
“E quando è successo?”
“ A gennaio. Ipotizzavano ancora sei/nove mesi di vita. Visto che non c’era più nulla da fare, gli avevano somministrato una terapia anti-dolorifica a base di morfina. Per poi aumentare la dose quando sarebbe stato necessario, per non farlo soffrire”
“Ma..moglie a parte, gli altri suoi parenti ne erano al corrente?”
“No. Giovanni non aveva voluto informarli della sua salute, sia per una forma di orgoglio, sa, “finchè sono vivo, tutti devono trattarmi da vivo”, sia per starsene tranquillo. Temeva infatti sarebbe venuti fuori altri pesanti scontri con Agata”
Prima di accomiatarsi, Teresa le fece presente che non avrebbe allertato la Guardia di Finanza per l’attività che svolgeva, non faticava a credere fosse tutto in nero. Al momento però aveva necessità di risolvere un omicidio, quindi preferì patteggiare con Ecate: aveva bisogno di molte altre informazioni ed era certa che lei potesse dargliele. In futuro avrebbe valutato il da farsi per l’evasione fiscale, che comunque di solito utilizzava come braccio di ferro, non era di sua competenza. Non tutti o quasi nessuno lo sapeva, quindi Teresa giocava sull’equivoco che rappresentava per la sua attività un ottimo strumento di scambio. La sensitiva infatti accettò di buon grado e si dichiarò disponibilissima. L’investigatrice lasciò sulla strana scrivania il suo biglietto da visita e uscì velocemente.

Raggiunse la sua macchina e. rompendo ogni indugio sulla salute di Tecla, si diresse verso Brebbia, all’agriturismo il Pivione. La figlia del fu Giovanni era proprietaria della verde struttura ricettiva, adagiata nel dolce sali-scendi collinare della zona. Mentre guidava, telefonò col blutooh a Rami per aggiornarlo e chiedergli di fare qualche ricerca. Gli spedì il file con la registrazione del suo dialogo con Ecate e poi chiamò per lo stesso motivo Luca Terenzi.
La fattoria, con cucina a chilometro zero e l’area con gli hangar per l’equitazione, si trovava in un’area boschiva sopraelevata alla provinciale, indicata da cartelli segnaletici. Un tuffo nella natura che le piacque parecchio. Lasciò l’auto lungo la strada asfaltata e si diresse a piedi all’interno del comprensorio agricolo. Le venne incontro Ludovico, che aveva appena salutato un cliente dopo una passeggiata a cavallo.
“Sono contento di vederla!” esordì il ragazzo togliendosi il cap
“Meno male – rispose sorniona la detective – vorrei parlare con sua madre, non si preoccupi, sarò delicatissima”
“Sicuro, è nel suo appartamento con Enrico…sa, il suo fidanzato. Mi segua, la accompagno”
Le fece strada lungo la tenuta campestre. Teresa colse l’occasione per domandargli, ben sapendo che il giovane aveva idee su tutto e su tutti :”E’ contento che sua mamma abbia un nuovo compagno? Le piace?”
“Mah – borbottò lui – mi sembra una brava persona, però i miei genitori sono ancora innamorati, non so cosa succederà di lui in futuro..”
Arrivarono davanti a una bassa costruzione di mattoni dipinta di rosa, con ampio porticato in legno. Poco distante ce n’erano altre tre più o meno simili. E dietro agli ingressi, troneggiava il bosco
“Sono i nostri appartamenti, a tutta privacy – spiegò il ragazzo – io sto in quello “ e le indicò una casetta a un’ottantina di metri
Ludovico suonò il campanello e disse a voce alta: “ Mamma sono io, apri”
Si stagliò invece sulla porta un biondino con i baffi e l’aria mite. Portava degli eleganti occhiali da vista cerchiati di tartaruga e nel complesso era un bel tipo.
“Ciao Enrico, possiamo entrare un attimo? Lei è la dottoressa Teresa Leone, la detective che sta lavorando con la Polizia”
L’uomo sorrise e si scostò per farli passare
Tecla era seduta su di divano a grandi fiori sul fucsia e stava creando un centrino bianco di pizzo all’uncinetto.
“Si accomodi, posso offrirle qualcosa? Sto rilassandomi con i miei hobby preferiti, la maglia e il crochet “
“No grazie, avrei bisogno di parlare con lei. Se la sente?”
“E perché no? Mi dica pure” e le fece segno di sedersi vicino a lei, sul sofà. L’investigatrice dalla folta chioma rossa accolse l’invito. Enrico e Ludovico presero due sedie e si misero davanti a loro, una precauzione protettiva
“ Abbiamo saputo che suo padre non ha fatto il testamento – iniziò con il maggior tatto possibile – e mi chiedevo lei cosa ne pensa”
“Sa, non ci ho proprio pensato. Si occuperà Claudio con il suo avvocato di questo aspetto”
“Intendevo..so che era molto legata a suo papà…le spiace che non le abbia lasciato qualcosa?”
Tecla alzò le spalle. “A dire il vero non mi interessa, vorrei fosse …fosse ancora vivo.. e poi come poteva sapere che sarebbe…che sarebbe morto all’improvviso, in quel modo atroce?” sussultò trattenendo le lacrime. Enrico si alzò prontamente e la abbracciò con tenerezza
“ Capisco…a lei quindi non risultava fosse malato?”
“No, aveva qualche acciacco alla schiena per via dell’osteoporosi.. ”
“Un’ultima domanda, non intendo affaticarla. Mi chiedo quale sia il vero motivo di tanta antipatia iniziale verso Agata. Intendo prima che si sposassero, quando ancora non la conoscevate”
“Beh, in effetti una ragione c’è – la donna si lasciò scivolare all’indietro e appoggiò la testa sul cuscino della spalliera – prima di iniziare la relazione con papà, Agata stava con un balordo, pregiudicato per furto e traffico di armi e che faceva uso di stupefacenti – si fermò un attimo, poi proseguì – Claudio aveva fatto fare una ricerca da un suo amico di Milano, investigatore privato”
“Mamma! – esclamò Ludovico con stupore – questa è nuova! “
“Non lo abbiamo mai detto a nessuno, a parte a tuo padre – gli lanciò un sorriso che voleva essere materno – Ma non è finita. L’uomo di Agata è stato trovato morto, accoltellato in una specie di baracca dove viveva, sopra a Cittiglio. Il caso è stato archiviato quasi subito per mancanza di prove, però l’ispettore capo della polizia di Varese, ai tempi non lo stesso di oggi, era certo fosse stata lei..perché, se ben ricordo i dettagli, non aveva un alibi e poco dopo l’omicidio si era comprata un’auto nuova ed era andata a vivere in un bell’appartamento. Il movente, insomma, era il denaro. All’epoca la Pirovano faceva le pulizie in un albergo dove le avevano dato una camera, conduceva una vita molto modesta..”
“Non abitava col suo …uomo?” chiese Teresa
“Guardi, credo non fossero più una coppia da un po’, però erano rimasti legati, si frequentavano ancora pare per complicità in truffe e varie attività illegali per far quattrini…”
“Accidenti, mamma!” Ludovico balzò in piedi molto coinvolto – è una storia da thriller! Ma perché non l’avete mai detto al nonno?”
“Appunto, non c’erano prove! E lui..un decisionista, avrebbe difeso la sua scelta, o meglio l’avrebbe difesa, accusandoci di diffamarla, si voler gettare fango su di lei. Abbiamo tentato in altri modi di dissuaderlo..purtroppo invano”
Teresa si alzò per andarsene.
“Se le può essere utile – aggiunse Tecla – ho una copia della relazione fatta dall’investigatore milanese. Il resto lo trova nell’archivio della Polizia”
Teresa annuì pensierosa, tanti mini tasselli frullavano nella sua mente alla ricerca di una collocazione a incastro, il puzzle che ogni volta tentava di comporre per arrivare al grande quadro della verità

 continua 

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