Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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vittime del terrorismo

La comunicazione sociale racconta l’Italia

Questa la freschissima notizia, ultima della serie a dire il vero: Barbara Balzerani  ha dichiarato che fare la vittima delle BR è diventato un mestiere

Traducendo la frase in termini di comunicazione sociale, diventa: un'assassina - che ha scontato venti anni di carcere per il rapimento e l'omicidio di Aldo Moro - scrive tranquillamente romanzi, trova editore per la pubblicazione, organizzano la presentazione del libro a Firenze per il lancio. Durante l'evento - guarda caso in concomitanza con il quarantennale della tragedia nazionale targata Moro + uomini della sua scorta -   la killer, che mai si è pentita delle sue azioni sovversive,  lamenta l'esubero nazionale di celebrazioni per i tanti morti ( e i loro familiari che li ricordano), ammazzati dal suo nucleo terroristico e commenta beffarda:" Fare la vittima delle BR è diventato un mestiere"

Ora, aggiungiamo a questo rosso fatto altra nera attualità:  i vari poster di Hitler o di Mussolini, le svastiche, gli slogan,  i fondatori e gli adepti dei neomovimenti ( o partiti?) ispirati al nazifascismo o se preferite, neonazismo e neofascismo.

Cerchiamo, per quanto possibile, di far chiarezza.

Pare che in Italia (e per gli italiani) non conti "cosa abbia fatto una tal persona", bensì la popolarità, la fama, l'onore delle cronache raggiunti dalla stessa, insieme al suo cerchio magico.  Sia a livello di marketing che di mera emulazione, risulta normale che autori o registi di stragi - che importanza ha il colore? Una strage è una strage - vengano in generale ben accolti e considerati dalla società. O meglio, da una parte di essa che comunque ha un suo bel peso, basta guardare i like dei followers sui social network.

A me fa tanta tristezza.