Marina Martorana è giornalista di attualità, autrice di manuali/saggistica e consulente di comunicazione
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Archivi del mese: febbraio 2018

Social network, fake news e digital business

Della serie: basta saperlo. Nulla contro ai social network, sicuramente una comunicazione rivoluzionaria che ha aiutato non solo le aziende a farsi conoscere senza spendere capitali, ma anche persone disabili, chi è  solo, quanti hanno amici e parenti dall'altra parte del mondo. Però un fenomeno di tale portata esige un minimo di riflessione, giusto per essere consapevoli di quanto si sta vivendo. Ogni nostro like, ogni nostra condivisione, ogni nostro commento è un click che porta business a qualcuno, non certo agli ignari privati che si sollazzano a postare o a dire la loro, ma ai giganti che gestiscono il web. Per capirci, quei simpatici remake " ti ricordi di come eri un anno fa"  sono atti a far ripubblicare quella notizia. E i vari giochini tanto divertenti tipo " chi saresti stato nella tua vita precedente" idem, e via così sulla scia del continuare a produrre traffico digitale.  Le stesse fake news, di cui si parla, straparla e riparla in continuazione (anche a livello accademico), sono meri strumenti lanciati per fomentare il bizzarro traffico digitale. Vero o falso, che importanza ha se può arricchire materialmente? Peccato, soldi a parte, vadano a discapito dell'informazione e aumentino appunto la disinformazione, in un momento storico altalenante, in cui le certezze sono sempre meno. Nella confusione del presente, e nella disattenzione per i valori umani ( sempre non serva a far cassa), il dio denaro regna sovrano e offusca, sbiadisce, annienta i canoni etici di una società che si ritiene evoluta. Il progresso della tecnologia - e dei suoi mille rivoli acchiappa-quattrini - non va però di pari passo a quello del rispetto civile. E che altro dire, non sta a noi singoli individui, peraltro giocoforza più o meno succubi del sistema globale, agire per arginare la mostruosità in corso. A parer mio sarebbe velleitario, donchisciottesco pensare di erigerci da singoli a pseudo eroi, paladini della giustizia sociale. E poi ci verrebbero mal di stomaco, ulcera, malattie psicosomatiche. Non sta a noi. Ci sono fior fior di Autorità per questo. Semmai, vien da chiedersi come mai non intervengano. A noi basta sapere come stanno le cose: usiamo i social network ma evitiamo, per quanto possibile, di farci usare.

Case di tolleranza? Sì, ma per donne

Premessa: sono abbonata ad Anteprima , la newsletter di Giorgio Dell'Arti. Un ottimo lavoro giornalistico che offre non solo anticipazioni di quanto pubblicato sui media del giorno, ma soprattutto approfondimenti sui tanti aspetti dell'esistenza. Oggi mi è venuto in mente di scrivergli e pubblico la lettera anche nel mio blog.

Caro Giorgio, leggo sempre con interesse Anteprima e apprezzo la tua iniziativa di pubblicare lettere di ex signorine a Lina Merlin sino all'8 marzo. 
E' una documentazione storica. Dubito possa scuotere le coscienze. O meglio, non credo possa essere d'aiuto alla parità tra sessi. Né a una eventuale riapertura o meno delle cosiddette case di tolleranza. Chiuse o aperte, di fatto cosa cambia? Quando descritto risale agli anni Cinquanta, oggi siamo nel 2018 e la prostituzione esiste ancora, modi e stili di vita attuali...ma sostanzialmente come allora. Benché non regolamentata. 
Puttane, battone, escort : un esercito non solo di straniere disperate  ma pure di italianissime. Con relativi papponi. Per la strada, in macchina, nei motel, in appartamenti squallidi o di lusso.
Tutto questo alimenta oggettivamente l'evasione fiscale, la mancanza di reali controlli igienici tra i due ( o i tre) e quindi la possibile diffusione di malattie veneree, la sociocultura  che "la donna è merce, si può comprare".
Penso che l'unico modo per far riflettere l'opinione pubblica - e forse modificare qualche idea - sarebbe di aprire una casa di appuntamenti legale, ma per donne. Nel senso che una donna entra, sceglie l'ometto a disposizione che più la attizza, paga la sua marchetta, se lo porta in camera, fa sesso con lui.
E poi, bye bye.  
Ben diverso che doversi sorbire per una serata o per un viaggio uno gigolò, belloccio ma perlopiù imbesuito.

Social network e diffusione di ignoranza

Visto che ci sono, proseguo con un altro tipo di danno che stanno creando i social network. E' definita analfabetismo di ritorno la condizione di coloro che, pur avendo imparato a leggere e a scrivere, ne hanno perso la capacità per lunga desuetudine. Immagino infatti che almeno sino alla terza media tutti siano stati studenti, scuola dell'obbligo. Eppure tanti post contengono errori basilari di grammatica. Non intendo opinioni personali, sottolineo, ma strafalcioni linguistici. Ed essendo letti da migliaia di persone, più o molto meno acculturate, diffondono ignoranza soprattutto tra giovani e analfabeti di ritorno. Che, se leggono qual'è, poi scriveranno qual'è e non qual è. No comment sull'uso dei congiuntivi, ma pure delle declinazioni dei verbi essere e avere. Quel che mi lascia perplessa, inoltre, è quanti condividono frasi o post di altri con vistosi errori grammaticali: significa che per loro si scrive così, oppure si tratta di distrazione? Dalla mia talvolta mi capita di farlo notare chiedendo una rettifica,  perlopiù vengo bannata. Non lo faccio certo per una sorta di arroganza che non mi appartiene, nè per emulare la maestrina dalla penna rossa...bensì per un forte senso di amore per cultura, società e civiltà. Non dimentichiamo che è ben più facile sottomettere/ingannare un popolo che ignora piuttosto che darla a bere a gente istruita ( e che legge, si informa...).  Non sottovalutiamo questo aspetto, è importante per il futuro di ognuno di noi. E facciamo più attenzione a non fomentare l'analfabetismo di ritorno sui social network, please