Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – I capitolo

Capitolo I

Quel cielo color carta marmorizzata sul celeste-violaceo, con vaghi sprazzi biancolatte, pareva un trompe l’oeil e la stava distogliendo un po’ dal nervosismo. Lo ammirava dalla scenica area terrazzata del Lido di Monvalle. Non tutti sapevano che il bar all’interno del camping, separato dai bungalow dei villeggianti, era aperto al pubblico. Da quando l’aveva scoperto era diventato uno dei suoi rifugi preferiti sulla splendida sponda lombarda del Verbano. Affacciata direttamente sul lago, in una posizione da cui la costa piemontese pareva vicinissima, l’insenatura accoglieva un avamposto caleidoscopico, di forte impatto sensoriale. Le piaceva ogni tanto immergersi in quell’atmosfera lacustre naturale, far scivolare la mente sulla miriade di sfumature circostanti dell’azzurro e del verde, increspate dai raggi di luce e di sole. La rilassava e, nello stesso tempo, riempiva di energie positive. Ne sentiva proprio il bisogno.

Non aveva voglia di rivedere la donna artefatta e spinosa che si era rivolta a lei per una ragione penosa. Ma il suo braccio destro, Rami, era già impegnato in altre vicende. Toccava a lei, che comunque l’aveva accolta tra i clienti dell’agenzia Leone.

Ma quel giorno era già stressata da quanto le aveva fatto recapitare il suo innamorato, l’ispettore Luca Terenzi: la stampa artistica del quadro di Henri Matisse Nudo in Blu. In passato le aveva regalato La Parisienne di Renoir, raffinata dama completamente vestita di blu: un omaggio a lei, che si abbigliava in ogni stagione completamente di blu, per non perder tempo ad abbinare colori e accessori. Ma quell’immagine femminile nuda, sia pur elegantemente stilizzata, era stata un vero e proprio colpo basso per il suo sistema neurovegetativo.

Teresa era vergine. Non era mai stata con un uomo in vita sua, a causa di un’infanzia drammatica che l’aveva sigillata in se stessa per non soffrire.

Luca non lo sapeva, la corteggiava come un ultra cinquantenne single fa il filo a una più o meno coetanea. Ignaro del segreto che l’investigatrice ben celava con la sua grinta disinvolta. Con lui invece si sentiva semplicemente una donna, a sua volta non indifferente alle avances, fragile e vulnerabile. Non pronta, però, a ricambiare, o meglio, a buttarsi tra le sue braccia.

E ora sarebbe dovuta correre in ufficio, a Gemonio, per l’appuntamento con una tipaccia odiosa, tanto per disturbarla ulteriormente. Cercò di respirare con la tecnica del training autogeno per smaltire il sobollio interiore. E poi si rifugiò in un aforisma consolatorio di Paulo Coelho, Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia e le balzò in mente pure una grande verità terapeutica di Albert Einstein, Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità. Anche la letteratura l’aveva sempre aiutata, tranquillizzata, galvanizzata.

Quel saper dare una spiegazione a tutto, fatti e sensazioni, riusciva a colmare i suoi momenti di cedimento emotivo-psicologico. Certo, da appassionata di whisky corroborante non avrebbe disdegnato un doppio senza ghiaccio in quel momento, ma durante il lavoro si era imposta la massima lucidità.

Si ravviò la folta chioma rossa, respirò un paio di volte in profondità e poi lasciò la sua oasi per affrontare la realtà.

Arrivata in studio, disse con l’interfono a Fabrizia, la giovane segretaria, di far entrare la cliente.

Che arrancò a grandi falcate, inguainata in pantaloni attillati in pelle nera e si piazzò senza salutare sulla poltroncina di fronte alla sua scrivania.

Ha novità per me?” chiese brusca e perentoria

Sì, certo – Teresa si calò prontamente nei panni della detective e non fece caso allo spiacevole personaggio da soap opera – è tutto in questo dossier, senza foto come lei mi aveva chiesto” e glielo porse

Sicuro, non voglio neanche sapere che faccia ha! E senta, può farmi lei una sintesi?” domandò aspra, aprendo distrattamente la cartelletta

L’autore della lettera che ha ricevuto è proprio suo figlio, si chiama Valerio Germini, residente a Senigallia e proprietario di un campeggio: le generalità che le ha fornito nella lettera sono corrette. La mia collega, che ha seguito direttamente il caso ad Ancona, è riuscita a fare un raffronto del vostro DNA, tra il suo capello e la saliva dell’uomo, che ha incontrato con una scusa in un bar per un caffè. Dai residui sulla tazzina.”

Cazzo, questa non ci voleva” sbottò la settantenne ultrarifatta, corta chioma biondo platino, truccatissima. Un tipo femminile da rivista patinata seriale

Beh, non la prenda così! Lei non ha alcun obbligo nei suoi confronti! “ argomentò Teresa – lui le ha scritto che vorrebbe incontrarla, se non le va …non lo faccia!”

Non ho proprio alcun intenzione di vederlo! Mi ricorda il momento più triste e doloroso della mia vita – sospirò e adesso aveva un tono quasi umano – sono stata violentata, capisce? Stuprata una sera da uno sconosciuto. Si figuri, allora non esisteva l’aborto legale…e nove mesi dopo è nato…quel bambino. La mia famiglia l’ha portato alle suore di Varese perché lo dessero in adozione. E per fortuna non ne ho mai più saputo nulla. Sino a quando mi ha scritto che vuole conoscermi..dopo quasi 45 anni, cosa mai gli è venuto in mente?”

Mi spiace davvero, è una gran brutta storia, però tanti figli adottivi a un certo punto della vita desiderano conoscere i genitori biologici..diciamo sia naturale!”

Beh, io non voglio. Secondo lei cosa devo fare adesso per togliermelo di torno?” buttò fuori con durezza

La cosa più semplice: gli risponda che per motivi suoi personalissimi non desidera conoscerlo”

Secondo lei in questo modo me ne libero?”

Diciamo che se ne è già liberata…così facendo evita che la ricontatti”

Ah certo, certo…e lui sa di essere stato… malauguratamente partorito da me?”

Ma no signora Pirovano, è lei la cliente del mio studio. Noi abbiamo svolto gli accertamenti che ci ha chiesto con la massima riservatezza, senza che lui lo sapesse. Se ne è a conoscenza per altre vie, questo esula completamente dal nostro lavoro di investigatori”

La donna trasse un soffio di sollievo. Poi aprì una enorme borsa di coccodrillo verde, prese il libretto degli assegni, una penna nera Montblanc, lo compilò e porse a Teresa.

No, non a me, lo dia alla segretaria, così le fa la fattura” la detective si alzò per accompagnarla alla porta. Non ne poteva più, anche se manteneva bene l’autocontrollo non vedeva l’ora se ne andasse.

Non dimentichi il dossier sulla mia scrivania”, suggerì la detective ammiccando alla cartelletta

Invece voglio proprio dimenticarlo, se lo tenga lei per ricordo” e così dicendo uscì spedita.

L’investigatrice, una volta sola, aprì la porta finestra che dava sul giardino e uscì. Aveva bisogno di aria, sia per l’odore nauseabondo di profumo di cui era rimasta impregnata la stanza, sia per l’antipatia verso quella persona afosa.

Lo squillo dello smartphone, appena riacceso, la avvisò che c’erano delle chiamate. Ben due erano di Rami. Lo contattò subito, il suo braccio destro doveva avere un motivo più che valido, il patto tra loro era di un paio di chiamate solo per emergenze.

Terry, sono alla Centrale di Polizia di Varese. E’ stato ucciso praticamente di lato ai miei occhi un imprenditore, è già sul posto la scientifica”

Ucciso come? E sei tu l’unico testimone?”

Travolto da un’auto con targa oscurata. Ho scattato delle pessime foto mentre chiamavo ambulanza e Terenzi in contemporanea..sì, sono l’unico testimone ma ho visto davvero ben poco: stavo parcheggiando la macchina, facevo manovra e in quel momento non passava nessuno”

Dove è accaduto?”la detective, mentre parlava, stava già prendendo la sua valigetta per raggiungerlo

A Ispra, vicino all’imbarcadero. Stanno arrivando qui i figli…e stiamo rintracciando la moglie”

Dieci minuti e sono da voi”

Ogni volta che Teresa varcava il portone della Centrale, dopo la focosa di richiesta di matrimonio dell’ispettore capo Luca Terenzi, si sentiva un po’ inquieta. Non aveva proprio idea di come gestire la situazione personale con lui, perché a cinquant’anni era vergine e mai aveva avuto relazioni sentimentali.

Per la prima volta un uomo toccava una parte di lei, ma talmente chiusa, blindata in un una strenua difesa dai sentimenti da non sbloccarla. D’altronde Teresa aveva vissuto un’infanzia drammatica: suo padre si era suicidato buttandosi dal solarium della loro villa pugliese. E trascinando nel vuoto anche la moglie. In un sol colpo, a 7 anni, aveva perso i genitori senza capire perché. E soprattutto, domandandosi ogni giorno se sua mamma avrebbe voluto morire in quel modo e lasciarla sola. Lei e suo fratello Rodolfo, cinque anni più grande, erano comunque stati subito accolti affettuosamente dalla nonna materna, purtroppo malata di cuore. In un paio di anni era mancata. Erano iniziate così tante tristi trafile tra assistenti sociali e orfanotrofi finché Rodolfo, diventato maggiorenne, aveva chiesto aiuto a un lontano zio avvocato per ottenere l’affido della sorella. Ci era riuscito, così si era preso cura di lei in ogni senso.

L’investigatrice venne accolta nel tetro palazzone dal sergente Nunzio Gasparri, che la portò nella stanza attigua a quella degli interrogatori con specchio unidirezionale, in modo da poter seguire l’incontro senza che le varie persone ne fossero al corrente. Rami era già lì, seduto in bilico sulla sedia, teso.

E’ appena arrivata la figlia del morto – le sussurrò – Tecla Redaelli”

Luca Terenzi, con il maggior tatto possibile, la stava informando della tragica fine del padre, attualmente all’obitorio e le illustrava le formalità del caso.da espletare. La donna, sui quarantacinque, esile e dai lunghi capelli scuri, lo fissava come inebetita. Cerea e silenziosa.

Ho bisogno di sapere dove si trovava lei oggi alle 14..” Terenzi proseguiva con le domande di rito

..è..è accaduto alle 14?” bisbigliò lei

Esatto”

Io sono dunque sospettata?” farfugliò con un filo di voce

Ma no diamine, è la routine, risponda pure serena!”

..ero nel mio agriturismo, a Brebbia. Mio papà sarebbe passato a trovarmi dopo aver incontrato un cliente a Ispra”

In quel momento entrò un uomo oltre la cinquantina, affannato, capelli ritti in testa, grandi occhi fuori dalle orbite. Fece un cenno col capo a Terenzi e abbracciò Tecla con forza

Sono Claudio Readelli, suo fratello…il figlio di Giovanni…”

Luca riepilogò e seppe che lui, all’ora fatidica, si trovava a Milano per lavoro. Gli porse gli scontrini dell’autostrada e aggiunse, nervosissimo: “ Sono un commercialista, sto seguendo un fallimento per il Tribunale”

Bene, faccio fare le fotocopie e poi glieli restituisco – Terenzi chiamò Gasparri e gli diede le indicazioni. Poi continuò: “ La inevitabile domanda che devo farvi ufficialmente è se siete a conoscenza di nemici di vostro padre, qualcuno che lo avrebbe voluto far fuori…”

Tecla si era abbandonata tra le braccia del fratello. Non parlava. Claudio invece stava reagendo al dolore con una sorta di grinta rabbiosa. “Sì – gridò scostandosi dalla sorella, in piedi, agitando il pugno in aria furibondo – Agata! E’ stata lei! Lei, la lurida opportunista…”

La prego, si calmi, non vorrei potesse star male. Se vuole continuiamo domani..” intervenne l’ispettore capo

L’uomo sospirò, si ravviò i capelli biondicci e risedette, quasi a peso morto. “No, posso farcela, so controllarmi – continuò molto più pacato – Ma vede, da quando papà si è risposato con quella squallida sanguisuga da operetta di serie C, lei ha fatto di tutto per allontanarlo da noi e non solo. Posso dimostrarle, poiché mi occupo anche degli affari di mio padre, che di sua iniziativa prelevava 50 mila euro al mese per le sue così definite spesucce”

Il marito ne era a conoscenza?”

Certo, nero su bianco! Ma lei lo aveva soggiogato psicologicamente, non so poi cosa le avesse detto in proposito, comunque il prelievo è andato sempre avanti benché, negli ultimi due anni, l’azienda paterna avesse gravi problemi economici..”

Ispettore…- Tecla si inserì a fatica nel dialogo, pallida e sofferente – purtroppo non abbiamo buoni rapporti con Agata e…” in quel mentre perse i sensi, si accasciò silenziosa al suolo. Terenzi chiamò subito un’ambulanza mentre il fratello, chinatosi al volo su di lei, tentava di rianimarla con le tecniche base del pronto soccorso.

In quel momento entrò il sergente Gasparri, ignaro di cosa stava accadendo, con una donna.

Teresa ebbe un colpo e bisbigliò a Rami in un orecchio: “ Cribbio…è…è quella nostra cliente insopportabile di cui ti avevo parlato!!”

Il suo braccio destro corrugò la fronte senza staccare gli occhi dalla scena.

Sono Agata Pirovano, la moglie di Giovanni Redaelli” sentenziò altera, senza far caso alla penosa vicenda in atto

Nel giro di trenta secondi un lettighiere entrò velocemente e poi fece segno agli altri di procedere. Tecla venne adagiata sul lettino ambulante e, con la maschera a ossigeno, portata di corsa in ospedale. Claudio andò con lei.

Terenzi si ravviò i capelli e scosse il capo

Non creda a quei due – ruggì la convocata – sono bugiardi. Non importava loro nulla del padre, se non per mungere quattrini”

D’accordo, mi dica tutto quello che sa – l’ispettore era stra-abituato alle diatribe familiari, soprattutto quando moriva il maggior perno economico – A cominciare da dove si trovava alle ore 14 di oggi”

Ero da una eccellente detective privata, Teresa Leone, per motivi personali. Anzi, vorrei assoldarla perché, insieme alle Forze dell’Ordine, trovi chi ha ucciso …il mio amato coniuge ” e abbassò gli occhi in un indefinibile segno di tristezza.

Aprì la maxi shopper di coccodrillo verde, prese un kleenex e si soffiò rumorosamente il naso

La dottoressa Leone è anche consulente della Polizia di Stato, quindi lavora con la mia sezione operativa. Sicuramente sarà coinvolta nelle indagini, concordo con lei, è bravissima”

Ah, finalmente una buona notizia – esclamò la vedova aggiustandosi la chioma platinata – sa, mai vorrei che il mio Giovanni restasse tra i delitti irrisolti. Il colpevole deve pagare”

Ne stia certa, troveremo l’assassino. Ora se non le spiace ho diverse formalità da sbrigare con lei” e tirò fuori dallo scaffale diversi fogli da compilare

Teresa e Rami lasciarono la loro postazione segreta e uscirono dalla Centrale.

Tu la detesti e lei ti adora” scherzò il bell’investigatore tunisino

Già, e quella tizia mi fa persino ridere nel suo squallore, comunque chisse… il nostro unico obiettivo è scoprire chi ha fatto fuori Redaelli”

Ok, andiamo in studio” disse dirigendosi verso l’auto di Teresa

No…è inondato dal profumo di quella…della Pirovano. Mi dà la nausea, il voltastomaco, è fortissimo. Ho aperto la finestra ma ci vorrà un po’ prima che ci si riesca a stare senza disagio”

Oh ma come.. e si mise a recitare Gli uomini possono chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non possono sottrarsi al profumo. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l’amore dall’odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini – e concluse con “ tratto da Il Profumo, di Patrick Süskind , ho appena finito di leggerlo”

Mio caro Rami, non sono un’appassionata di fragranze come te! Temo però che tu pure, esperto di raffinatezze olfattive, saresti disgustato da quel tanfo che usa la Pirovano: assomiglia a un miscuglio industriale per stecchire i topi”

Lui scoppiò a ridere e concluse: “ Dai, è una bella giornata, andiamo a fare una riunione di neuroni sul lago. Propongo di dirigerci a Cerro…e in tuo onore cito Ferdinando Pessoa “ E dopotutto ci sono tante consolazioni! C’è l’alto cielo azzurro, limpido e sereno, in cui fluttuano sempre nuvole imperfette. E la brezza lieve

Wow Rami oggi sei enciclopedico! E stare all’aperto..grandiosa idea! “ esultò la detective appassionata di natura e spesso, anche da sola, lavorava col computer al Chiosco di Cerro. Un delizioso bar-ristorante tipo cottage, immerso nel verde e fronte-lago, nella baia pittoresca di Cerro, minuscola frazione di Laveno Mombello.

  • continua 

3 risposte a Quarto giallo (sul Verbano lombardo) – I capitolo

  • Come sempre avvincente e scorrevole.
    La lettura è sempre piacevole e l’idea di pubblicarlo a capitoli è semplicemente….fantastica.

  • Quelle che restano vergini ancora a cinquant’anni sono squilibrate. È contro natura. Bella la citazione da Il profumo di cui invece ho visto il film – Profumo- con Dustin Ofmann. Continuo la lettura perché si è aperto un bel casino (consentimelo) familiare e voglio vederci chiaro.

    • Ma no Albina, la mia Teresa non è squilibrata…ha vissuto un’infanzia drammatica (mamma e papà suicidi, nonna morta poco dopo, assistenti sociali…) e si è sigillata in se stessa. Per non soffrire. Questo giallo è il quarto di una serie, nei precedenti racconto la sua storia personale

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